Usa. Identificate le "cellule staminali" del tumore al pancreas
Aumentano le prove secondo cui la capacita' di un tumore di crescere e propagarsi dipendono fondamentalmente da un piccolo gruppo di cellule, denominate cellule staminali. Finora si sapeva che era cosi' per il tumore del seno, del cervello e di alcuni tipi di cancro nel sangue. Una nuova ricerca ha dimostrato che lo stesso succede con il pancreas. La nuova teoria indica che sono esattamente queste progenitrici a consentire la crescita del tumore, in virtu' della loro capacita' di moltiplicarsi e dividersi. Inoltre, s'ipotizza che un'alta percentuale d'insuccesso delle cure attuali, a base di chemio- e radioterapia, dipenda dal fatto che le cellule staminali non rispondono a quei trattamenti. E' una realta' particolarmente grave per il cancro del pancreas, una delle malattie dalla prognosi piu' severa e ad alto tasso di ricaduta.
Alcuni ricercatori dell'Universita' del Michigan hanno identificato precisamente le unita' "staminali" responsabili del modello aggressivo di crescita e con la tendenza ad estendersi ad altre zone del corpo. I risultati della loro ricerca sono pubblicati sulla rivista Cancer Research. Gli autori hanno impiantato campioni di tessuto tumorale provenienti da dieci pazienti in diversi roditori dal sistema immunologico debilitato. Poi i tumori sviluppati dagli animali sono stati nuovamente estratti, allo scopo d'identificare le cellule con determinati "marchi" sulla loro superficie, ossia CD44, CD24 ed ESA. Soltanto lo 0,2%-0,8% delle cellule tumorali avevano contemporaneamente i tre marchi in superficie. E quando sono state iniettate 100 di queste cellule staminali in altri ratti sani, la meta' di loro ha sviluppato nuovi ed aggressivi tumori pancreatici. Viceversa, quando sono state selezionate cellule "non marcate", e' stato necessario iniettare almeno 10.000 unita' perche' gli animali incominciassero a sviluppare il cancro, piu' lentamente e con una modalita' di crescita meno aggressiva rispetto al primo gruppo. "Negli ultimi due decenni non abbiamo fatto nessun progresso che permettesse la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con un cancro pancreatico", lamenta , direttrice del lavoro, "ma credo che se potessimo veramente identificare le cellule staminali del tumore, potremmo raggiungere un traguardo reale contro questa terribile malattia".
Nel 2003, specialisti di quella stessa universita' scoprirono, per la prima volta, le cellule progenitrici in un tumore solido, del seno. Da allora, il fenomeno e' stato confermato anche per il cancro al colon, per i tumori cerebrali e in alcuni del sistema nervoso centrale. A gennaio di quest'anno e' stata rilevata la loro presenza anche nelle lesioni della testa e del collo. La loro importanza nell'ambito di nuove terapie potrebbe essere radicale, giacche' significherebbe che gli attuali trattamenti "non stanno attaccando le unita' piu' importanti del tumore", nelle parole di Max Wicha, altro firmatario dello studio. "Se desideriamo curare piu' tumori dovremo identificare ed eliminare queste cellule staminali", ha spiegato. O, con le parole della dottoressa Simeone: "Le cellule staminali cambieranno radicalmente il nostro modo di trattare il cancro".
Alcuni ricercatori dell'Universita' del Michigan hanno identificato precisamente le unita' "staminali" responsabili del modello aggressivo di crescita e con la tendenza ad estendersi ad altre zone del corpo. I risultati della loro ricerca sono pubblicati sulla rivista Cancer Research. Gli autori hanno impiantato campioni di tessuto tumorale provenienti da dieci pazienti in diversi roditori dal sistema immunologico debilitato. Poi i tumori sviluppati dagli animali sono stati nuovamente estratti, allo scopo d'identificare le cellule con determinati "marchi" sulla loro superficie, ossia CD44, CD24 ed ESA. Soltanto lo 0,2%-0,8% delle cellule tumorali avevano contemporaneamente i tre marchi in superficie. E quando sono state iniettate 100 di queste cellule staminali in altri ratti sani, la meta' di loro ha sviluppato nuovi ed aggressivi tumori pancreatici. Viceversa, quando sono state selezionate cellule "non marcate", e' stato necessario iniettare almeno 10.000 unita' perche' gli animali incominciassero a sviluppare il cancro, piu' lentamente e con una modalita' di crescita meno aggressiva rispetto al primo gruppo. "Negli ultimi due decenni non abbiamo fatto nessun progresso che permettesse la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti con un cancro pancreatico", lamenta , direttrice del lavoro, "ma credo che se potessimo veramente identificare le cellule staminali del tumore, potremmo raggiungere un traguardo reale contro questa terribile malattia".
Nel 2003, specialisti di quella stessa universita' scoprirono, per la prima volta, le cellule progenitrici in un tumore solido, del seno. Da allora, il fenomeno e' stato confermato anche per il cancro al colon, per i tumori cerebrali e in alcuni del sistema nervoso centrale. A gennaio di quest'anno e' stata rilevata la loro presenza anche nelle lesioni della testa e del collo. La loro importanza nell'ambito di nuove terapie potrebbe essere radicale, giacche' significherebbe che gli attuali trattamenti "non stanno attaccando le unita' piu' importanti del tumore", nelle parole di Max Wicha, altro firmatario dello studio. "Se desideriamo curare piu' tumori dovremo identificare ed eliminare queste cellule staminali", ha spiegato. O, con le parole della dottoressa Simeone: "Le cellule staminali cambieranno radicalmente il nostro modo di trattare il cancro".
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