Usa. Cellule staminali contribuiscono alla rigenerazione dei tessuti in topi affetti da SLA
Un gruppo di ricercatori dell'Universita' di Milano ha scoperto che le cellule staminali derivanti dal midollo osseo hanno la capacita' di contribuire alla rigenerazione del sistema nervoso centrale e dei muscoli cardiaci e scheletrici dei topi affetti da SLA.
La scoperta e' stata presentata in occasione dell'American Academy of Neurology Annual Meeting ad Honolulu nei primi giorni di aprile. I ricercatori, diretti dalla dott.ssa Stefania Corti, hanno estratto delle cellule staminali di midollo osseo da topini sani, e poi le hanno trapiantate nell'organismo di topini geneticamente modificati, affetti da SLA. Dai risultati e' emerso che i tessuti dei topi malati subivano delle sostanziali rigenerazioni dopo il trapianto, specialmente i tessuti muscolari e nervosi. "Nel sistema nervoso centrale era visibile un aumento di nuove cellule neuronali, cinque volte maggiore rispetto alla norma, e dei consistenti miglioramenti si potevano trovare anche nei muscoli cardiaci e scheletrici", indica la stessa Corti.
"Speriamo caldamente che questo metodo di studio possa un giorno essere applicato anche alla variante umana della SLA, anche se gli studi e la ricerca sugli animali devono continuare, in quanto fondamentali."
La scoperta e' stata presentata in occasione dell'American Academy of Neurology Annual Meeting ad Honolulu nei primi giorni di aprile. I ricercatori, diretti dalla dott.ssa Stefania Corti, hanno estratto delle cellule staminali di midollo osseo da topini sani, e poi le hanno trapiantate nell'organismo di topini geneticamente modificati, affetti da SLA. Dai risultati e' emerso che i tessuti dei topi malati subivano delle sostanziali rigenerazioni dopo il trapianto, specialmente i tessuti muscolari e nervosi. "Nel sistema nervoso centrale era visibile un aumento di nuove cellule neuronali, cinque volte maggiore rispetto alla norma, e dei consistenti miglioramenti si potevano trovare anche nei muscoli cardiaci e scheletrici", indica la stessa Corti.
"Speriamo caldamente che questo metodo di studio possa un giorno essere applicato anche alla variante umana della SLA, anche se gli studi e la ricerca sugli animali devono continuare, in quanto fondamentali."
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