Usa. "Quattro tiri di marijuana per Gesu'"
Uno striscione con una scritta stramba su Gesu', sollevato da uno studente in una strada dell' Alaska nel 2002, ha innescato una reazione a catena sfociata nel piu' importante caso sulla liberta' di espressione a scuola discusso negli ultimi 20 anni dalla Corte Suprema degli Usa. Una causa che i giudici di Washington hanno affrontato di fronte a una platea piena di studenti e a schieramenti legali insoliti.La vicenda viene paragonata alla storica sentenza del 1969 che permise agli studenti di protestare in aula contro la guerra del Vietnam. Niente di cosi' rovente sul dibattito scolastico e' stato discusso dalla Corte dal 1986, quando fu negata la liberta' di discutere apertamente tematiche a sfondo sessuale.
Non capita spesso di vedere l'Aclu, la piu' liberal tra le organizzazioni per i diritti civili, alleata con studi legali che appoggiano i movimenti cristiani conservatori, oltre che con un'associazione per i diritti dei gay. Una coalizione schierata contro l'amministrazione Bush e Kenneth Starr, l'ex procuratore speciale del Sexgate di Bill Clinton. Il caso 'Morse contro Frederick' e' riuscito a creare lo scenario, ponendo di fronte ai giudici quesiti che possono avere vaste ripercussioni. Fin dove si spinge la tutela da parte della Costituzione della liberta' di espressione nelle scuole? Qual e' il limite tra un intervento delle autorita' scolastiche giudicato adeguato e la vera e propria censura? Le risposte, dopo l'udienza odierna, arriveranno con una sentenza attesa entro giugno.
Tutto nasce da una 'bravata' di Joseph Frederick, all'epoca studente di liceo diciottenne a Juneau, la capitale dell'Alaska.
Nel gennaio 2002 la torcia olimpica attraverso' la citta', nel tragitto che doveva portarla nello Utah per le Olimpiadi invernali. Frederick, uno studente ribelle in lotta con le autorita' scolastiche, penso' di approfittare della presenza delle televisioni in strada per srotolare, al passaggio della torcia, uno striscione bizzarro. C'era scritto 'Bong Hits 4 Jesus' (il numero 4 va letto come 'for', cioe' 'per').
Secondo Frederick, era uno slogan che aveva notato su una tavola da snowboard, non significava niente di preciso e gli era piaciuto 'il suono delle parole'. 'Era un esperimento di liberta' di espressione -sostiene Frederick- e non c'era alcun sottinteso o messaggio religioso'. Ma la preside del liceo, Deborah Morse, che gia' piu' volte aveva avuto problemi con il ragazzo, ci ha letto un invito all'uso delle droghe. 'Bong' e' un termine che nello slang dei ragazzi del posto indica pipe per la marijuana e 'Bong Hits', ad avviso della scuola, vorrebbe dire fumare droga.
Frederick fu punito con 10 giorni di espulsione da scuola, ma intorno a lui si e' creato un gruppo di difensori della liberta' di espressione che ha portato la vicenda in tribunale e poi, passo dopo passo, fino alla Corte Suprema. Lo studente oggi e' un insegnante di inglese in Cina ed e' lontano dal clamore, ma una folla di liceali che lo considerano un eroe si sono accampati per ore di fronte alla Corte, per garantirsi un posto nel giorno dell'udienza. La Aclu ha appoggiato Frederick, insieme a studi legali conservatori come il Liberty Legal Institute di Plano, in Texas.
Starr, insieme all'amministrazione Bush, appoggia invece la preside e ha spiegato ai giudici che la Morse agi' in modo corretto, 'perche' il messaggio era relativo all'uso di droghe'. I giudici sono apparsi perplessi. Uno di loro, Stephen Breyer, ha riconosciuto che una sentenza per Frederick potrebbe incoraggiare gli studenti a prese di posizione di ogni genere, ma una sentenza a favore della Morse 'puo' davvero significare un limite alla liberta' di espressione'.
(di Marco Bardazzi, Ansa)
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