Ue. Il dibattito sulle narcosale e l'esperienza di altri Paesi
A Madrid c'e' il 'Dave', un centro polivalente voluto da maggioranza e opposizione, comprensivo di mensa e posti-letto, dove non e' obbligatorio iscriversi ad un programma terapeutico; ad Amsterdam ci sono sale di 'iniezione' distinte per olandesi e stranieri e alcune sono aperte anche agli spacciatori.Ma e' Francoforte la citta' con piu' narcosale e in alcune ci sono pure il nido e la navetta per il trasporto dei consumatori ai punti di spaccio. E infine, c'e' qualcuno che vorrebbe crearle anche in Italia. La proposta, firmata da venti consiglieri, e' partita da Torino. I consiglieri hanno chiesto al sindaco Chiamparino di realizzare le 'stanze del buco', sul modello di Amsterdam, Sydney, Vancouver e Barcellona. Una proposta, quella di creare strutture 'ad hoc' dove avvenga la somministrazione controllata della droga ai tossicodipendenti, che in Italia ha acceso la polemica e diviso.
Per i firmatari del progetto l'obiettivo delle narco-sale sara' non solo togliere i drogati dalla strada fornendo loro assistenza medica e psicologica, ma cercare di coinvolgerli in un percorso di recupero'. Favorevoli alla creazione delle narco-sale, i ministri della Solidarieta' sociale e della Salute, Paolo Ferrero e Livia Turco; "Sono d'accordo -ha dichiarato Ferrero tra le polemiche- il fenomeno va combattuto e questo e' un esperimento per vedere se siamo in grado di fare qualche passo in avanti nel controllo delle tossicodipendenze e per cercare di risolvere i problemi che si verificano nelle nostre citta'".
Analoga la posizione della Turco, che si e' detta d'accordo; 'semmai eviterei la definizione di 'stanza del buco' che e' del tutto fuorviante'.
Ferrero in particolare, nel corso di un recente Question Time, rispondendo a un'interrogazione di An, ha sottolineato che dove sono state sperimentate, all'estero, le cosiddette narco-sale hanno ridotto il numero di morti, le malattie, la microcriminalita' legata alla tossicodipendenza, e anche l'allarme sociale e i rischi per la popolazione.
Il ministro, sottolineando di condividere il giudizio del ministro della salute Livia Turco in merito all'iniziativa del Comune di Torino su questo tipo di sperimentazione, ha elencato le iniziative sulle dipendenze messe in cantiere dal suo dicastero: innanzitutto il Piano d'azione nazionale; poi un accordo con i ministeri della pubblica istruzione e della giustizia (16 milioni di spesa) per programmi gia' avviati dal precedente Governo; un accordo di programma con le Regioni (5 milioni di euro) per l'intervento sui giovani; un altro accordo con la Pubblica istruzione per interventi con 40 consulte studentesche in 40 province sulla prevenzione.
Inoltre e' stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale il bando sul reinserimento abitativo delle persone tossicodipendenti che hanno beneficiato dell'indulto (3 milioni) ed e' agli sgoccioli la fine della costruzione dell'Osservatorio del disagio giovanile legato alle dipendenze con la Conferenza Stato-Regioni (5 mln). Confermati anche i progetti di ricerca con il Cnr (8 mln), e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del bando per l'affidamento di una campagna informativa rivolta alla dissuasione al consumo di sostanze stupefacenti: un progetto da 2,5 milioni di euro, intrapreso insieme alle Regioni e al ministero della Salute.
Nel 1994 a Francoforte viene sperimentata la prima "drug consumption room". In quegli anni sono tantissimi i giovani che fanno uso di eroina, si iniettano le dosi per le strade, molti nel parco piu' grande della citta', di fronte alla 'Deutche Bank'.
Quotidianamente, oltre 15 ambulanze vengono chiamate per soccorrere tossici colpiti da overdose. E' allora che il problema inizia ad essere, oltre che umanitario, anche di ordine pubblico ed economico.
Cosi' vengono istituite le 'stanze del buco', di cui ad oggi hanno usufruito 4.500 tossicodipendenti, e oggi molti sono in contatto con i servizi. Le narco-sale, a Francoforte, oggi sono quattro: si e' registrato un calo del 50 per cento dell'epatite C e della sieropositivita', e sono diminuiti anche gli interventi per overdose, che oggi sono 13 in una settimana. Nell'esperienza di questa citta' e' stato fondamentale il supporto delle forze dell'ordine, che pur sapendo cosa avveniva nelle sale, dove erano ovviamente presenti sostanze, non e' mai intervenuta, pur essendo il possesso di droga illegale.
A Barcellona l'esperienza ha avuto invece fasi e problemi diversi: manifestazioni di protesta e questioni logistiche. All'inizio c'e' stata qualche protesta, ma oggi le narco-sale esistono e funzionano a pieno ritmo: hanno equipe mediche, sono aperte tutto l'anno, 24 ore al giorno. Forniscono vaccinazioni, programmi di metadone, siringhe. Fondamentale l'apertura ad orario continuo, perche', spiega l'operatore, la cocaina e' piu' consumata la notte, l'eroina la mattina. E ora i vicini hanno capito.
Molti invece i contrari, a partire dalla Diocesi di Torino, che con un lungo documento firmato dal direttore dell'Ufficio salute, don Marco Brunetti, e dal direttore della Caritas, Pierluigi Dovis, ha mostrato tutta la sua contrarieta' all'iniziativa.
"C'e' un'indicazione almeno di buon senso -si legge nel documento- che chiede alla politica di non accontentarsi di compiere le scelte piu' facili, meno onerose, piu' attrattive del solo consenso". Il documento non e' una bocciatura esplicita (il parere tecnico e' affidato agli operatori cattolici impegnati sul campo), ma un richiamo perche' "non e' possibile pensare a iniziative che cerchino di affrontare il problema senza contestualmente prevedere il prima, il durante e il dopo'.
'Nessuno ha bisogno di polemiche basate sull'ideologia -continua- di fronte a un fenomeno che coinvolge piu' persone, ma serve progettualita', tenendo presente che la questione delle tossicodipendenze e' diventata 'complessa e articolata". Infine nel documento viene evidenziato che 'bisogna valutare le iniziative anche in merito al valore educativo che esse rivestono. I valori che la Costituzione e una sana concezione di uomo portano avanti chiedono di non smentire con fatti troppo semplificati e superficiali i contenuti proposti da campagne formative e preventive. Non bisogna inoltre lasciarsi trascinare dalla sola questione di ordine pubblico".
Perche' "c'e' un fronte etico che nella cura della persona umana chiede di saper tracciare con chiarezza i confini tra legalita' e illecito, senza formule di possibile complicita' indiretta e senza confusione tra mezzi e fini". (Adnkronos)
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