Usa. Farmaci per il cuore pericolosi per chi consuma cocaina
I farmaci standard per il trattamento degli attacchi di cuore, cioe' i beta-bloccanti e gli antitrombotici, possono essere pericolosi per chi fa uso di polvere bianca. I medici dovrebbero dunque sempre chiedere al paziente che arriva in ospedale con un dolore al petto se utilizza sostanze stupefacenti, soprattutto se si tratta di persone giovani. E' l'appello contenuto in un editoriale apparso sulla rivista 'Circulation' a firma dei cardiologi dell'American Heart Association (Aha), che affrontano l'argomento a causa del progressivo aumento di ricoveri correlati alle droghe a cui si sta assistendo in questi ultimi anni.James Cord, uno dei cardiologi che hanno firmato l'editoriale, afferma che la visite ai reparti di emergenza sono in crescita soprattutto nella fascia d'eta' 35-44 anni: "si tratta di giovani che arrivano al pronto soccorso con dolore al petto, dopo aver sniffato. E la cocaina, amplificando il bisogno di ossigeno del muscolo cardiaco ma allo stesso tempo privandolo di questo elemento -costringendo i vasi sanguigni e facilitando la formazione di trombi- puo' effettivamente aprire le porte all'infarto. Spesso davanti al sintomo di dolore al petto, si interviene con i farmaci, ma questo puo' esporre a un rischio maggiore di emorragie cerebrali il paziente che assume cocaina, a causa dell'aumento di pressione che questa sostanza puo' provocare. 'I beta-bloccanti, infatti, normalmente abbassano la pressione senza costringere le arterie, ma possono avere l'effetto contrario in chi usa cocaina". Con un concreto rischio di morte, come dimostrano i test effettuati su modello animale.
La ricerca rivela che il consumo di cocaina in eta' giovanile o in persone sane puo' condurre a palpitazioni, respiro smorzato, dolori al petto, ansieta', giramento di testa e sudorazione. La cocaina provocherebbe anche un aumento della pressione sanguigna e sanguinamento nel cervello.
Secondo il Substance Abuse and Mental Health Services Administration, il numero delle richieste di intervento nei pronto soccorso e' aumentato del 47% dal 1995 al 2002.
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