Usa. Non piace a nessuno l’embrione finto
Il prof. William Hurlbut e' autore di una proposta alternativa che in futuro potrebbe cambiare le prospettive del dibattito sulla ricerca. Hurlbut, che lavora alla Stanford University ha messo a punto una tecnica che permetterebbe di ottenere embrioni, tramite trasferimento nucleare somatico, incapaci di svilupparsi in feti, e quindi non considerabili come "vite potenziali".
Hurlbut, membro inoltre del President's Council of Bioethics, ha dichiarato che la sua proposta e' sostenuta da altro 30 ricercatori, e che svelera' i dettagli della sua ricerca solo quando saranno risolti i maggiori ostacoli tecnici. Nonostante le aspettative pero', ne' la comunita' scientifica ne' quella religiosa hanno accolto con favore la sua tesi: per la prima si tratta di un tecnicismo inutile e fuorviante, per la seconda e' un attentato subdolo alla dignita' e alla unicita' del genoma umano. L'idea di creare un ammasso di cellule embrionali simili per essenza ma non per forma ad un embrione, ha suscitato, nei religiosi piu' ortodossi, l'immagine di mostri alla Picasso: agglomerati di tessuti ed organi "senz'anima e struttura". Paul McHugh, del John Hopkins Hospital , ha definito il progetto "una sorta di inquinamento del genoma umano", e il termine inglese utilizzato, "pollution", denota un senso di disgusto e perversione. Michael Sandel, della Harvard University, definisce la proposta come una "scorciatoia morale priva di buon senso", lontana dai bisogni della scienza e dell'etica.
Anche se l'aggettivo morale, associato al termine scorciatoia ha un vago sapore retorico, il senso della critica e' chiaro: l'uomo prometeico cerca in ogni modo di conoscere il segreto della vita, e lo fa con ogni mezzo. Lo studio dell'embrione, svolto con rispetto per la vita umana, e' la soluzione piu' immediata, saggia e produttiva. Ma la si nega, e non c'e' da stupirsi se alcuni ricercatori cercano stratagemmi complicati per mettere a tacere quell'entita' invisibile chiamata coscienza comune.
Hurlbut, membro inoltre del President's Council of Bioethics, ha dichiarato che la sua proposta e' sostenuta da altro 30 ricercatori, e che svelera' i dettagli della sua ricerca solo quando saranno risolti i maggiori ostacoli tecnici. Nonostante le aspettative pero', ne' la comunita' scientifica ne' quella religiosa hanno accolto con favore la sua tesi: per la prima si tratta di un tecnicismo inutile e fuorviante, per la seconda e' un attentato subdolo alla dignita' e alla unicita' del genoma umano. L'idea di creare un ammasso di cellule embrionali simili per essenza ma non per forma ad un embrione, ha suscitato, nei religiosi piu' ortodossi, l'immagine di mostri alla Picasso: agglomerati di tessuti ed organi "senz'anima e struttura". Paul McHugh, del John Hopkins Hospital , ha definito il progetto "una sorta di inquinamento del genoma umano", e il termine inglese utilizzato, "pollution", denota un senso di disgusto e perversione. Michael Sandel, della Harvard University, definisce la proposta come una "scorciatoia morale priva di buon senso", lontana dai bisogni della scienza e dell'etica.
Anche se l'aggettivo morale, associato al termine scorciatoia ha un vago sapore retorico, il senso della critica e' chiaro: l'uomo prometeico cerca in ogni modo di conoscere il segreto della vita, e lo fa con ogni mezzo. Lo studio dell'embrione, svolto con rispetto per la vita umana, e' la soluzione piu' immediata, saggia e produttiva. Ma la si nega, e non c'e' da stupirsi se alcuni ricercatori cercano stratagemmi complicati per mettere a tacere quell'entita' invisibile chiamata coscienza comune.
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