Usa-Messico. Fallito il piano 'Merica', Obama invia cento agenti speciali al confine
Cento agenti speciali al confine e una Fbi speciale per il coordinamento delle operazioni: sono i due punti chiave della nuova strategia di Barack Obama per combattere il narcotraffico in Messico. Il presidente americano ha reso noto il suo piano per arginare il fenomeno, caratterizzato negli ultimi tempi dall'esplosione di una sanguinosissima guerra tra cartelli che sta mietendo centinaia di vittime. La strategia impegnera' personale del Dipartimento per la sicurezza interna, della Drug Enforcement Administration (l'agenzia federale antidroga) e del Bureau of Alcohol, Tobacco and Firearms and Explosives (ATF). Gli agenti speciali saranno inviati al confine con il Messico entro 45 giorni.Il presidente americano ha detto che gli Stati Uniti sono pronti 'a fare di piu'' al confine del Messico se l'iniziativa non dara' risultati.'Stiamo continuando a sorvegliare la situazione e se le nostre azioni non daranno i risultati attesi - ha detto Obama in una conferenza stampa martedi' sera alla Casa Bianca - allora faremo di piu'' al confine col Messico.
DEPUTATI MESSICO, FALLITO PIANO 'MERIDA' - Poco prima dell'arrivo a Citta' del Messico del segretario di Stato Usa Hillary Clinton, parlamentari del partito al governo e dell'opposizione hanno concordato oggi sul fatto che il Piano Merida, istituito nel giugno del 2008 da Washington per collaborare con il Paese nella lotta al narcotraffico e al contrabbando d'armi, 'e' fallito'.
'E' indispensabile derogarlo ed includervi anche il Canada, poiche' anche la sua frontiera e' minacciata dai Cartelli della droga', ha avvertito il deputato Eduardo de la Torre Jaramillo del partito di destra Azione Nazionale (Pan), che fa capo al presidente Felipe Calderon.
'Il Messico non deve continuare con tale piano, poiche' dopo ne verrebbe uno del tipo Piano Colombia, che punterebbe ad un intervento militare Usa', gli ha fatto eco il collega Roberto Badillo dell'oppositore Partito Rivoluzionario Istituzionale (Pri). Per il deputato Alfonso Suarez del Real, del Partito della Rivoluzione Democratica (Prd) di sinistra e a sua volta all'opposizione, il Piano Merida, con il quale il governo Usa si e' impegnato a collaborare con le Forze armate messicane con 400 milioni di dollari, 'e' solo una questione mediatica'.
Jaramillo, che come i due colleghi fa parte della Commissione Difesa della Camera dei deputati, ha anche sostenuto che 'il Cartello del Golfo e' infiltrato in 195 citta' statunitensi ed e' gia' presente in 41 Paesi, Canada incluso'.
Intanto, il sottosegretario alla sicurezza pubblica federale Genaro Garcia Luna ha assicurato che a Ciudad Juarez, la citta' piu' violenta del Paese - 1.600 morti nel 2008 -, la presenza di 11.000 soldati e agenti federali, dispiegati nella zona dal 25 febbraio scorso, 'ha ridotto gli omicidi del 70%'.
NEW YORK TIMES, PROSSIMA CRISI USA SARA' LA GUERRA MESSICANA ALLA DROGA - Altro che Iran o Afghanistan, la prossima crisi di politica estera di cui dovrà occuparsi la amministrazione Obama potrebbe essere alle porte di casa, in Messico: lo scrive il New York Times mentre giunge nel vicino meridionale oggi il segretario di Stato Hillary Rodham Clinton per la prima di una sfilza di visite: in aprile ci sarà lo stesso Obama.
I rapporti fra i due paesi sono tesi per un ventaglio di motivi.
La crisi economica colpisce l'economia messicana e viene da nord: l'export messicano ha perso 65.000 posti di lavoro da ottobre e il 32% in gennaio; l'export del settore automobilistico (pezzi di ricambio) il 50% fra gennaio e febbraio.
La drammatica guerra di frontiera contro i narcotrafficanti sta uccidendo migliaia di persone: 7.000 in 16 mesi, fra guerra fra bande per il controllo del traffico, e guerra con l'esercito e la polizia mandati dal presidente Calderon a migliaia a pattugliare i punti piú caldi, per esempio la città di frontiera Ciudad Juarez. Ma la droga serve a rifornire i tossicodipendenti statunitensi. L'amministrazione Obama ha già annunciato la possibilità del dispiegamento di truppe alla frontiera per arginare la violenza. D'altra parte il 90% delle armi usate dai cartelli messicani viene dagli Usa.
Infine l'immigrazione fortissima dal Messico verso Texas e California, contro la quale sulla lunga frontiera è stato in certi tratti costruito anche un 'muro', una palizzata sorvegliata. Ancora, la crisi economica e la lotta per i posti di lavoro aggravano la situazione.
Obama potrebbe dover studiare il "caso Messico" molto prima del previsto, anche a causa dei passi falsi di alcuni membri del suo governo, come il direttore dell'intelligence nazionale Dnnis C.
Blair, che in una audizione al Congresso ha suggerito con scarso tatto che certe zone del Messico sono ormai gestite dai narcos e non dal governo.
Il presidente Felipe Calderon si è risentito e ha parlato di una "campagna" degli Usa contro il Messico: i 'warning' del Dipartimento di Stato lo dichiarano zona pericolosa, scoraggiando investimenti e turismo. Ma il Messico, ha detto Calderon, ha un tasso di omicidi inferiore a quello di New Orleans.
E a proposito di commercio, un altro motivo di irritazione tutt'altro che minore riguarda i camion messicani: avrebbero dovuto circolare liberamente sulle strade Usa in base a un accordo del Nafta, il North American Free Trade Agreement. Ma Washington li ha dichiarati "pericolosi" e ha chiuso la frontiera ai tir del sud. Il Messico allora per rappresaglia ha imposto dazi su 89 prodotti statunitensi, dai pompelmi alle lavapiatti.
In certi casi, roba prodotta nei collegi elettorali di certi influenti membri del Congresso a Washington.
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