Ue. EuropaBio e la difficile armonizzazione della legislazione sulle staminali
L'associazione europea delle compagnie biotecnologiche, EuropaBio, ha avanzato dei dubbi sul fatto che possa esserci nell'Unione una posizione armonizzata sulla ricerca con le cellule staminali. Cio' comporta una disuguaglianza di condizioni per le compagnie che operano nel settore a seconda della legislazione nazionale.
La Commissione Europea, tramite il vicepresidente e commissario per le Imprese e l'industria Günter Verheugen ha presentato una proposta di Regolamento sui tessuti e le terapie avanzate che aspira a creare una legislazione comune nel campo biomedico tanto ampio e intricato come le terapie geniche, le cellule staminali o l'ingegneria dei tessuti, dove attualmente esiste un vuoto legale in ambito comunitario. "Con questa proposta garantiamo il massimo livello di protezione della salute dei malati. Allo stesso tempo forniamo all'industria biotecnologica un quadro giuridico coerente nell'Ue che permetta l'innovazione, la crescita e la creazione di occupazione", spiega Verheugen.
Il problema delle cellule staminali di origine embrionale resta comunque aperto e secondo Heidi De Wit, presidente del gruppo di lavoro in terapie avanzate di EuropaBio, le istituzioni comunitarie non cambieranno la loro posizione attuale e continueranno a permettere che ciascuno Stato membro legiferi liberamente sulla possibilita' o meno di fare ricerche sulle staminali, in particolare su quelle embrionali. Il fatto che la questione venga affrontata con un Regolamento e non con una Direttiva e' la conferma, visto che il regolamento lascia ampio margine di manovra ai Governi nel recepimento, a differenza della direttiva che deve essere trasposta nelle leggi nazionali.
"Siamo molto lontani da raggiungere una armonizzazione in questo campo", commenta la De Wit che ritiene come la "mancanza di conoscenza ed esperienza" sia lo scoglio principale.
La Commissione Europea, tramite il vicepresidente e commissario per le Imprese e l'industria Günter Verheugen ha presentato una proposta di Regolamento sui tessuti e le terapie avanzate che aspira a creare una legislazione comune nel campo biomedico tanto ampio e intricato come le terapie geniche, le cellule staminali o l'ingegneria dei tessuti, dove attualmente esiste un vuoto legale in ambito comunitario. "Con questa proposta garantiamo il massimo livello di protezione della salute dei malati. Allo stesso tempo forniamo all'industria biotecnologica un quadro giuridico coerente nell'Ue che permetta l'innovazione, la crescita e la creazione di occupazione", spiega Verheugen.
Il problema delle cellule staminali di origine embrionale resta comunque aperto e secondo Heidi De Wit, presidente del gruppo di lavoro in terapie avanzate di EuropaBio, le istituzioni comunitarie non cambieranno la loro posizione attuale e continueranno a permettere che ciascuno Stato membro legiferi liberamente sulla possibilita' o meno di fare ricerche sulle staminali, in particolare su quelle embrionali. Il fatto che la questione venga affrontata con un Regolamento e non con una Direttiva e' la conferma, visto che il regolamento lascia ampio margine di manovra ai Governi nel recepimento, a differenza della direttiva che deve essere trasposta nelle leggi nazionali.
"Siamo molto lontani da raggiungere una armonizzazione in questo campo", commenta la De Wit che ritiene come la "mancanza di conoscenza ed esperienza" sia lo scoglio principale.
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