Usa. Sono pronti i consumatori per i cibi provenienti da animali biotecnologici?
Le persone mangeranno un hot dog fatto con carne di maiale clonato o berranno latte da una mucca il cui DNA e' stato modificato per renderla immune dal morbo della mucca pazza? I ricercatori stanno lavorando per rendere queste prospettive una realta', e nel farlo, stanno promuovendo le biotecnologie in specifiche fattorie, come chiave per il progresso nel campo della nutrizione e nella cura delle malattie umane. Ma, mentre la popolazione statunitense, ad esempio, non ha nessun problema a nutrirsi con ortaggi geneticamente modificati, secondo alcune industrie alimentari e gruppi di consumatori, non sono ancora pronti a vedere nel loro menu o nel loro freezer etichette del tipo bistecca di mucca transgenica.
Secondo Gene Grabowski, portavoce del Grocery Manufacturers of America, le industrie di cibo e di biotecnologie riconoscono che i consumatori faticano ad accettare questo tipo di alimentazione nella loro "fornitura alimentare". Ma nel settore degli animali modificati geneticamente, le ricerca non e' focalizzata solamente al loro uso alimentare; per quanto riguarda il campo terapeutico infatti, alcuni ricercatori "mixano" geni da diverse specie, per sviluppare animali che possono produrre medicinali o cure contro malattie umane. La Hematech, un'industria nel Sioux Falls, per esempio, ha iniettato geni umani dentro delle mucche, per permettere all'interno di esse lo sviluppo di anticorpi, proteine che combattono malattie provocate da infezioni. Un'altra compagnia invece, la Trans ova Genetics sta creando delle vacche in grado di produrre albumina umana.
Ma, mentre qui stiamo parlando di animali geneticamente modificati, in numerose fattorie si e' deciso di utilizzare tecniche vere e proprie di clonazione animale per migliorarne l'allevamento. E in questo settore, un recente report della National Academy of Sciences afferma che i cibi provenienti da animali clonati probabilmente sono sani e sicuri, mentre non si ha la stessa certezza con gli animali geneticamente modificati.
"Sta diventando più facile per le persone accettare animali clonati che geneticamente modificati", afferma la portavoce dell'Organizzazione per le Industrie Biotecnologiche, Lisa Dry. E numerosi gruppi di ricerca, fra cui quello della Dry, ricordano che qualsiasi regolamento governativo dovrebbe essere dettato da una serie di dati scientifici, anche restrittivi, piuttosto che dal sentimento pubblico. Il pubblico-consumatore ancora una volta si trova a meta' strada fra la propria scelta personale in termini di etica, gusto e conoscenza da una parte, e dall'altra un'incondizionata adesione alle biotecnologie.
Secondo Gene Grabowski, portavoce del Grocery Manufacturers of America, le industrie di cibo e di biotecnologie riconoscono che i consumatori faticano ad accettare questo tipo di alimentazione nella loro "fornitura alimentare". Ma nel settore degli animali modificati geneticamente, le ricerca non e' focalizzata solamente al loro uso alimentare; per quanto riguarda il campo terapeutico infatti, alcuni ricercatori "mixano" geni da diverse specie, per sviluppare animali che possono produrre medicinali o cure contro malattie umane. La Hematech, un'industria nel Sioux Falls, per esempio, ha iniettato geni umani dentro delle mucche, per permettere all'interno di esse lo sviluppo di anticorpi, proteine che combattono malattie provocate da infezioni. Un'altra compagnia invece, la Trans ova Genetics sta creando delle vacche in grado di produrre albumina umana.
Ma, mentre qui stiamo parlando di animali geneticamente modificati, in numerose fattorie si e' deciso di utilizzare tecniche vere e proprie di clonazione animale per migliorarne l'allevamento. E in questo settore, un recente report della National Academy of Sciences afferma che i cibi provenienti da animali clonati probabilmente sono sani e sicuri, mentre non si ha la stessa certezza con gli animali geneticamente modificati.
"Sta diventando più facile per le persone accettare animali clonati che geneticamente modificati", afferma la portavoce dell'Organizzazione per le Industrie Biotecnologiche, Lisa Dry. E numerosi gruppi di ricerca, fra cui quello della Dry, ricordano che qualsiasi regolamento governativo dovrebbe essere dettato da una serie di dati scientifici, anche restrittivi, piuttosto che dal sentimento pubblico. Il pubblico-consumatore ancora una volta si trova a meta' strada fra la propria scelta personale in termini di etica, gusto e conoscenza da una parte, e dall'altra un'incondizionata adesione alle biotecnologie.
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