Usa. Nuova cura fa muovere topi paralizzati
Si sono mossi nuovamente grazie ad una nuova e complessa cura sperimentale a base di cellule staminali: e' successo ad un gruppo di topolini da laboratorio con paralisi al midollo spinale - che aveva bloccato l'uso di uno o piu' arti - su cui e' stata utilizzata l'inedita terapia.
Il successo dei test sui ratti condotti alla Johns Hopkins university -dove si stanno gia' pianificando le stesse sperimentazioni su maiali- sta aprendo nuovo speranze per il trattamento -sia pure un giorno ancora lontano- di pazienti umani, con i nervi del midollo spinale fuori uso o colpiti da malattie degenerative delle terminazioni nervose come il morbo di Lou Gehrig.
Nonostante gli stessi ricercatori mettano le mani avanti osservando che ci vorranno anni prima di trasferire su persone il metodo, i risultati ottenuti vengono giudicati dalla comunita' scientifica "senza precedenti".
"Questi test sono riusciti a fare qualcosa che si e' inseguito da 30 anni", ha detto Naomi Keitman dell'Istituto nazionale sulla salute Usa che ha finanziato lo studio.
Esperimenti precedenti erano riusciti a "aggiustare" -sempre in ratti- danni specifici all'interno del midollo spinale che impedivano il trasferimento del messaggio ai muscoli di 'muoversi'.
Ma il nuovo lavoro e' riuscito in molto di piu', spiega il rapporto pubblicato sulla rivista specializzata 'Annals of neurology': grazie ad una complessa 'ricetta' che ha unito cellule staminali embrionali di topi, fattori di crescita ed altre sostanze chimiche, il trattamento ha in pratica "installato" nel sistema nervoso dei ratti nuovi collegamenti elettrici, capaci di dare gli impulsi necessari al movimento.
Le sperimentazioni sono partite con iniezioni di cellule staminali embrionali nei ratti: queste cellule erano state programmate grazie all'ausilio di altri composti chimici, per trasformarsi in 'neuroni motori'. Quando cio' e' avvenuto, i ratti hanno ricevuto altre sostanza specifiche per aumentare le loro probabilita di sopravvivenza da un lato, e per bloccare l'attivita' di un'altra sostanza che circonda i nervi (la mielina), che avrebbe inibito la crescita dei neuroni motori.
Su alcuni animali e' stato anche iniettato il fattore di crescita 'GDNF', proprio vicino alle gambette paralizzate.
I risultati sono stati chiarissimi: solo i topi sui quali sono state usate tutte queste sostanze in combinazione sono non solo sopravvissuti, ma hanno iniziato nuovamente a muoversi.
A 6 sei mesi dalla cura, questi ratti hanno evidenziato: non una totale remissione della paralisi, ma la capacita' di fare dei passetti, di spingere o trasportare oggetti con gli arti prima paralizzati. Gli scienziati hanno osservato nel midollo spinale dei topi 'curati' ben 4.000 nuovi neuroni motori.
Il successo dei test sui ratti condotti alla Johns Hopkins university -dove si stanno gia' pianificando le stesse sperimentazioni su maiali- sta aprendo nuovo speranze per il trattamento -sia pure un giorno ancora lontano- di pazienti umani, con i nervi del midollo spinale fuori uso o colpiti da malattie degenerative delle terminazioni nervose come il morbo di Lou Gehrig.
Nonostante gli stessi ricercatori mettano le mani avanti osservando che ci vorranno anni prima di trasferire su persone il metodo, i risultati ottenuti vengono giudicati dalla comunita' scientifica "senza precedenti".
"Questi test sono riusciti a fare qualcosa che si e' inseguito da 30 anni", ha detto Naomi Keitman dell'Istituto nazionale sulla salute Usa che ha finanziato lo studio.
Esperimenti precedenti erano riusciti a "aggiustare" -sempre in ratti- danni specifici all'interno del midollo spinale che impedivano il trasferimento del messaggio ai muscoli di 'muoversi'.
Ma il nuovo lavoro e' riuscito in molto di piu', spiega il rapporto pubblicato sulla rivista specializzata 'Annals of neurology': grazie ad una complessa 'ricetta' che ha unito cellule staminali embrionali di topi, fattori di crescita ed altre sostanze chimiche, il trattamento ha in pratica "installato" nel sistema nervoso dei ratti nuovi collegamenti elettrici, capaci di dare gli impulsi necessari al movimento.
Le sperimentazioni sono partite con iniezioni di cellule staminali embrionali nei ratti: queste cellule erano state programmate grazie all'ausilio di altri composti chimici, per trasformarsi in 'neuroni motori'. Quando cio' e' avvenuto, i ratti hanno ricevuto altre sostanza specifiche per aumentare le loro probabilita di sopravvivenza da un lato, e per bloccare l'attivita' di un'altra sostanza che circonda i nervi (la mielina), che avrebbe inibito la crescita dei neuroni motori.
Su alcuni animali e' stato anche iniettato il fattore di crescita 'GDNF', proprio vicino alle gambette paralizzate.
I risultati sono stati chiarissimi: solo i topi sui quali sono state usate tutte queste sostanze in combinazione sono non solo sopravvissuti, ma hanno iniziato nuovamente a muoversi.
A 6 sei mesi dalla cura, questi ratti hanno evidenziato: non una totale remissione della paralisi, ma la capacita' di fare dei passetti, di spingere o trasportare oggetti con gli arti prima paralizzati. Gli scienziati hanno osservato nel midollo spinale dei topi 'curati' ben 4.000 nuovi neuroni motori.
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