Usa. Repubblicani ancora in cerca di un candidato ultraconservatore
A poco meno di due anni dalle prossime elezioni presidenziali e all'inizio della battaglia delle primarie l'ultradestra americana ha scelto il suo candidato, è l'ex governatore del Massachusetts Mitt Romney.
L'orientamento è emerso da una votazione dei membri della Conservative Political Action Conference, una delle più influenti lobby dei conservatori repubblicani.
Il mormone Romney ha strappato il 21 per cento dei consensi dell'associazione, precedendo -e questa è forse la sorpresa più grande- il moderato Rudy Giuliani, l'ex sindaco di New York.
Cattolico ma con due difficili divorzi alle spalle, contrario alla libera vendita delle armi da fuoco e a favore dell'aborto.
L'ex sindaco ha strappato il 17 per cento dei voti alla conferenza che si e' conclusa lo scorso 3 marzo a Washington. Per Romney non è certo un plebiscito, ma, apparentemente la scelta del `male minore'.
Al terzo posto c'è il senatore del Kansas Sam Brownback, al quarto l'ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich (che non è neppure un candidato alle primarie). Solo quinto il senatore dell'Arizona John McCain, che, con una mossa che lasciato sorpresi molti, ha snobbato la conferenza di Washington, scegliendo di continuare altrove la sua campagna elettorale.
Tre su quattro degli iscritti alla conferenza si descrivono conservatori alla Ronald Reagan e solo uno su quattro si identifica nelle posizioni dell'attuale presidente George W. Bush ma i membri del Cpac sono considerati i mastini dei più controversi elementi di programma dell'agenda della Casa Bianca, su temi delicati come il diritto all'aborto, sul finanziamento della ricerca su cellule staminali o sulle unioni omosessuali.
Il fatto che nessun candidato abbia tuttavia strappato consensi eclatanti è il segnale che forse la destra repubblicana non ha ancora trovato il suo candidato e che potrebbe esserci spazio per volti nuovi prima dell'inizio delle primarie.
L'orientamento è emerso da una votazione dei membri della Conservative Political Action Conference, una delle più influenti lobby dei conservatori repubblicani.
Il mormone Romney ha strappato il 21 per cento dei consensi dell'associazione, precedendo -e questa è forse la sorpresa più grande- il moderato Rudy Giuliani, l'ex sindaco di New York.
Cattolico ma con due difficili divorzi alle spalle, contrario alla libera vendita delle armi da fuoco e a favore dell'aborto.
L'ex sindaco ha strappato il 17 per cento dei voti alla conferenza che si e' conclusa lo scorso 3 marzo a Washington. Per Romney non è certo un plebiscito, ma, apparentemente la scelta del `male minore'.
Al terzo posto c'è il senatore del Kansas Sam Brownback, al quarto l'ex speaker repubblicano della Camera Newt Gingrich (che non è neppure un candidato alle primarie). Solo quinto il senatore dell'Arizona John McCain, che, con una mossa che lasciato sorpresi molti, ha snobbato la conferenza di Washington, scegliendo di continuare altrove la sua campagna elettorale.
Tre su quattro degli iscritti alla conferenza si descrivono conservatori alla Ronald Reagan e solo uno su quattro si identifica nelle posizioni dell'attuale presidente George W. Bush ma i membri del Cpac sono considerati i mastini dei più controversi elementi di programma dell'agenda della Casa Bianca, su temi delicati come il diritto all'aborto, sul finanziamento della ricerca su cellule staminali o sulle unioni omosessuali.
Il fatto che nessun candidato abbia tuttavia strappato consensi eclatanti è il segnale che forse la destra repubblicana non ha ancora trovato il suo candidato e che potrebbe esserci spazio per volti nuovi prima dell'inizio delle primarie.
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