Usa. Staminali cordonali nella lotta contro le malattie neurodegenerative
Da due studi condotti dall'University of South Florida Center of Excellence in Aging and Brain Repair, e' emerso che le cellule staminali ematopoietiche umane del cordone ombelicale sono in grado di migrare verso le aree danneggiate del cervello e della spina dorsale per ripararle.
Nel primo studio, le cellule staminali sono state iniettate direttamente nelle vene di alcuni topolini malati di Sla. Una volta nell'organismo, queste si sono rivolte non solo verso gli organi gia' visibilmente danneggiati dalla lenta progressione della malattia, ma hanno esercitato una notevole influenza anche verso organi estranei al sistema nervoso centrale, come le gambe, il cuore o la milza.
Nel secondo studio invece e' stato dimostrato che l'infusione endovenosa di staminali, determinava un netto miglioramento delle capacita' motorie di topi con la spina dorsale danneggiata.
"Siamo stati molto sorpresi nel vedere una cosi' grande quantita' di cellule umane all'interno dell'organismo dopo solo 3 mesi", ha commentato Svitlana Garbuzova-Davis, esperta in neurochirurgia e autrice del primo studio. "E questo e' un buon segno, perche' dimostra che le staminali sono sopravvissute e si sono moltiplicate."
Il dott. Paul Sanberg ha inoltre sottolineato che "questi studi fanno luce sugli enormi potenziali delle cellule cordonali nella lotta contro le malattie neurodegenerative come la Sla, piuttosto che -per esempio- per la cura di traumi e lesioni. E' necessaria pero' ancora molta ricerca, per determinare la quantita' ottimale di cellule per un funzionamento migliore della terapia, e per valutare quanto questi tipi di trapianti rallentino il corso della malattia."
Tra i risultati piu' promettenti ottenuti negli animali, vi sono il controllo del peso, l'equilibrio, le funzioni motorie e la guarigione parziale di alcune paralisi. C'e' da tener conto pero' che il tempo occorso alla riabilitazione dei topi e' stato di circa tre mesi, un lasso di tempo negli esseri umani equivale a 2 anni.
Nel primo studio, le cellule staminali sono state iniettate direttamente nelle vene di alcuni topolini malati di Sla. Una volta nell'organismo, queste si sono rivolte non solo verso gli organi gia' visibilmente danneggiati dalla lenta progressione della malattia, ma hanno esercitato una notevole influenza anche verso organi estranei al sistema nervoso centrale, come le gambe, il cuore o la milza.
Nel secondo studio invece e' stato dimostrato che l'infusione endovenosa di staminali, determinava un netto miglioramento delle capacita' motorie di topi con la spina dorsale danneggiata.
"Siamo stati molto sorpresi nel vedere una cosi' grande quantita' di cellule umane all'interno dell'organismo dopo solo 3 mesi", ha commentato Svitlana Garbuzova-Davis, esperta in neurochirurgia e autrice del primo studio. "E questo e' un buon segno, perche' dimostra che le staminali sono sopravvissute e si sono moltiplicate."
Il dott. Paul Sanberg ha inoltre sottolineato che "questi studi fanno luce sugli enormi potenziali delle cellule cordonali nella lotta contro le malattie neurodegenerative come la Sla, piuttosto che -per esempio- per la cura di traumi e lesioni. E' necessaria pero' ancora molta ricerca, per determinare la quantita' ottimale di cellule per un funzionamento migliore della terapia, e per valutare quanto questi tipi di trapianti rallentino il corso della malattia."
Tra i risultati piu' promettenti ottenuti negli animali, vi sono il controllo del peso, l'equilibrio, le funzioni motorie e la guarigione parziale di alcune paralisi. C'e' da tener conto pero' che il tempo occorso alla riabilitazione dei topi e' stato di circa tre mesi, un lasso di tempo negli esseri umani equivale a 2 anni.
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