Usa. Dulbecco compie 93 anni e non si ferma
Compleanno in famiglia, ma non solo, per il Nobel Renato Dulbecco. I suoi 93 anni li festeggia nella sua casa in California, ma uno dei regali piu' graditi arriva dalla ricerca, con i primi dati che dimostrano la possibilita' di identificare e far sviluppare nei topi le cellule staminali responsabili del tumore del seno, in modo da identificare le piu' aggressive.
'Il lavoro principale lo stiamo chiudendo proprio in questi giorni', ha detto il Nobel raggiungo telefonicamente nel suo laboratorio in California.
Risolti brillantemente i problemi di salute che nell'ultimo anno lo hanno tenuto lontano dall'Italia, Dulbecco ha ritrovato la sua voce energica e la determinazione con cui ha sempre affrontato la ricerca. Dopo essere stato un pioniere dello studio dei geni legati ai tumori, il Nobel punta ora a un altro tema di frontiera: la ricerca sulle cellule progenitrici del cancro. 'E' molto interessante dimostrare l'esistenza e studiare il comportamento di queste cellule'.
Dulbecco le sta studiando per il tumore del seno, in collaborazione con l'Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Milano.
'Le cellule staminali del cancro della mammella sono state isolate tempo fa, ma adesso abbiamo dimostrato che e' possibile differenziarle', ha aggiunto. Una volta isolate, queste cellule progenitrici capaci di far crescere il tumore e di generare metastasi anche quando il tumore sembra ormai curato, sono state reintrodotte in topi. In questo modo e' stato possibile individuare le popolazioni di staminali che riuscivano a far crescere il tumore piu' velocemente. 'Una volta fatte differenziare le cellule staminali diventano esattamente cellule del tumore mammario'.
La ricerca e' stata condotta da Dulbecco in collaborazione con Ileana Zucchi, dell'Istituto del Cnr di Milano. 'Adesso il lavoro e' finito', ma fino alla pubblicazione non sara' possibile divulgare ulteriori dettagli.
Quello che e' certo e' che si tratta di una delle strade piu' promettenti per il futuro della ricerca sui tumori. Lo ha detto recentemente anche l'oncologo Umberto Veronesi, per il quale proprio queste cellule potrebbe potrebbero diventare il nuovo obiettivo per riuscire a bloccare la crescita dei tumori.
Cellule staminali del cancro sono finora state individuate nelle leucemie, nel melanoma e nei tumori di cervello, colon e fegato. 'E' ormai chiaro che tutte le cellule staminali tumorali sono le responsabili della crescita in quasi tutti i tumori', ha osservato Ruggero De Maria, del Laboratorio di Ematologia e oncologia dell'Istituto Superiore di Sanita', che nel novembre scorso ha isolato le cellule staminali del tumore del colon. 'Adesso le ricerche proseguono, sulla stessa via che sta percorrendo Dulbecco, per identificare meglio le staminali, trovare marcatori per identificarle e ricostruire i processi che le spingono a diventare tumorali. Si cerca anche di identificare i loro punti deboli, in modo da avere nuovi strumenti per la diagnosi e la terapia'.
Intanto le ricerche di Dulbecco vanno avanti, sempre in collaborazione con l'istituto del Cnr di Milano. 'Spero che quest'anno riesca a venire in Italia', ha detto il direttore dell'Istituto di tecnologie Biomediche del Cnr, Paolo Vezzoni.
La collaborazione del Nobel con l'Istituto e' ormai storica e risale agli albori del Progetto Genoma Umano: 'Dulbecco -ha detto Vezzoni- e' un oncologo, ma ci ha seguito anche nello studio sul genoma, avviando un filone di ricerca nel quale stiamo proseguendo molto bene'.
'Il lavoro principale lo stiamo chiudendo proprio in questi giorni', ha detto il Nobel raggiungo telefonicamente nel suo laboratorio in California.
Risolti brillantemente i problemi di salute che nell'ultimo anno lo hanno tenuto lontano dall'Italia, Dulbecco ha ritrovato la sua voce energica e la determinazione con cui ha sempre affrontato la ricerca. Dopo essere stato un pioniere dello studio dei geni legati ai tumori, il Nobel punta ora a un altro tema di frontiera: la ricerca sulle cellule progenitrici del cancro. 'E' molto interessante dimostrare l'esistenza e studiare il comportamento di queste cellule'.
Dulbecco le sta studiando per il tumore del seno, in collaborazione con l'Istituto di Tecnologie Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Milano.
'Le cellule staminali del cancro della mammella sono state isolate tempo fa, ma adesso abbiamo dimostrato che e' possibile differenziarle', ha aggiunto. Una volta isolate, queste cellule progenitrici capaci di far crescere il tumore e di generare metastasi anche quando il tumore sembra ormai curato, sono state reintrodotte in topi. In questo modo e' stato possibile individuare le popolazioni di staminali che riuscivano a far crescere il tumore piu' velocemente. 'Una volta fatte differenziare le cellule staminali diventano esattamente cellule del tumore mammario'.
La ricerca e' stata condotta da Dulbecco in collaborazione con Ileana Zucchi, dell'Istituto del Cnr di Milano. 'Adesso il lavoro e' finito', ma fino alla pubblicazione non sara' possibile divulgare ulteriori dettagli.
Quello che e' certo e' che si tratta di una delle strade piu' promettenti per il futuro della ricerca sui tumori. Lo ha detto recentemente anche l'oncologo Umberto Veronesi, per il quale proprio queste cellule potrebbe potrebbero diventare il nuovo obiettivo per riuscire a bloccare la crescita dei tumori.
Cellule staminali del cancro sono finora state individuate nelle leucemie, nel melanoma e nei tumori di cervello, colon e fegato. 'E' ormai chiaro che tutte le cellule staminali tumorali sono le responsabili della crescita in quasi tutti i tumori', ha osservato Ruggero De Maria, del Laboratorio di Ematologia e oncologia dell'Istituto Superiore di Sanita', che nel novembre scorso ha isolato le cellule staminali del tumore del colon. 'Adesso le ricerche proseguono, sulla stessa via che sta percorrendo Dulbecco, per identificare meglio le staminali, trovare marcatori per identificarle e ricostruire i processi che le spingono a diventare tumorali. Si cerca anche di identificare i loro punti deboli, in modo da avere nuovi strumenti per la diagnosi e la terapia'.
Intanto le ricerche di Dulbecco vanno avanti, sempre in collaborazione con l'istituto del Cnr di Milano. 'Spero che quest'anno riesca a venire in Italia', ha detto il direttore dell'Istituto di tecnologie Biomediche del Cnr, Paolo Vezzoni.
La collaborazione del Nobel con l'Istituto e' ormai storica e risale agli albori del Progetto Genoma Umano: 'Dulbecco -ha detto Vezzoni- e' un oncologo, ma ci ha seguito anche nello studio sul genoma, avviando un filone di ricerca nel quale stiamo proseguendo molto bene'.
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