Usa. L'America Public Health Association favorevole al "suicidio assistito"
Durante il suo 134mo congresso, l'American Public Health Association (Apha) ha recentemente approvato un documento in cui si invita a riconoscere il diritto del malato terminale capace di intendere e di volere di autosomministrarsi farmaci per ottenere una morte serena e dignitosa.
Il documento e' stato duramente criticato da alcune associazioni cristiane, che accusano l'Apha di aver ceduto alla logica del profitto. L'associazione cristiana LifeNews ha definito il documento dell'Apha "l'ennesimo tentativo di anteporre la politica al migliore interesse dei pazienti".
L'Apha, da oltre 125 anni una delle associazioni piu' influenti sulla politica sanitaria degli Stati Uniti, e' la piu' grande ed antica associazione di professionisti della salute al mondo.
Riportiamo un estratto del documento relativo al fine vita, intitolato "A sostegno di una terminologia appropriata per discutere di scelte sul fine vita". "Apha riconosce due principali obiettivi: promuovere la qualita' della vita per gli individui che stanno morendo ed i loro cari, e promuovere la morte dignitosa.
Apha riconosce che per i pazienti gravemente malati, la morte puo' a volte essere preferibile ad ogni altra alternativa.
L'Associazione riconosce
1. La morte e' una esperienza universale che colpisce 2,5 milioni di persone ogni anno negli Stati Uniti; e tre quarti di tutte le morti riguardano persone di eta' superiore ai 65 anni, la cui maggioranza muore a causa di malattie croniche.
2. Una frazione dei pazienti in fin di vita affronta un processo di morte cosi' prolungato e caratterizzato da tali sofferenze estreme e deteriorazione, da giungere alla conclusione che accelerare una morte gia' imminente e' la migliore delle opzioni.
3. Il termine "suicidio" o "suicidio assistito" non e' appropriato quando si parla della scelta di un malato terminale capace di intendere e di volere di chiedere farmaci che lo aiutino a raggiungere una morte serena e dignitosa. Pertanto, riconoscendo l'importanza per la salute pubblica della giusta terminologia, Apha invita coloro che insegnano le professioni sanitarie, i politici, i giornalisti, ed i sanitari a riconoscere:
- che la scelta del malato terminale capace di intendere e di volere di autosomministrarsi farmaci per ottenere una morte serena non e' "suicidio", come non e' "suicidio assistito" la prescrizione da parte di un medico di questi farmaci."
- che devono essere impiegate espressioni appropriate e neutrali come "aiuto nel morire" o "morire secondo la volonta' del paziente".
Il documento e' stato duramente criticato da alcune associazioni cristiane, che accusano l'Apha di aver ceduto alla logica del profitto. L'associazione cristiana LifeNews ha definito il documento dell'Apha "l'ennesimo tentativo di anteporre la politica al migliore interesse dei pazienti".
L'Apha, da oltre 125 anni una delle associazioni piu' influenti sulla politica sanitaria degli Stati Uniti, e' la piu' grande ed antica associazione di professionisti della salute al mondo.
Riportiamo un estratto del documento relativo al fine vita, intitolato "A sostegno di una terminologia appropriata per discutere di scelte sul fine vita". "Apha riconosce due principali obiettivi: promuovere la qualita' della vita per gli individui che stanno morendo ed i loro cari, e promuovere la morte dignitosa.
Apha riconosce che per i pazienti gravemente malati, la morte puo' a volte essere preferibile ad ogni altra alternativa.
L'Associazione riconosce
1. La morte e' una esperienza universale che colpisce 2,5 milioni di persone ogni anno negli Stati Uniti; e tre quarti di tutte le morti riguardano persone di eta' superiore ai 65 anni, la cui maggioranza muore a causa di malattie croniche.
2. Una frazione dei pazienti in fin di vita affronta un processo di morte cosi' prolungato e caratterizzato da tali sofferenze estreme e deteriorazione, da giungere alla conclusione che accelerare una morte gia' imminente e' la migliore delle opzioni.
3. Il termine "suicidio" o "suicidio assistito" non e' appropriato quando si parla della scelta di un malato terminale capace di intendere e di volere di chiedere farmaci che lo aiutino a raggiungere una morte serena e dignitosa. Pertanto, riconoscendo l'importanza per la salute pubblica della giusta terminologia, Apha invita coloro che insegnano le professioni sanitarie, i politici, i giornalisti, ed i sanitari a riconoscere:
- che la scelta del malato terminale capace di intendere e di volere di autosomministrarsi farmaci per ottenere una morte serena non e' "suicidio", come non e' "suicidio assistito" la prescrizione da parte di un medico di questi farmaci."
- che devono essere impiegate espressioni appropriate e neutrali come "aiuto nel morire" o "morire secondo la volonta' del paziente".
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