Lunedì 8 giugno 2026
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Usa. Il divieto ai manifesti sugli autobus e' anticostituzionale?

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Per decenni, i proibizionisti, si sono dovuti vedere rinfacciare il fallimento della loro politica. Da adesso, almeno per quello che riguarda i manifesti sugli autobus negli Usa, chi sostiene la "war on drugs", ha un'arma in piu': proibire la diffusione di quei dati.
Si stanno cominciando a vedere i primi effetti delle nuove norme in materia di "finanziamento federale ai mezzi di trasporto pubblico".
Change the Climate, un gruppo antiproibizionista di Washington, aveva cercato di acquistare uno spazio pubblicitario per la propria campagna di informazione: "le leggi sulla marijuana -diceva il manifesto- spreca miliardi di soldi dei contribuenti mettendo in prigione persone inoffensive".
Ma chi gestisce le metropolitane della capitale statunitense, ha temuto che, pubblicando i manifesti, avrebbe potuto perdere i 170 milioni di finanziamenti federali.
Niente comunque ha vietato all'associazione proibizionista Partnership for a drug free America di esporre in quegli spazi i propri di manifesti.
L'American Civil Liberties Association, ha iniziato una causa sull'accaduto. Secondo l'associazione per i diritti civili, infatti, la legge viola il primo emendamento della costituzione americana, quello che tutela la liberta' di parola.
I giudici dovranno considerare la questione, partendo anche dal presupposto che nessuno obbliga il Governo federale a finanziare i mezzi pubblici cittadini, e che questo e' a discrezione dell'amministrazione. Ed il Congresso puo' stabilire che questi soldi non vadano in campagne che promuovono comportamenti che il Congresso stesso non vuole promuovere. Nel caso, l'uso di droga.
Ma mettere quel manifesto, d'altra parte, non sarebbe costato soldi del Congresso. Anzi. L'azienda pubblica avrebbe guadagnato i 92.000 dollari che Change the Climate avrebbe investito nella comunicazione.
Ed inoltre, quei manifesti non incoraggiavano nessun "comportamento non voluto dal Congresso", ma mettevano a fuoco una legge ingiusta ed il conseguente spreco dei soldi pubblici, mettendo in prigione chi fa uso di una sostanza che un americano su tre ha provato almeno una volta.
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