Giovedì 4 giugno 2026
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Usa. Il legame tra stress e tossicodipendenza

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Esiste un legame diretto fra stress e tossicodipendenza: uno studioso ha messo a nudo il meccanismo neurologico che spinge chi e' o si sente sotto stress a cercare sollievo nell'alcol o nella droga. E a continuare a farlo, senza riuscire a smettere, perche' si instaura una memoria cellulare, che lancia continui inviti allo stordimento.
"Lo stress usa una specie di corsia preferenziale, per arrivare a stimolare una specifica area del cervello, la cui attivita' e' legata ai comportamenti di dipendenza", spiega Antonello Bonci, neurofisiologo e docente dell'University of California di San Francisco, che ha illustrato l'esito delle sue ultime ricerche sulla rivista Neuron.
Le caratteristiche dell'area in questione sono note da tempo ma solo ora, sottolinea Bonci, "abbiamo capito come viene attivata". Chiarendo peraltro la funzione di un composto, un ormone chiamato corticotropine releasing factor (Crf), "presente in grandi quantita' in tutto il sistema nervoso centrale, ma con livelli alterati in chi soffre di forme depressive e mali come schizofrenia o morbo di Alzheimer". Finora si pensava che fosse il Crf in se' ad avere un ruolo nella risposta chimica cerebrale allo stress. Gli ultimi studi pero', dimostrano che "ad attivare il Crf e' una proteina che si lega ad esso, formando un complesso che stimola certi recettori delle cellule dell'area ventrale-tegmentale" (Vat, al centro e alla base del cervello). L'area cioe' la cui attivita' e' legata ai comportamenti di dipendenza: dall'alcol alle droghe, dalla bulimia all'ossessione da shopping.
"E' fondamentale soffermarsi ora sui recettori -secondo lo studioso -perche' svolgono una funzione di modulatori dell'attivita' nervosa centrale e sono responsabili della formazione dei fenomeni di memoria cellulare". Noti come recettori Nmda o dopaminergici -ovvero che interagiscono con la dopamina, uno dei neurotrasmettitori centrali nelle attivita' cerebrali- questi recettori svolgono un ruolo centrale per la formazione di 'ricordi' delle singole cellule.
Si sapeva gia' che le cellule Vat hanno memorie chimiche. La cocaina, per esempio, ricorda Bonci, dopo un'unica interazione lascia una memoria di una settimana in queste cellule. Il particolare e' cruciale perche' ci dice che anche a livello cellulare la memoria puo' durare nel tempo. Che non deve pertanto stupire se "chi ha reagito allo stress cercando sollievo con qualche sostanza, torna a farlo", rispondendo agli inviti lanciati dalle cellule Vat, anche una volta superato lo stato di stress.
I recettori Nmda delle cellule Vat sono interessati anche al cosiddetto 'meccanismo della ricompensa': mantengono cioe' il ricordo di una sensazione piacevole, e lanciano al cervello continui segnali di invito perche' questa venga rinnovata. Spingono cioe' l'individuo a tornare ad alzare il gomito o a farsi una canna.
A livello cellulare, chiamando cautamente in causa studi ancora in corso, il ricordo si fissa probabilmente attraverso un processo di fosforilazione, e "non e' escluso che lo stesso meccanismo chimico governi il fenomeno della memoria in quanto tale", la cui natura e' finora avvolta dal mistero. Ora che sappiamo cosa succede a chi finisce nella trappola della dipendenza da sostanze o comportamenti, e che sappiamo quali sono i punti in comune fra queste forme di dipendenza e le forme depressive o certe malattie degenerative del sistema nervoso centrale, "possiamo anche pensare che fra qualche anno avremo una nuova classe di farmaci", non solo per combattere la tossicodipendenza ma anche tutti questi mali.
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