Usa. Dipartimento immigrazione: oltre 13mila i cervelli italiani che operano qui
Le sue scoperte realizzate studiando e lavorando negli Stati Uniti lo hanno portato al premio Nobel e a tagliare nuovi traguardi nella genetica, ma Mario Capecchi non e' l'unico 'cervello' nato nel nostro Paese e al lavoro oltreoceano. Secondo l'Us Immigration e Naturalization Service americano sono infatti circa 13.368 gli italiani ad altissima qualificazione attualmente impegnati negli Usa. Di questi 6.179 sono italiani che hanno ottenuto l'esclusivo e speciale visto di lavoro H-1B, 1.497 hanno il visto O1 concesso solo ai 'lavoratori con straordinarie capacita' o risultati' e 5.692 sono quadri industriali di alto livello.
A tracciare con l'ADNKRONOS lo scenario degli italiani ad altissima qualificazione impegnati negli Usa e' l'esperta del Cnr Maria Carolina Brandi dell'Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle Ricerche, specializzata di studi sulle migrazioni qualificate e autrice anche di diversi studi, tra cui una ricerca Ue, sul 'brain drain', quel fenomeno cioe' che indica la perdita di un Paese derivante dall'avere investito risorse per formare competenze che poi vengono utilizzate da altri.
Un fenomeno che tocca da vicino l'Italia che, secondo gli ultimi dati Istat, ha avuto una perdita totale netta di migliaia di laureati durante il periodo 1996-2002, tutti italiani ad alta formazione che hanno lasciato il Bel Paese per andare a lavorare fuori dai confini nazionali. "Ad oggi, non e' ancora del tutto chiaro a quale livello si collochi l'Italia in questo processo. L'emigrazione di personale altamente qualificato dall'Italia e', infatti, ancora relativamente un fenomeno poco studiato" avverte Brandi. Ma i dati dell'Immigration and Naturalization Service statunitense relativi al 2006 parlano chiaro.
"Gli ultimi dati disponibili -spiega la ricercatrice del Cnr Brandi- mostrano che, nel 2006, gli italiani che si trovavano negli Stati Uniti con un visti H-1B erano 6.179, ovvero in possesso di permessi temporanei per 'Workers with specialty occupations', rilasciati secondo precise regole proprio allo scopo di immettere personale qualificato negli Usa su base temporanea, ma che possono essere poi prorogati per un tempo anche molto lungo".
"Bisogna poi considerare -continua Brandi- che i visti H-1B non sono l'unico tipo di visto temporaneo che puo' essere utilizzato da lavoratori altamente qualificati. A coloro che hanno questo tipo di visto vanno ad esempio certamente aggiunti coloro che si trovano negli Stati Uniti con il visto O1, concesso a 'lavoratori con straordinarie capacita' o risultati'. Ebbene, sempre nel 2006, usufruivano di questo speciale visto ben 1.497 italiani".
"Nello stesso anno, -prosegue ancora- si trovavano inoltre negli Usa a seguito di 'trasferimenti interni alle imprese', e quindi con visti L1, altri 5.692 italiani che si puo' ragionevolmente supporre fossero quadri industriali di alto livello, dato che coloro che si recano in Usa per semplice 'addestramento industriale', e cioe' in possesso di un visto H3, quell'anno alcune decine". Sempre piu' 'cervelli' italiani negli Usa, ma perche'?
"Gli Usa -spiega Brandi- sono sempre state una delle destinazioni preferite dai migranti ad alta qualificazione, che sono attratti in questa nazione sia dalle buone prospettive di lavoro ad alto livello, che da una specifica politica del governo statunitense che tende ad incentivare questo tipo di immigrazione per sopperire alla sempre crescente richiesta, da parte dell'economia del paese, di lavoro intellettuale, che il sistema universitario americano non riesce ormai a coprire".
Lavoro ma non solo. Gli italiani vanno anche a studiare all'estero in percentuale sempre crescente tra gli universitari.
Secondo i dati Ocse pubblicati nel 2006 nel rapporto 'Educational a glance' (dati 2004), sono infatti 44.892 gli studenti italiani universitarti che studiavano nel 2006 all'estero, di cui 39.020 si sono trasferiti in Paese Ocse. Ed e' la Germania il Paese europeo maggiormente scelto dagli studenti universitari italiani per la propria formazione accademica. A studiare in Germania nel 2006 erano 8.111 universitari del Bel Paese.
"Dall'analisi delle cancellazioni dalle anagrafi italiane per emigrazione all'estero risulta che, tra il 1996 ed il 2002, in media hanno lasciato l'Italia 3.300 laureati all'anno. Questa cifra -conclude Brandi- corrisponde all'incirca alla somma di tutti gli studenti che si sono laureati all'Universita' di Roma 'La Sapienza', all'Universita' di Bologna e all'Universita' di Padova nel 2005. In altre parole, la situazione attuale e' equivalente al fatto che tre delle maggiori universita' italiane lavorino solo per formare competenze che poi vengono utilizzate esclusivamente da paesi stranieri".
A tracciare con l'ADNKRONOS lo scenario degli italiani ad altissima qualificazione impegnati negli Usa e' l'esperta del Cnr Maria Carolina Brandi dell'Istituto di ricerca sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Consiglio nazionale delle Ricerche, specializzata di studi sulle migrazioni qualificate e autrice anche di diversi studi, tra cui una ricerca Ue, sul 'brain drain', quel fenomeno cioe' che indica la perdita di un Paese derivante dall'avere investito risorse per formare competenze che poi vengono utilizzate da altri.
Un fenomeno che tocca da vicino l'Italia che, secondo gli ultimi dati Istat, ha avuto una perdita totale netta di migliaia di laureati durante il periodo 1996-2002, tutti italiani ad alta formazione che hanno lasciato il Bel Paese per andare a lavorare fuori dai confini nazionali. "Ad oggi, non e' ancora del tutto chiaro a quale livello si collochi l'Italia in questo processo. L'emigrazione di personale altamente qualificato dall'Italia e', infatti, ancora relativamente un fenomeno poco studiato" avverte Brandi. Ma i dati dell'Immigration and Naturalization Service statunitense relativi al 2006 parlano chiaro.
"Gli ultimi dati disponibili -spiega la ricercatrice del Cnr Brandi- mostrano che, nel 2006, gli italiani che si trovavano negli Stati Uniti con un visti H-1B erano 6.179, ovvero in possesso di permessi temporanei per 'Workers with specialty occupations', rilasciati secondo precise regole proprio allo scopo di immettere personale qualificato negli Usa su base temporanea, ma che possono essere poi prorogati per un tempo anche molto lungo".
"Bisogna poi considerare -continua Brandi- che i visti H-1B non sono l'unico tipo di visto temporaneo che puo' essere utilizzato da lavoratori altamente qualificati. A coloro che hanno questo tipo di visto vanno ad esempio certamente aggiunti coloro che si trovano negli Stati Uniti con il visto O1, concesso a 'lavoratori con straordinarie capacita' o risultati'. Ebbene, sempre nel 2006, usufruivano di questo speciale visto ben 1.497 italiani".
"Nello stesso anno, -prosegue ancora- si trovavano inoltre negli Usa a seguito di 'trasferimenti interni alle imprese', e quindi con visti L1, altri 5.692 italiani che si puo' ragionevolmente supporre fossero quadri industriali di alto livello, dato che coloro che si recano in Usa per semplice 'addestramento industriale', e cioe' in possesso di un visto H3, quell'anno alcune decine". Sempre piu' 'cervelli' italiani negli Usa, ma perche'?
"Gli Usa -spiega Brandi- sono sempre state una delle destinazioni preferite dai migranti ad alta qualificazione, che sono attratti in questa nazione sia dalle buone prospettive di lavoro ad alto livello, che da una specifica politica del governo statunitense che tende ad incentivare questo tipo di immigrazione per sopperire alla sempre crescente richiesta, da parte dell'economia del paese, di lavoro intellettuale, che il sistema universitario americano non riesce ormai a coprire".
Lavoro ma non solo. Gli italiani vanno anche a studiare all'estero in percentuale sempre crescente tra gli universitari.
Secondo i dati Ocse pubblicati nel 2006 nel rapporto 'Educational a glance' (dati 2004), sono infatti 44.892 gli studenti italiani universitarti che studiavano nel 2006 all'estero, di cui 39.020 si sono trasferiti in Paese Ocse. Ed e' la Germania il Paese europeo maggiormente scelto dagli studenti universitari italiani per la propria formazione accademica. A studiare in Germania nel 2006 erano 8.111 universitari del Bel Paese.
"Dall'analisi delle cancellazioni dalle anagrafi italiane per emigrazione all'estero risulta che, tra il 1996 ed il 2002, in media hanno lasciato l'Italia 3.300 laureati all'anno. Questa cifra -conclude Brandi- corrisponde all'incirca alla somma di tutti gli studenti che si sono laureati all'Universita' di Roma 'La Sapienza', all'Universita' di Bologna e all'Universita' di Padova nel 2005. In altre parole, la situazione attuale e' equivalente al fatto che tre delle maggiori universita' italiane lavorino solo per formare competenze che poi vengono utilizzate esclusivamente da paesi stranieri".
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