Lunedì 8 giugno 2026
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Usa/Messico. Il narcotraffico e la sicurezza alla frontiera

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Schermaglie diplomatiche sono scoppiate tra Messico e Stati Uniti in seguito alle dichiarazioni dell'ambasciatore statunitense a Citta' del Messico, Tony Garza, che ha denunciato "l'incapacita' della polizia e della magistratura" messicana nel combattere il narcotraffico, la violenza ed i sequestri di persona lungo la frontiera tra i due Paesi. Garza ha aggiunto che gli effetti della violenza "potrebbero avere effetti negativi sul turismo ed il commercio" tra i due Paesi. L'ambasciatore statunitense ha manifestato le proprie preoccupazioni in una lettera indirizzata al ministro degli Esteri, Ernesto Derbez, e a quello della Giustizia, Rafael Macedo, nella quale inoltre invita il Governo del presidente Vicente Fox "a chiedere aiuto a Washington, se necessario". Immediata la risposta del governo messicano.
"C'e' una errata percezione del problema da parte dei nostri colleghi statunitensi", ha detto Derbez. Piu' duro, invece, il ministro dell'Interno, Santiago Creel, il quale ha risposto indirettamente a Garza affermando che "qualsiasi decisione rispetto ai problemi interni sara' decisa esclusivamente dal governo messicano". "Garza pensi piuttosto a garantire la sicurezza dei messicani oltre il confine, noi pensiamo alla sicurezza dei cittadini statunitensi in Messico", ha aggiunto Creel.
Il Dipartimento di Stato Usa ha recentemente allertato la cittadinanza dei rischi "sempre maggiori" per chi si reca in viaggio in Messico.
Il presidente messicano Vicente Fox ha risposto in serata a Garza affermando che "il Governo messicano non permette giudizi da parte di nessun governo straniero sulle azioni di politica per risolvere i problemi interni". Fox ha inoltre sottolineato che "l'azione del Messico contro il narcotraffico e' decisa".
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