Ue. Consiglio: ancora lontana green card europea
L'idea di una green card europea, sul modello di quella americana, che faciliti l'accesso nel mercato Ue ai lavoratori più qualificati dei Paesi terzi, "è ancora molto lontana da una possibile realizzazione": lo hanno spiegato ieri fonti diplomatiche del Consiglio Ue in vista della riunione (già a partire da stasera) dei ministri degli Interni e della Giustizia europei, nella cui agenda il tema non figura affatto.
La green card europea, o blue card, è stata proposta più volte dal vicepresidente della Commissione Ue, con delega per Giustizia, libertà e sicurezza (compresa immigrazione), Franco Frattini, ma si tratta di un'idea messa sul tavolo della discussione politica già quattro anni fa dal suo predecessore nella carica di commissario per la Giustizia e gli affari interni, il portoghese Antonio Vitorino.
"Di fatto però i ministri europei non hanno mai discusso officialmente del tema", ha spiegato una fonte diplomatica europea. "Non c'è alcun accordo in generale sulle quote di immigrati che gli Stati intendono far entrare nel loro territorio". "Ognuno decide sulla base di accordi bilaterali con Paesi terzi e le quote spesso non sono neanche comunicate a Bruxelles", ha aggiunto la fonte.
In questo quadro l'approvazione di una blue card - che implicherebbe invece quote concordate a livello europeo e libertà di spostamento dei lavoratori immigrati tra i Paesi Ue - risulta molto difficile, "in particolare sotto presidenza tedesca", visto che la Germania è tra i più strenui oppositori dell'idea, anche perché la materia è di competenza dei lander.
Ieri alcuni esperti della Commissione Ue, pur sottolineando la difficoltà di trovare un accordo tra gli Stati, hanno rilanciato i piani di Bruxelles. I dati d'altronde parlano chiaro: al momento ben oltre la metà degli emigrati più qualificati del terzo mondo si reca negli Stati Uniti o nel Canada, mentre l'87% degli immigrati che vengono in Europa hanno livelli minimi di istruzione.
La green card europea, o blue card, è stata proposta più volte dal vicepresidente della Commissione Ue, con delega per Giustizia, libertà e sicurezza (compresa immigrazione), Franco Frattini, ma si tratta di un'idea messa sul tavolo della discussione politica già quattro anni fa dal suo predecessore nella carica di commissario per la Giustizia e gli affari interni, il portoghese Antonio Vitorino.
"Di fatto però i ministri europei non hanno mai discusso officialmente del tema", ha spiegato una fonte diplomatica europea. "Non c'è alcun accordo in generale sulle quote di immigrati che gli Stati intendono far entrare nel loro territorio". "Ognuno decide sulla base di accordi bilaterali con Paesi terzi e le quote spesso non sono neanche comunicate a Bruxelles", ha aggiunto la fonte.
In questo quadro l'approvazione di una blue card - che implicherebbe invece quote concordate a livello europeo e libertà di spostamento dei lavoratori immigrati tra i Paesi Ue - risulta molto difficile, "in particolare sotto presidenza tedesca", visto che la Germania è tra i più strenui oppositori dell'idea, anche perché la materia è di competenza dei lander.
Ieri alcuni esperti della Commissione Ue, pur sottolineando la difficoltà di trovare un accordo tra gli Stati, hanno rilanciato i piani di Bruxelles. I dati d'altronde parlano chiaro: al momento ben oltre la metà degli emigrati più qualificati del terzo mondo si reca negli Stati Uniti o nel Canada, mentre l'87% degli immigrati che vengono in Europa hanno livelli minimi di istruzione.
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