Lunedì 8 giugno 2026
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Usa. Fumatori pesanti di cannabis a rischio per cuore e cervello

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Non solo problemi di memoria e apprendimento. Sembra infatti che l'abitudine a fumare marijuana esponga, nel tempo, i consumatori al rischio di attacco cardiaco e ictus. Il principio attivo della marijuana (Thc o delta-9-tetraidrocannabinolo) e' chiamato in causa da diversi anni dai ricercatori, perche' si lega ai recettori dei cannabinoidi, localizzati su diversi tipi di cellule in vari organi. Scienziati del team di Jean Lud Cadet del National Institute on Drug Abuse del Nih di Baltimora (Usa) hanno esaminato l'effetto pesante e persistente dell'uso di cannabis, per capire se poteva essere associato a modificazioni di alcune proteine del sangue. Gli studiosi volevano capire anche se queste anomalie potevano essere collegate ad altri effetti collaterali della marijuana.  Cosi' il team ha esaminato 18 forti consumatori di spinelli da diversi anni, confrontandoli con 24 volontari che non si erano mai fatti le canne. Nello studio non sono state incluse persone con problemi medici o psichiatrici importanti, o altre dipendenze. I medici hanno misurato le proteine nel sangue usando un nuovo metodo, un chip proteico che ha il potenziale di identificare in un colpo solo diverse proteine. Questa tecnica ha mostrato che l'apolipoproteina C-III presenta aumenti significativi nelle persone che abusano di marijuana.  L'ApoC-III appartiene a una grande famiglia di proteine che interagisce con i lipidi e li aiuta a muoversi dentro e fuori dalle cellule. Insomma, e' una sostanza chiave, coinvolta nel trasporto dei trigliceridi: ritarda il loro metabolismo. Un aumento nei livelli di questa sostanza nel sangue, inoltre, si verifica in parallelo con quello dei trigliceridi. E dunque, anche se al momento non sappiamo come l'uso pesante di marijuana possa far impennare l'apoC-III, questa proteina potrebbe essere fra i colpevoli dell'aumentato rischio di attacco cardiaco e ictus che si registra in alcuni forti consumatori.    
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