Usa. Due cittadini americani non possono rientrare negli Usa dopo quattro anni in Pakistan
Due cittadini americani d'origine pachistana, che erano andati in Pakistan quattro anni or sono per studiare il Corano, non possono tornare a casa loro negli Stati Uniti perche' l'Fbi sospetta che abbiano frequentato campi d'addestramento al terrorismo e vuole prima interrogarli. Il loro caso sta suscitando polemiche negli Stati Uniti e mobilita le organizzazioni che si battono per la tutela dei diritti civili.
La vicenda risale all'aprile scorso, quando Muhammad Ismail, 45 anni, immigrato negli Usa dal Pakistan e naturalizzato, e suo figlio Jaber, 18, nato negli Usa e, quindi, automaticamente cittadino americano, sono stati bloccati all'aeroporto di Hong Kong, dove avevano fatto scalo nel viaggio di ritorno in America.
Dopo le prime insoddisfacenti spiegazioni, e' emerso che l'ordine di bloccarli veniva direttamente dall'Fbi, che aveva scoperto che Muhammad aveva indicato sul passaporto, fra i contatti di emergenza, un suo cugino Hamid Hayat, che era stato appena accusato di avere fornito sostegno materiale ai terroristi e di aver frequentato dei campi d'addestramento in Pakistan.
Uno zio di Muhammad, inoltre, aveva da poco subito una condanna dopo aver ammesso di avere mentito agli agenti dell'immigrazione sulla quantita' di denaro che stava portando dal Pakistan negli Usa.
Muhammad e suo figlio hanno cosi' scoperto di essere finiti sulla lista 'no-fly' dell'Fbi, l'elenco di persone che non possono prendere voli da o per gli Stati Uniti, e sono stati costretti a tornare in Pakistan dove tuttora sono ospitati da familiari.
Gli agenti dell'Fbi li hanno successivamente interrogati a lungo nell'ambasciata americana di Islamabad, informandoli che potranno tornare negli Usa solo se accetteranno di rispondere ad ulteriori domande e di sottoporsi a un test con la macchina della verita'.
Gli ufficiali americani hanno anche precisato che i due potrebbero teoricamente fare ritorno in patria via mare o tramite una frontiera terrestre, dato che la lista, in teoria, preclude loro soltanto i viaggi in aereo. Ma Julia Harumi Mass, un legale dell'American Civil Liberties Union -un'organizzazione che si preoccupa delle liberta' civili dei cittadini americani-, ha dichiarato alla stampa che i due Ismail, da lei rappresentati, hanno paura di rimanere bloccati in Messico o in Canada qualora non dovessero essere ammessi negli Usa.
'Non ci sono accuse contro di loro', ha aggiunto il legale, denunciando che le autorita' americane stanno 'effettivamente tenendo in ostaggio in un Paese straniero' due cittadini americani senza alcuna giustificazione. Nell'imminenza del V anniversario degli attacchi kamikaze contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001, la vicenda acquista rilievo, anche sui media americani, come paradigma dell'erosione delle liberta' civili sancita dalle norme anti-terrorismo del Patriot Act, un insieme di provvedimenti varato per contrastare la minaccia terroristica negli Usa.
La vicenda risale all'aprile scorso, quando Muhammad Ismail, 45 anni, immigrato negli Usa dal Pakistan e naturalizzato, e suo figlio Jaber, 18, nato negli Usa e, quindi, automaticamente cittadino americano, sono stati bloccati all'aeroporto di Hong Kong, dove avevano fatto scalo nel viaggio di ritorno in America.
Dopo le prime insoddisfacenti spiegazioni, e' emerso che l'ordine di bloccarli veniva direttamente dall'Fbi, che aveva scoperto che Muhammad aveva indicato sul passaporto, fra i contatti di emergenza, un suo cugino Hamid Hayat, che era stato appena accusato di avere fornito sostegno materiale ai terroristi e di aver frequentato dei campi d'addestramento in Pakistan.
Uno zio di Muhammad, inoltre, aveva da poco subito una condanna dopo aver ammesso di avere mentito agli agenti dell'immigrazione sulla quantita' di denaro che stava portando dal Pakistan negli Usa.
Muhammad e suo figlio hanno cosi' scoperto di essere finiti sulla lista 'no-fly' dell'Fbi, l'elenco di persone che non possono prendere voli da o per gli Stati Uniti, e sono stati costretti a tornare in Pakistan dove tuttora sono ospitati da familiari.
Gli agenti dell'Fbi li hanno successivamente interrogati a lungo nell'ambasciata americana di Islamabad, informandoli che potranno tornare negli Usa solo se accetteranno di rispondere ad ulteriori domande e di sottoporsi a un test con la macchina della verita'.
Gli ufficiali americani hanno anche precisato che i due potrebbero teoricamente fare ritorno in patria via mare o tramite una frontiera terrestre, dato che la lista, in teoria, preclude loro soltanto i viaggi in aereo. Ma Julia Harumi Mass, un legale dell'American Civil Liberties Union -un'organizzazione che si preoccupa delle liberta' civili dei cittadini americani-, ha dichiarato alla stampa che i due Ismail, da lei rappresentati, hanno paura di rimanere bloccati in Messico o in Canada qualora non dovessero essere ammessi negli Usa.
'Non ci sono accuse contro di loro', ha aggiunto il legale, denunciando che le autorita' americane stanno 'effettivamente tenendo in ostaggio in un Paese straniero' due cittadini americani senza alcuna giustificazione. Nell'imminenza del V anniversario degli attacchi kamikaze contro gli Stati Uniti dell'11 Settembre 2001, la vicenda acquista rilievo, anche sui media americani, come paradigma dell'erosione delle liberta' civili sancita dalle norme anti-terrorismo del Patriot Act, un insieme di provvedimenti varato per contrastare la minaccia terroristica negli Usa.
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