Usa. Quando il Parkinson sembra imbattibile
Il morbo di Parkinson continua a mietere vittime, e le cure definitive sembrano essere lontane. Coloro che soffrono di questa patologia, subiscono la graduale morte delle loro cellule cerebrali, con conseguente perdita delle funzioni motorie e intellettuali.
Un possibile approccio e' gia' stato sperimentato da ricercatori di tutto il mondo, e prevede la sostituzione delle cellule produttrici di dopamina che sono state danneggiate dalla malattia. L'ultimo studio di questa serie e' stato condotto dall'equipe della Mount Sinai School of Medicine di New York, capeggiata dal dott.Warren Olanow.
Olanow e i suoi colleghi hanno inizialmente sperimentato il funzionamento di alcune cellule staminali fetali all'interno di cervelli di animali. I risultati erano decisamente promettenti e i medici hanno deciso di applicare la stessa tecnica, in via sperimentale, sull'uomo.
Su 33 pazienti, 22 hanno ricevuto un trapianto di staminali, e 11 una cura placebo. Due anni dopo l'intervento, i pazienti che avevano ricevuto le staminali non davano segni di netto miglioramento rispetto agli altri. E questo insospetti' molto i medici, dal momento che quando il cervello venne analizzato, le cellule apparivano normali. Inoltre, dalle autopsie fatte su 5 pazienti morti per cause non correlate, emerse che nella zona dove venne effettuato il trapianto, le cellule nervose erano sane, segno dell'attivita' delle staminali. I medici decisero quindi di rivalutare l'intera operazione, cercando l'errore.
Scoprirono che nei 9 mesi che seguirono l'intervento, i pazienti realmente stavano migliorando. In quello stesso periodo erano pero' sotto l'effetto di un farmaco anti-rigetto, chiamato ciclosporina. Quando la somministrazione della ciclosporina venne interrotta, il corpo inizio' a non riconoscere le cellule innestate e questo altero' la capacita' delle nuove cellule di produrre dopamina.
Secondo Olanow comunque, non esiste ancora nessuna tecnica perfetta al 100%, e questi risultati, seppur negativi, sono un contributo notevole, sia in termini di conoscenza che di miglioramento. Sono in corso infatti nuove sperimentazioni, che valuteranno gli effetti di cure immunosoppressive a lungo termine, correlate a trapianti maggiori di staminali.
Un possibile approccio e' gia' stato sperimentato da ricercatori di tutto il mondo, e prevede la sostituzione delle cellule produttrici di dopamina che sono state danneggiate dalla malattia. L'ultimo studio di questa serie e' stato condotto dall'equipe della Mount Sinai School of Medicine di New York, capeggiata dal dott.Warren Olanow.
Olanow e i suoi colleghi hanno inizialmente sperimentato il funzionamento di alcune cellule staminali fetali all'interno di cervelli di animali. I risultati erano decisamente promettenti e i medici hanno deciso di applicare la stessa tecnica, in via sperimentale, sull'uomo.
Su 33 pazienti, 22 hanno ricevuto un trapianto di staminali, e 11 una cura placebo. Due anni dopo l'intervento, i pazienti che avevano ricevuto le staminali non davano segni di netto miglioramento rispetto agli altri. E questo insospetti' molto i medici, dal momento che quando il cervello venne analizzato, le cellule apparivano normali. Inoltre, dalle autopsie fatte su 5 pazienti morti per cause non correlate, emerse che nella zona dove venne effettuato il trapianto, le cellule nervose erano sane, segno dell'attivita' delle staminali. I medici decisero quindi di rivalutare l'intera operazione, cercando l'errore.
Scoprirono che nei 9 mesi che seguirono l'intervento, i pazienti realmente stavano migliorando. In quello stesso periodo erano pero' sotto l'effetto di un farmaco anti-rigetto, chiamato ciclosporina. Quando la somministrazione della ciclosporina venne interrotta, il corpo inizio' a non riconoscere le cellule innestate e questo altero' la capacita' delle nuove cellule di produrre dopamina.
Secondo Olanow comunque, non esiste ancora nessuna tecnica perfetta al 100%, e questi risultati, seppur negativi, sono un contributo notevole, sia in termini di conoscenza che di miglioramento. Sono in corso infatti nuove sperimentazioni, che valuteranno gli effetti di cure immunosoppressive a lungo termine, correlate a trapianti maggiori di staminali.
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