Usa. I pericoli dell'ecstasy
Il consumo di ecstasy ha effetti dirompenti a lungo termine: i giovanissimi che la consumano oggi corrono seri rischi di soffrire di depressione e morbo di Parkinson tra alcuni anni. Lo hanno dimostrato per la prima volta due studi pubblicati dalle riviste Harvard Review of Psychiatry e Science, riportati dal Wall Street Journal.
L'ecstasy e' attualmente una delle droghe piu' diffuse tra i giovani negli Usa (dove e si calcola che il suo consumo sia aumentato di circa il 20%) e in Europa. Il suo nome scientifico e' Mdma (3-4 metilenediosiianfetamina) e agisce liberando nel cervello grandi quantita' di serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori responsabili del controllo dell'umore. E' alla serotonina che si deve l'euforia che prova immediatamente chi fa consumo di ecstasy. A lungo termine pero', come dimostrano i due studi, l'ecstasy distrugge le terminazioni nervose e finisce con il ridurre i livelli di due importanti neurotrasmettitori, la serotonina e la dopamina, il neurotrasmettitore che controlla il movimento e che viene a mancare nel morbo di Parkinson.
La ricerca pubblicata su Science, condotta su un gruppo di scimmie alle quali e' stata data l'ecstasy tre volte in una notte, ha dimostrato che i livelli di dopamina si erano ridotti fra il 60% e l'80% nell'arco di un mese e mezzo. E se questi dati dovessero avere conferme anche nell'uomo, la sostanza renderebbe gli individui piu' vulnerabili al morbo di Parkinson.
La ricerca pubblicata sulla Harvard Review of Psychiatry dimostra che l'ecstasy riduce i livelli di serotonina e dopamina nel cervello e secondo uno degli autori dello studio, Bruce Price, il forte calo della serotonina rappresenta un serio fattore di rischio per la comparsa della depressione.
L'ecstasy e' attualmente una delle droghe piu' diffuse tra i giovani negli Usa (dove e si calcola che il suo consumo sia aumentato di circa il 20%) e in Europa. Il suo nome scientifico e' Mdma (3-4 metilenediosiianfetamina) e agisce liberando nel cervello grandi quantita' di serotonina, uno dei principali neurotrasmettitori responsabili del controllo dell'umore. E' alla serotonina che si deve l'euforia che prova immediatamente chi fa consumo di ecstasy. A lungo termine pero', come dimostrano i due studi, l'ecstasy distrugge le terminazioni nervose e finisce con il ridurre i livelli di due importanti neurotrasmettitori, la serotonina e la dopamina, il neurotrasmettitore che controlla il movimento e che viene a mancare nel morbo di Parkinson.
La ricerca pubblicata su Science, condotta su un gruppo di scimmie alle quali e' stata data l'ecstasy tre volte in una notte, ha dimostrato che i livelli di dopamina si erano ridotti fra il 60% e l'80% nell'arco di un mese e mezzo. E se questi dati dovessero avere conferme anche nell'uomo, la sostanza renderebbe gli individui piu' vulnerabili al morbo di Parkinson.
La ricerca pubblicata sulla Harvard Review of Psychiatry dimostra che l'ecstasy riduce i livelli di serotonina e dopamina nel cervello e secondo uno degli autori dello studio, Bruce Price, il forte calo della serotonina rappresenta un serio fattore di rischio per la comparsa della depressione.
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