Giovedì 4 giugno 2026
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Usa. Staminali isolate dal cuore umano, uno studio Italia-Usa

AMERICHE - USA
Notizia ·
Cellule staminali adulte sono state per la prima volta isolate dal cuore umano e, successivamente trattate in laboratorio, si sono dimostrate in grado di riparare i danni causati dall'infarto una volta iniettate nel cuore di topi infartuati. L'annuncio -che apre la strada alla speranza che un giorno le staminali prelevate dal cuore del paziente possano riuscire a riparare i danni dell'infarto nel paziente stesso- e' stato dato al Congresso dell'Associazione americana di cardiologia ed e' frutto del lavoro di ricercatori italiani dell'Universita' La Sapienza di Roma in collaborazione con la Johns Hopkins University di Baltimora.
Per la prima volta, dunque, cellule staminali sono state prelevate direttamente dal tessuto cardiaco umano con un obiettivo preciso: arrivare a curare i danni dell'infarto nello stesso cuore da cui sono state isolate. Un traguardo che ha segnato i primi risultati positivi nella sperimentazione sui topi, secondo quanto annunciato a Dallas. Lo studio e' stato condotto dai ricercatori del Dipartimento di medicina sperimentale e patologia dell'Universita' La Sapienza, che hanno lavorato in collaborazione con i colleghi americani. Per isolare le staminali cardiache, gli esperti hanno utilizzato piccolissime quantita' di tessuto cardiaco (circa 20 milligrammi) derivante da biopsie non invasive su pazienti infartuati o trapiantati, ma anche da biopsie diagnostiche di routine.
In pratica i ricercatori hanno isolato cellule staminali adulte dal tessuto cardiaco e poi le hanno fatte crescere in laboratorio. In questa fase hanno osservato che le cellule, moltiplicandosi ed espandendosi, acquisivano una particolare struttura sferica e multicellulare (e per questo sono state definite Cardiosfere) rivelando tutte le proprieta' caratteristiche del tessuto cardiaco. A questo punto, i ricercatori hanno impiantato le cardiosfere nel cuore di topi ai quali era stato indotto un infarto. Sorprendenti i risultati: i topi hanno dimostrato una capacita' di recupero, in termini di contrazione del muscolo cardiaco infartuato, pari a ben il 30%.
Una scoperta che potrebbe aprire la strada ad enormi progressi nella cura del cuore, anche se, avvertono i ricercatori, si e' ancora all'inizio del cammino ed ulteriori ricerche sono necessarie prima di un'applicazione concreta di questa tecnica all'uomo. Tuttavia, la scoperta si potrebbe rivelare eccezionale: "In futuro -ha spiegato il direttore del Dipartimento di cardiologia della Hopkins University, Edoardo Marban- le cellule staminali cardiache di un paziente infartuato potrebbero essere utilizzate per riparare i danni al cuore del paziente stesso, arrivando forse ad evitare in futuro il ricorso al trapianto".
Ma l'utilizzo delle staminali cardiache prelevate dallo stesso paziente, hanno sottolineato i ricercatori, eviterebbe anche il rischio di rigetto. Insomma, si tratterebbe di un passo avanti decisivo. Finora, infatti, le cellule staminali adulte utilizzate nella sperimentazione per riparare i danni determinati sul cuore dall'infarto, erano prelevate soprattutto dal midollo osseo e dal sangue periferico. La loro funzione, hanno precisato gli esperti, era pero' limitata a rendere il cuore piu' vascolarizzato: tali cellule staminali non avevano cioe' la capacita' di trasformarsi in cellule cardiache vere e proprie, ovvero di riparare effettivamente il tessuto danneggiato.
Nelle sperimentazioni sono state utilizzate anche cellule staminali derivate dal tessuto scheletrico, ma anche esse presentano delle complicanze poiche' non 'legandosi' completamente alle cellule cardiache provocano delle gravi aritmie. Problemi che si eviterebbero, hanno concluso gli esperti, almeno stando ai primi risultati ottenuti sui topi, con l'utilizzo di cellule staminali cardiache prelevate dallo stesso organo che sono chiamate a 'riparare'.
E' ancora presto per dire se la nuova tecnica funzionera' anche sull'uomo, ma i ricercatori sono ottimisti. Quanto al prelievo delle cellule, si tratta, assicurano gli specialisti, di una operazione assolutamente non invasiva: le cellule staminali vengono infatti prelevate da biopsie di pazienti infartuati o trapiantati, ma si puo' trattare anche di normali biopsie di controllo. E' sufficiente una piccolissima quantita' di tessuto e il prelievo di poche cellule staminali garantisce la loro moltiplicazione in laboratorio. La cautela tuttavia e' d'obbligo, avvertono gli specialisti che hanno seguito lo studio, tra i quali Elisa Messina e Lucio Barile. Ormai da qualche anno la loro ricerca e' stata 'adottata' dalla Hopkins University e i rapporti di scambio e collaborazione tra le due realta' sono continui. Il lavoro, dunque, prosegue, e i primi risultati sui topi sono "ottimi", ma e' ancora presto, precisano gli specialisti, per pensare ad applicazioni sull'uomo: sono cioe' ancora necessari molti test e controlli sugli animali, anche se l'ottimismo resta.
Un futuro che sembra avvicinarsi velocemente, dal momento che l'esperto spera di potere avviare la sperimentazione sull'uomo tra due anni. Ed anche per Barile e' estremamente significativo che "in soli 20 giorni le cellule staminali cardiache umane iniettate nei topi siano migrate fino alla zona danneggiata del cuore, rimarginando la ferita e migliorando la funzionalita' del cuore stesso".
Una promessa, quella che viene dalle cellule staminali per la cura del cuore, di cui si e' molto discusso al congresso di Dallas: "si tratta di una strada promettente -ha commentato il direttore dell'istituto di cardiologia dell'Universita' Cattolica di Roma, Filippo Crea- ma e' comunque necessaria la massima cautela poiche' i test sull'uomo sono ancora limitati".
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