Venerdì 5 giugno 2026
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Ue. Piu' del 50% dei detenuti fa uso di droghe

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Piu' del 50% dei detenuti nelle prigioni dell'Ue ha fatto uso o consuma sostanze stupefacenti: lo afferma uno studio dell'Osservatorio europeo sulle droghe (Emcdda) di Lisbona, che lancia l'allarme sul fatto che almeno 180.000 reclusi fanno uso di droghe e "buona parte di essi ha seri problemi legati a questo tipo di consumo".
"Il carcere non mette fine all'uso di stupefacenti -osservano in modo critico gli esperti Ue- cosi' come non risponde ai bisogni terapeutici degli utilizzatori di droghe". L'altro aspetto drammatico di questo elevato ricorso agli stupefacenti e' "il tasso relativamente elevato di incidenza dell'Hiv, dell'epatite, della tubercolosi e di altre malattie infettive legate all'uso di droghe, che si riscontra nella popolazione carceraria".
A destare particolare preoccupazione e' soprattutto la tendenza al ricorso alle droghe registrata tra le donne: anche se il loro numero nelle prigioni e' inferiore a quello degli uomini, afferma lo studio, "il consumo di stupefacenti sembra essere particolarmente acuto tra la popolazione carceraria femminile".
In generale la percentuale dei detenuti dell'Ue tra cui si registra il ricorso a droghe illecite varia, a seconda dei penitenziari e dei Paesi, dal 29% all'86%, e supera abbondantemente il 50% nella maggior parte degli Stati membri.
La cannabis e' la sostanza piu' utilizzata, ma e' molto elevato (in alcuni casi intorno al 50% della popolazione carceraria) il consumo di eroina.
La prigione si conferma come il luogo tristemente famoso in cui spesso avviene il primo 'buco': fino al 21% dei detenuti tossicodipendenti che assumono droghe per via iniettiva ha cominciato a farlo nel carcere stesso. La disponibilita' di sostanze stupefacenti nelle carceri europee non sembra certo un problema e gli esperti dell'Ue ritengono che "le droghe illecite sono facilmente reperibili, con una particolare facilita' di accesso a cannabis, eroina e farmaci psicotropi (benzodiazepine)".
La disponibilita' di sostanze stupefacenti da iniettare e la scarsa reperibilita' di siringhe rappresenta una situazione drammatico, costringendo ad una continua condivisione di aghi che e' spesso alla base della trasmissione di malattie infettive. Nella carceri in cui sono state condotte indagini si registra un'incidenza del virus dell'HIV tra i consumatori per via parentelare che raggiunge il 13% della popolazione.
Il rapporto dell'Osservatorio invita le istituzioni Ue ad elaborare nuove strategie di intervento e di assistenza, mettendo l'accento sulla necessita' di valutare il fenomeno in tutta la sua estensione. "Sappiamo che l'uso di droghe nelle carceri rappresenta un serio problema per l'Ue -osserva il direttore dell'Emcdda, Georges Estievenart- e che i costi di questo problema sono considerevoli, ma bisogna affrontare la sfida e fare in modo che le prigioni migliorino la situazione e non che la rendano ancora peggiore".
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