Usa. Nuovi traguardi dell’ACT con le staminali embrionali
Iniezioni di cellule staminali embrionali hanno dato dimostrazione di essere efficaci nel ricostruire il sistema immunitario danneggiato in alcuni mammiferi adulti.
Lo studio e' stato condotto da Robert Lanza, dell'Advanced Cell Technology, su due mucche in eta' avanzata, che sono vissute per altri 400 giorni senza complicazioni, ne' rigetti. "Occorreranno almeno altri cinque anni prima di utilizzare la stessa tecnica sull'uomo", ha spiegato Lanza. Con un metodo simile a quello utilizzato dai sud coreani, i ricercatori dell'ACT hanno clonato degli embrioni dal patrimonio genetico identico a quello delle mucche sottoposte a sperimentazione. Successivamente hanno iniettato le staminali coltivate con lo scopo di ripristinare i tessuti colpiti da malattie del sistema immunitario.
La tecnica consente di sostituire le cellule malate senza sopprimere completamente il sistema: per patologie come l'HIV ad esempio, questo approccio eviterebbe l'esposizione totale del corpo a batteri e infezioni. Lanza ha utilizzato dei 'contrassegni' genetici che gli hanno permesso di distinguere le cellule immunitarie originarie con quelle derivate dalle staminali. In questo modo e' stato possibile notare le differenze di reazione fra i due animali. Il sistema immunitario e' stato ricostruito con successo sia nella prima mucca, che aveva ricevuto basse dosi di immuno soppressori, sia nella seconda, che non aveva ricevuto farmaci.
Secondo Piero Anversa, direttore del Cardiovascular Research Institute presso il New York Medical College, "i traguardi raggiunti sono impressionanti e aprono nuovi orizzonti nella lotta alle malattie autoimmuni".
Lo studio e' stato condotto da Robert Lanza, dell'Advanced Cell Technology, su due mucche in eta' avanzata, che sono vissute per altri 400 giorni senza complicazioni, ne' rigetti. "Occorreranno almeno altri cinque anni prima di utilizzare la stessa tecnica sull'uomo", ha spiegato Lanza. Con un metodo simile a quello utilizzato dai sud coreani, i ricercatori dell'ACT hanno clonato degli embrioni dal patrimonio genetico identico a quello delle mucche sottoposte a sperimentazione. Successivamente hanno iniettato le staminali coltivate con lo scopo di ripristinare i tessuti colpiti da malattie del sistema immunitario.
La tecnica consente di sostituire le cellule malate senza sopprimere completamente il sistema: per patologie come l'HIV ad esempio, questo approccio eviterebbe l'esposizione totale del corpo a batteri e infezioni. Lanza ha utilizzato dei 'contrassegni' genetici che gli hanno permesso di distinguere le cellule immunitarie originarie con quelle derivate dalle staminali. In questo modo e' stato possibile notare le differenze di reazione fra i due animali. Il sistema immunitario e' stato ricostruito con successo sia nella prima mucca, che aveva ricevuto basse dosi di immuno soppressori, sia nella seconda, che non aveva ricevuto farmaci.
Secondo Piero Anversa, direttore del Cardiovascular Research Institute presso il New York Medical College, "i traguardi raggiunti sono impressionanti e aprono nuovi orizzonti nella lotta alle malattie autoimmuni".
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