Usa. Candidato Giuliani piu' duro sull'immigrazione
Quando era sindaco di New York, aveva indossato quasi le vesti di paladino dei diritti degli immigrati illegali, auspicando misure volte a proteggere quelli che riteneva essere, all'epoca, un contributo fondamentale per la rinascita della città. Ma ora i tempi sono cambiati, e l'immigrazione è una questione spinosa, che agita i sonni di molti repubblicani. Per questo motivo, come fa notare il New York Times, l'ex sindaco di New York Rudolph W. Giuliani, in corsa per la Casa Bianca, avrebbe cambiato idea sull'immigrazione.
I suoi collaboratori più stretti continuano a sostenere che i suoi principi di base non sono mutati; sta di fatto che, se in passato Giuliani avrebbe fatto il possibile per difendere gli immigrati, anche quelli illegali, ora il suo atteggiamento al riguardo è a dir poco più cauto.
Le sue idee sull'immigrazione sono simili a quelle di cui si fa portatore il presidente americano George W. Bush. "Per prima cosa, non dovrebbe esserci alcuna amnistia", ha detto recentemente l'ex sindaco di New York. Questo, ha precisato il candidato alla Casa Bianca, non significa che i milioni di immigrati illegali che vivono negli Stati Uniti dovrebbero essere deportati; tuttavia, ha sottolineato, gli immigrati illegali dovrebbero iniziare a pagare le tasse; e, nel caso in cui volessero diventare cittadini, "dovrebbero mettersi in fila".
Ancora, una volta diventati cittadini, "dovranno saper leggere in inglese, saper scrivere in inglese, parlare in inglese, e essere capaci di capire i principi base della legge americana".
Una posizione sicuramente più intransigente rispetto a quando, negli anni novanta, Giuliani sorprese entrambi i partiti, repubblicano e democratico, nel momento in cui auspicò la creazione di un'agenzia,a New York, del valore di 12 milioni di dollari per assistere gli immigrati illegali in cerca di cittadinanza.
All'epoca, inoltre, Giuliani difese anche la politica che vieta a qualsiasi dipendente comunale, incluse le forze dell'ordine e il personale ospedaliero, di chiedere agli abitanti della città il proprio status di immigrazione.
I suoi collaboratori più stretti continuano a sostenere che i suoi principi di base non sono mutati; sta di fatto che, se in passato Giuliani avrebbe fatto il possibile per difendere gli immigrati, anche quelli illegali, ora il suo atteggiamento al riguardo è a dir poco più cauto.
Le sue idee sull'immigrazione sono simili a quelle di cui si fa portatore il presidente americano George W. Bush. "Per prima cosa, non dovrebbe esserci alcuna amnistia", ha detto recentemente l'ex sindaco di New York. Questo, ha precisato il candidato alla Casa Bianca, non significa che i milioni di immigrati illegali che vivono negli Stati Uniti dovrebbero essere deportati; tuttavia, ha sottolineato, gli immigrati illegali dovrebbero iniziare a pagare le tasse; e, nel caso in cui volessero diventare cittadini, "dovrebbero mettersi in fila".
Ancora, una volta diventati cittadini, "dovranno saper leggere in inglese, saper scrivere in inglese, parlare in inglese, e essere capaci di capire i principi base della legge americana".
Una posizione sicuramente più intransigente rispetto a quando, negli anni novanta, Giuliani sorprese entrambi i partiti, repubblicano e democratico, nel momento in cui auspicò la creazione di un'agenzia,a New York, del valore di 12 milioni di dollari per assistere gli immigrati illegali in cerca di cittadinanza.
All'epoca, inoltre, Giuliani difese anche la politica che vieta a qualsiasi dipendente comunale, incluse le forze dell'ordine e il personale ospedaliero, di chiedere agli abitanti della città il proprio status di immigrazione.
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