Usa. Cellule staminali per ridare la vista
Trapianto di cellule staminali per restituire la vista a chi l'ha persa a causa di malattie o di incidenti. E' questa l'operazione chirurgica, ormai quasi di routine, che ha consentito alla scienza negli Stati Uniti ed in molti altri Paesi del mondo di far ricrescere la cornea distrutta da agenti patologi, chimici o dal fuoco. Si tratta, ha spiegato il dottor Kenneth Kenyon, inventore della procedura, di trapiantare nell'occhio danneggiato cellule staminali prelevate dalla cornea di un donatore compatibile. O dallo stesso paziente, qualora l'occhio danneggiato sia solo uno.
Una volta attecchite, le cellule trapiantate ricostituiscono progressivamente il tessuto corneale, restituendo all'occhio una lente cristallina. "Nel caso di interventi su un solo occhio il recupero della vista e' garantito nel 90 per cento per cento dei casi qualora entrambi gli occhi siano danneggiati e le cellule debbano essere prelevate da un donatore, problemi di rigetto riducono al 50-70 per cento le possibilita' di recupero parziale della vista".
Solo negli Usa ogni anno vengono effettuati 300 interventi di questo tipo, soprattutto su pazienti che hanno subito gravi ustioni, incidenti, lesioni dovute alle lenti a contatto o rare malattie che provocano cecita'. Per questi pazienti infatti, l'unica alternativa sarebbe una ricostruzione plastica dell'intera cornea, con costi fisici ed economici spesso insostenibili.
Il trapianto per la cornea di un occhio solo sta diventando comunque la tecnica standard, e concorda con questo anche il dott.Doyle Stulting, secondo il quale "le staminali hanno un alto livello di efficacia, e soprattutto, sono permanenti." Quando la cecita' riguarda entrambi gli occhi invece, le staminali hanno successo solo nella meta' dei casi, 5 anni dopo l'intervento. Spesso infatti i pazienti subiscono reazioni di rigetto, oppure, sono afflitti da patologie agli occhi che con il tempo non danneggiano solo la cornea, ma anche altri componenti piu' delicati da riparare".
Ma non tutti i medici sono ottimisti al riguardo. Alcuni sostengono che prima di adottare tecniche simili, dovrebbero essere compiute delle sperimentazioni che escludano ogni dubbio di danno o inefficacia. "E' un ambito cosi' nuovo che non possiamo ancora sapere se alla lunga sorgono complicazioni, se e' ottima come soluzione temporanea o permanente", ha dichiarato il dott. Kirk Wilhelmus del "Baylor College of Medicine" di Houston.
Studi del genere vengono condotti anche in Italia, Giappone, Taiwan, e si spera, alla lunga, di ottenere il risultato piu' promettente: creare linee di staminali per la cornea, potenzialmente commerciabili come prodotto frutto della bioingegneria.
Una volta attecchite, le cellule trapiantate ricostituiscono progressivamente il tessuto corneale, restituendo all'occhio una lente cristallina. "Nel caso di interventi su un solo occhio il recupero della vista e' garantito nel 90 per cento per cento dei casi qualora entrambi gli occhi siano danneggiati e le cellule debbano essere prelevate da un donatore, problemi di rigetto riducono al 50-70 per cento le possibilita' di recupero parziale della vista".
Solo negli Usa ogni anno vengono effettuati 300 interventi di questo tipo, soprattutto su pazienti che hanno subito gravi ustioni, incidenti, lesioni dovute alle lenti a contatto o rare malattie che provocano cecita'. Per questi pazienti infatti, l'unica alternativa sarebbe una ricostruzione plastica dell'intera cornea, con costi fisici ed economici spesso insostenibili.
Il trapianto per la cornea di un occhio solo sta diventando comunque la tecnica standard, e concorda con questo anche il dott.Doyle Stulting, secondo il quale "le staminali hanno un alto livello di efficacia, e soprattutto, sono permanenti." Quando la cecita' riguarda entrambi gli occhi invece, le staminali hanno successo solo nella meta' dei casi, 5 anni dopo l'intervento. Spesso infatti i pazienti subiscono reazioni di rigetto, oppure, sono afflitti da patologie agli occhi che con il tempo non danneggiano solo la cornea, ma anche altri componenti piu' delicati da riparare".
Ma non tutti i medici sono ottimisti al riguardo. Alcuni sostengono che prima di adottare tecniche simili, dovrebbero essere compiute delle sperimentazioni che escludano ogni dubbio di danno o inefficacia. "E' un ambito cosi' nuovo che non possiamo ancora sapere se alla lunga sorgono complicazioni, se e' ottima come soluzione temporanea o permanente", ha dichiarato il dott. Kirk Wilhelmus del "Baylor College of Medicine" di Houston.
Studi del genere vengono condotti anche in Italia, Giappone, Taiwan, e si spera, alla lunga, di ottenere il risultato piu' promettente: creare linee di staminali per la cornea, potenzialmente commerciabili come prodotto frutto della bioingegneria.
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