Giovedì 11 giugno 2026
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Ue. Stop alle politiche "su impulsi di natura emozionale"

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La lotta contro la droga richiede una strategia europea perche' il tema non puo' essere affrontato dai singoli Stati membri in maniera individuale e comunque anche le politiche nazionali devono esssere fondate "su un approccio scientifico e non su impulsi di natura emozionale".
E' quanto sostiene il Parlamento europeo in una relazione presentata da Giusto Catania, eurodeputato italiano della Sinistra unita, ed approvata al termine di un voto molto serrato con 285 voti a favore, 273 contrari e 23 astensioni.
La relazione sara' trasmessa subito al Consiglio europeo che, nella riunione di domani e venerdi' a Bruxelles, deve decidere una nuova strategia in materia di droga per il periodo 2005-2012.
Con il suo voto l'assemblea di Strasburgo chiede "un approccio integrato, multidisciplinare ed equilibrato del problema droga, che tenga conto degli incorraggianti" risultati ottenuti finora.
Gli eurodeputati propongono di dare priorita' "alla protezione della vita e della salute" di coloro che usano sostanze illecite, con programmi di riduzione del danno, in particolare la diffusione dell'Aids e di altre malattie trasmesse attraverso il sangue da utilizzatori di droghe.
Il Parlamento suggerisce anche di organizzare, a livello europeo, "un'iniziativa preventiva annuale istituendo, in via sperimentale, centri facilmente accessibili per la riduzione del danno e per la strategia antiproibizionista".
L'aula ha inoltre adottato un emendamento del gruppo socialista che chiede misure adeguate per evitare che i profitti economici derivanti dal traffico illegale di droga possano finanziare il terrorismo internazionale, e di applicare la legislazione antimafia vigente in Italia in tema di confisca dei beni e lotta contro il riciclaggio dei capitali.
Catania ha rilevato che, secondo l'osservatorio europeo di Lisbona, nell'Ue c'e' un aumento nell'uso di cocaina e cannabis, tanto che il 20% della popolazione ne ha fatto uso. Ha sostenuto che la strategia seguita finora "e' stata fallimentare perche' non ha ridotto ne' l'uso, ne' l'offerta". L'eurodeputato del Prc ha insistito, sulla base dei risultati che considera negativi della legislazione italiana in materia di droga, di andare verso un cambio di strategia radicale mediante pene alternative al carcere e depenalizzazione del reato e puntando su una conoscenza piu' approfondita degli effetti delle droghe.

Parallelamente si e' svolto a Strasburgo un incontro promosso da un'associazione di cui fanno parte, tra gli altri, Gad Lerner, Luigi Manconi, Alfredo Biondi, Chicco Testa, Franco Corleone, Marco Taradash, Massimo Teodori, che si batte per "una politica intelligente sulle droghe" e che ha presentato un manifesto sulla situazione italiana.
Nell'occasione e' stato deciso di programmare, per il mese di gennaio, un incontro a Roma tra parlamentari italiani e eurodeputati.

"E' stato sconfitto il proibizionismo, ha vinto la scienza". Cosi' l'europarlamentare Vittorio Agnoletto commenta il voto espresso oggi dal Parlamento europeo sulla nuova strategia dell'Unione in materia di lotta alla droga per il periodo 2005-2012.
"Il Parlamento Europeo -afferma- ha approvato una strategia che pone al centro dell'azione comunitaria la tutela della salute di ogni essere umano, compresi coloro che fanno uso di sostanze. E' stato affermato con forza che il tossicomane non deve essere represso ne' incarcerato, ma sostenuto e aiutato da una efficace rete di servizi sociali che operino anche attraverso politiche di riduzione del danno quali strumenti essenziali per evitare le tante morti causate da infezioni quali Hiv/Aids, epatite B e C. Spetta ora al Consiglio europeo rispettare la volonta' del Parlamento nell'elaborazione della nuova strategia anti-droga dei prossimi anni. In particolare tocchera' al Governo italiano decidere se insistere nella proposta proibizionista, confermata dal disegno di legge Fini, ponendosi in contrasto con gli orientamenti europei, o prendere atto che l'unica soluzione del fenomeno e' un cambiamento culturale radicale che abbandoni ogni approccio repressivo verso i singoli tossicodipendenti. Da oggi gli operatori delle tante associazioni che lavorano nel campo della lotta alla droga avranno uno strumento in piu' per continuare nel loro impegno quotidiano, condotto attraverso il lavoro di strada, l'apertura dei centri a bassa soglia, i progetti di scambio di siringhe. La raccomandazione approvata dal Parlamento Europeo rappresenta, qualora fosse recepita dalle legislazioni dei 25 Stati membri, un importante strumento di lotta al narcotraffico. E' in essa infatti evidente come l'elemento centrale per vincere questa battaglia risieda nel netto abbandono delle politiche proibizioniste che finora, se da un lato, hanno fatto crescere enormemente il numero dei tossicodipendenti in carcere e dei decessi, dall'altro hanno fatto la fortuna della criminalita' organizzata dedita al traffico di stupefacenti".

"La politica sulla droga -osserva Riccardo Pedrizzi, responsabile di An per le politiche della famiglia- propugnata dalla relazione approvata dal Parlamento europeo e' esattamente quella seguita in Italia dopo lo sciagurato referendum antiproibizionista del '93: una politica rivelatasi fallimentare da ogni punto di vista. Meno male che tale documento non ha alcun carattere vincolante".
"La politica antiproibizionista, infatti ha fallito dal punto di vista della prevenzione, perche' ha fatto aumentare i consumatori e diminuire l'eta' della loro prima assunzione. Ha fallito dal punto di vista della repressione, perche' ha di fatto autorizzato lo spaccio. Ha fallito dal punto di vista del recupero, perche' ha mantenuto i tossicodipendenti nel loro stato e non ha favorito in alcun modo la loro reale e integrale riabilitazione umana e sociale. Per questo vogliamo mettere mano, con la legge Fini antidroga e antispaccio, a quella riforma della normativa sugli stupefacenti che e' la conditio sine qua non per far uscire dal tunnel chi vi e' entrato e per non farvi entrare altri giovani. Serve una vera e propria svolta di tipo culturale, prima ancora che politico. Dobbiamo riaffermare che lo Stato non e' agnostico, non e' indifferente, non e' neutrale rispetto all'uso della droga. Dobbiamo lanciare ai ragazzi un segnale forte, chiaro e inequivocabile, reincardinando il principio che drogarsi non e' lecito, non e' accettabile, non e' giustificabile, non e' un diritto, che non esiste la liberta' di drogarsi".

Il dipartimento Welfare e nuovi diritti della Cgil nazionale esprime il suo apprezzamento per il documento sulla politica delle droghe e delle dipendenze approvato dal parlamento europeo.
"Il testo valorizza e rilancia le politiche di riduzione del danno, di prevenzione e di informazione, sottolineando la necessita' di non trattare problemi connessi al consumo o alla dipendenza in chiave repressiva". Secondo il sindacato confederale "esso insiste sul diritto alla salute dei tossicodipendenti e dei consumatori di sostanze, segnando cosi' un passo sulla strada della costruzione di un modello sociale europeo centrato sullo sviluppo del welfare e non sull'incremento di pratiche autoritarie e coercitive: e' questo il percorso che molti governi del nostro continente hanno intrapreso ed e' anche la via opposta rispetto a quella che il governo italiano ha imboccato a proposito di droghe, di psichiatria, di immigrazione, solo per citare gli esempi piu' vistosi e piu' gravi". La Cgil conclude auspicando che "questo documento diventi una base per l'orientamento delle altre istituzioni europee, per i singoli governi e per una inversione di marcia anche nel nostro Paese".
"Questa approvazione e' un'opportunita' per cambiare rotta, ma solo in teoria. Sinceramente non credo che ci sia la volonta' politica di mettere in discussione aspetti come la repressione e il rifiuto della riduzione del danno". Lo ha dichiarato in un'intervista a Liberazione il responsabile nazionale delle pratiche di riduzione del danno della Lila, Stefano Carboni.
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