Usa. Intervista a Corbetta, il medico di Superman
Ha fatto passi da gigante l'attore storico di Superman, Christopher Reeve, da quando, nel 1995, la sua vita e' diventata l'emblema della precarieta' fisica e della lotta tenace verso le speranze offerte dalla scienza.
Paladino della lotta per la liberta' di ricerca sulle cellule staminali embrionali, Reeve e' stato seguito da un team di medici competenti e attivi, tra i quali spicca anche un nome italiano, quello di Maurizio Corbetta, direttore del dipartimento di Riabilitazione cerebrovascolare dell'Universita' di Washington a St. Louise. Il dott. Corbetta e' stato intervistato dal settimanale "L'Espresso", e ne riportiamo qui di seguito i punti salienti.
E' stata lunga e complessa la riabilitazione del famoso paziente, inizialmente incentrata su trattamenti standard, come "la mobilizzazione delle articolazioni e esercizi per mantenere il tono muscolare. Poi due anni fa ha cominciato a mostrare un certo recupero spontaneo, muovendo il dito indice della mano sinistra, e da quel momento abbiamo cominciato a sottoporlo a un regime riabilitativo piu' intenso".
"Reeve ha subito una lesione al livello della vertebra C2, perdendo la capacita' di controllare tutte le funzioni muscolari al di sotto di quella vertebra. Nel suo caso, pero', circa il 10 per cento delle fibre del midollo spinale ha conservato la capacita' di funzionare e trasportare stimoli. Nel corso della riabilitazione ci siamo concentrati sullo studio della risposta del cervello agli stimoli (che e' poi una maniera indiretta di capire se il midollo spinale funziona o meno). Se si stimola, per esempio, la gamba e c'e' una risposta nel cervello, se ne puo' concludere di certo che il midollo trasporta lo stimolo. [.] L'esperienza fatta con Reeve ci dimostra anche che il cervello tende alla stabilita'. La domanda che si pone e': come reagisce il cervello se dopo anni di isolamento riceve improvvisamente impulsi dalla parte morta del corpo? Il caso di Reeve dimostra che la corteccia cerebrale, o almeno parte di questa, sarebbe pronta a ricevere questi impulsi senza difficolta'." E qui entra in gioco il ruolo delle staminali: "In un certo senso, con le cellule staminali sarebbe possibile [creare una sorta di by-pass neurologico, n.d.r.]. Facendole proliferare fino a ricollegare le porzioni del tessuto nervoso ferito. Nel complesso, comunque, l'esigenza e' quella di abituare i malati e i loro parenti che l'abilitazione deve avvenire anche in ambiente extra ospedaliero. La gente si deve convincere che la terapia riabilitativa deve essere praticata ogni giorno. In questo senso quello che ci aiutera' in futuro e' l'uso di Internet. In Rete il paziente potra' eseguire gli esercizi prescritti dal medico e, tramite il Web, potra' verificare con lui come sta progredendo la terapia. Cosi' si trattera' di tornare in clinica una volta al mese per il controllo e l'aggiornamento della terapia riabilitativa".
Paladino della lotta per la liberta' di ricerca sulle cellule staminali embrionali, Reeve e' stato seguito da un team di medici competenti e attivi, tra i quali spicca anche un nome italiano, quello di Maurizio Corbetta, direttore del dipartimento di Riabilitazione cerebrovascolare dell'Universita' di Washington a St. Louise. Il dott. Corbetta e' stato intervistato dal settimanale "L'Espresso", e ne riportiamo qui di seguito i punti salienti.
E' stata lunga e complessa la riabilitazione del famoso paziente, inizialmente incentrata su trattamenti standard, come "la mobilizzazione delle articolazioni e esercizi per mantenere il tono muscolare. Poi due anni fa ha cominciato a mostrare un certo recupero spontaneo, muovendo il dito indice della mano sinistra, e da quel momento abbiamo cominciato a sottoporlo a un regime riabilitativo piu' intenso".
"Reeve ha subito una lesione al livello della vertebra C2, perdendo la capacita' di controllare tutte le funzioni muscolari al di sotto di quella vertebra. Nel suo caso, pero', circa il 10 per cento delle fibre del midollo spinale ha conservato la capacita' di funzionare e trasportare stimoli. Nel corso della riabilitazione ci siamo concentrati sullo studio della risposta del cervello agli stimoli (che e' poi una maniera indiretta di capire se il midollo spinale funziona o meno). Se si stimola, per esempio, la gamba e c'e' una risposta nel cervello, se ne puo' concludere di certo che il midollo trasporta lo stimolo. [.] L'esperienza fatta con Reeve ci dimostra anche che il cervello tende alla stabilita'. La domanda che si pone e': come reagisce il cervello se dopo anni di isolamento riceve improvvisamente impulsi dalla parte morta del corpo? Il caso di Reeve dimostra che la corteccia cerebrale, o almeno parte di questa, sarebbe pronta a ricevere questi impulsi senza difficolta'." E qui entra in gioco il ruolo delle staminali: "In un certo senso, con le cellule staminali sarebbe possibile [creare una sorta di by-pass neurologico, n.d.r.]. Facendole proliferare fino a ricollegare le porzioni del tessuto nervoso ferito. Nel complesso, comunque, l'esigenza e' quella di abituare i malati e i loro parenti che l'abilitazione deve avvenire anche in ambiente extra ospedaliero. La gente si deve convincere che la terapia riabilitativa deve essere praticata ogni giorno. In questo senso quello che ci aiutera' in futuro e' l'uso di Internet. In Rete il paziente potra' eseguire gli esercizi prescritti dal medico e, tramite il Web, potra' verificare con lui come sta progredendo la terapia. Cosi' si trattera' di tornare in clinica una volta al mese per il controllo e l'aggiornamento della terapia riabilitativa".
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