Lunedì 8 giugno 2026
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Usa. Bush invia 6.000 soldati contro clandestini dal Messico ... e ammette: non risolvera' il problema

AMERICHE - USA
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Il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha vestito sia i panni del 'poliziotto cattivo' che quelli del 'poliziotto buono' ieri sera, parlando, per la quarta volta in sei anni, agli americani in diretta tv dallo Studio Ovale. La tradizione della Casa Bianca vuole che solo in casi di estrema emergenza il presidente chieda ai network americani di interrompere i palinsesti e in questo caso "l'emergenza" è quella dell'immigrazione clandestina in arrivo dal Messico.
Bush chiede al Congresso di stanziare 1,9 miliardi di dollari in fondi straordinari per garantire la sicurezza sul confine meridionale del Paese. Nonostante gli sforzi fatti, ammette "il confine non è ancora sicuro". Quei fondi, dice, serviranno a costruire barriere "ad alta tecnologia" a protezione dei varchi urbani, "nuove strade e barriere in aree remote", controllate "da sensori in grado di captare il movimento, telecamere ad infrarossi e aerei di ricognizione radiocomandati". Tutto il meglio che la tecnologia americana ha da offrire. Serviranno anche a finanziare nuove assunzioni per la polizia di frontiera, 6.000 uomini in più da oggi al 2008, portando in totale a 18.000 uomini le forze di sicurezza lungo le 2.000 miglia di confine messicano.
In via temporanea, visto che l'emergenza è immediata, a pattugliare il confine ci andranno 6.000 soldati della Guardia Nazionale. Bush rassicura gli scettici (compresi quelli del suo partito): l'impiego della Guardia Nazionale al confine non indebolirà il corpo qualora sia chiamato ad intervenire in caso di disastri ed emergenze sul territorio, né interferirà con le esigenze della guerra al terrorismo (La Guardia Nazionale è composta da 450.000 uomini).
Il problema dell'immigrazione è tutt'altro che nuovo e contingente e se emergenza c'è, è tutta politica: il Senato questa settimana tornerà a discutere una ipotesi di riforma che propone il rafforzamento dei controlli di confine e la caccia ai clandestini che già si trovano nel Paese e in cambio offre una possibilità di regolarizzazione agli immigrati illegali. La parola amnistia non piace al presidente ma è quella che meglio descrive il suo "programma di lavoro temporaneo". Il Senato dovrà tuttavia mediare con la Camera che a dicembre ha approvato una legge durissima che fa della presenza illegale un reato penale e non ipotizza alcun criterio di naturalizzazione per gli 11 milioni di immigrati illegali che si stima vivano e lavorino nel Paese.
Il poliziotto cattivo Bush vuole soldati a proteggere un confine da Mission Impossibile e controlli severissimi a caccia di immigrati illegali; il poliziotto buono Bush ammette che nulla di tutto questo risolverà il problema, invoca una "America fatta dagli immigrati" e vede nella regolarizzazione l'unico strumento per "far cessare la pressione al confine". Il primo parla alla destra del partito repubblicano, il secondo agli immigrati che a decine di migliaia sono scesi in piazza per chiedere una chance di sfuggire alla clandestinità. Non è un segreto che i repubblicani da anni facciano la corte agli americani di origine ispanica che hanno votato per Bush due anni fa in proporzioni in passato inimmaginabili.
Il tema è delicato soprattutto in vista delle elezioni politiche del novembre prossimo, con il partito del presidente in affanno e a rischio di perdere il controllo di uno o forse addirittura di entrambi i rami del Congresso per la prima volta in dodici anni.
Difficile prevedere se i membri del Congresso e in particolare quelli della Camera saranno disposti a dare retta un presidente in profonda crisi di credibilità e popolarità. Il tasso di approvazione di Bush sarebbe ormai sceso sotto la soglia del 30 per cento, un record negativo che pochi presidenti nell'era moderna sono riusciti a eguagliare. Peggio ha fatto solo Richard Nixon, alla vigilia delle dimissioni e nel pieno dello scandalo Watergate. (Apc-Emc)
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