Usa. La Stanford University parte con la ricerca sulle staminali embrionali
L'Universita' di Stanford ha fatto irruzione nel campo della clonazione annunciando che clonera' embrioni umani per contribuire alla ricerca nel settore delle cellule staminali. Il progetto dell'Universita' californiana, che ha sede a Palo Alto, e' la creazione di un nuovo istituto di ricerca grazie a una donazione anonima di 12 milioni di Usd. Il materiale biologico creato sara' messo a disposizione di centri di ricerca esterni che spesso sono in difficolta' per la scarsita' di linee cellulari.
Stanford e' la prima universita' americana che mette piede nelle ricerche sulla clonazione. Per la prima volta dopo il no del Presidente George W.Bush dello scorso anno, un centro pubblico di ricerca americano ha annunciato l'intenzione di produrre nuove linee di cellule staminali, e lo puo' fare grazie alla legge specifica della California, votata lo scorso mese di settembre. Il Dr.Irving Weissman, direttore del nuovo "Institute for Cancer/Stem Cell Biology and Medicine", ha dichiarato di voler concentrare la sua ricerca sulle staminali con specifiche mutazioni genetiche, correlate a determinate patologie, di modo da studiarne i meccanismi e le eventuali cure, e ha aggiunto: "Il nostro scopo e' l'avanzamento della scienza. Non possiamo farci bloccare dalla politica". Secondo Weissman c'e' ancora moltissima strada da fare prima di riuscire a clonare il primo embrione umano. Ma anche questo passo, che dovra' essere preceduto da un gran numero di esperimenti, potra' avvenire soltanto dietro l'approvazione di un comitato etico.
Immediata la reazione della comunita' politica e scientifica internazionale.
Il nostro Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha commentato: "Ovviamente non siamo d'accordo, e' una cosa che finisce per scardinare la societa' e va contro natura. Non siamo favorevoli a cose che possono avere conseguenze molto pericolose, e non sto facendo una valutazione d'ordine religioso, ma di etica che a mio parere deve governare l'umanita'. Il relativismo etico e' un pericolo, perche' se l'etica si sposta a seconda delle convenienze puo' succedere di tutto", e conclude: "e' una grave responsabilita' che ci prendiamo rispetto alle generazioni future". Concorda con la posizione di Sirchia il responsabile nazionale di Alleanza Nazionale per le politiche sulla famiglia, sen. Riccardo Pedrizzi, che in una nota ha sostenuto che simili sperimentazioni servono solo ad alimentare le speranze di una fiorente attivita' bioindustriale. Pertanto ha consigliato: "Bush impedisca che fondi statali possano andare a finanziare l'Universita' californiana di Stanford". Poi si cimenta in una difesa del concepimento di un embrione, che deve essere fecondato in modo umano, e non in laboratorio come se fosse un prodotto industriale: "tanto meno puo' essere usato per gli altri perche' ha valore in se' ed esiste per se stesso". Pedrizzi poi cerca di indirizzare la ricerca solo sulle staminali adulte, e dichiara: "Ostinarsi a voler far credere che solo le cellule staminali ricavate dagli embrioni siano totipotenti e quindi promettano grandi risultati nella cura delle malattie degenerative, significa perseguire l'obiettivo di affermare che l'embrione non e' una persona ma un ammasso di cellule". E conclude categorico: "Non si puo' uccidere un essere umano per curarne un altro. La logica mors tua vita mea e del cannibalismo biologico e' aberrante e va respinta".
Dal mondo scientifico la risposta appare totalmente diversa: secondo il direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo dell'Universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi, "quello che viene da Stanford e' un segnale politico e nello stesso tempo un annuncio importantissimo dal punto di vista della ricerca", un sintomo della necessita' di ricordare "all'amministrazione politica che non e' piu' possibile attardarsi quando si e' visto qual'e' il quadro scientifico relativo alla ricerca sulle staminali. Se non si fa ricerca in questo settore si rischia di creare un gap terapeutico, ossia e' destinato ad aumentare progressivamente il ritardo tra le conoscenze sulle staminali e le applicazioni terapeutiche". Secondo Redi la decisione dell'Universita' di Stanford e' legata anche al fatto che solo teoricamente le linee di staminali a disposizione dei ricercatori sono attualmente alcune decine, come sostenne Bush introducendo i limiti alla ricerca nell'agosto dello scorso anno. ''Nella realta' le linee cellulari certificate ed effettivamente disponibili sono soltanto quattro o cinque al massimo: un numero chiaramente insufficiente per far progredire la ricerca''.
E sul problema del gap terapeutico ha riflettuto anche il direttore dell'Istituto Mendel di Roma, il genetista Bruno Dallapiccola, per il quale con l'annuncio dato dall'ateneo californiano si allarga e si complica lo scenario della competizione internazionale". "Mi chiedo quale ruolo potra' avere l'Italia con gli scarsi finanziamenti per la ricerca. Ancora una volta il nostro Paese rischia di essere il fanalino di coda". Per Dallapiccola, la decisione di Stanford e' "molto probabilmente una risposta al recente annuncio del padre di Dolly, Ian Wilmut, di essere pronto alla clonazione terapeutica". Cosi' come ''non c'e' dubbio che la clonazione terapeutica apra la strada al passaggio per creare un individuo". E' questa, ha aggiunto, la ragione per cui nel 2000 la commissione Dulbecco voluta dall'ex ministro della Sanita' Veronesi decise di non adottare questa tecnica. Prosegue poi dichiarando che nonostante i problemi etici sollevati dalla clonazione terapeutica, il forte interesse degli scienziati per questo settore "e' nell'aria" e "diventa sempre piu' pressante, anche a livello di Unione Europea". Non sono da escludere, inoltre, forti pressioni per la cessazione della moratoria europea nella ricerca sulle staminali, voluta da Italia, Francia, Austria e Irlanda. "La speranza dei ricercatori di trovare nuove possibilita' terapeutiche e' molto forte, ma e' anche vero che l'operare biologico si spinge sempre piu' in avanti. Tuttavia, il problema dell'embrione e' etico e resta sempre uguale. Davanti a questi nuovi scenari ognuno dovra' fare le sue scelte come ricercatore, come societa' e come governo".
E positivo e' stato anche il commento di Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani e dell'associazione "Per la Liberta' di Ricerca Scientifica", che ha dichiarato: "Finalmente una buona notizia dagli Stati Uniti in tema di biotecnologie rosse, dopo mesi di buio per la ricerca pubblica statunitense. Il prestigioso ateneo americano di Stanford ha deciso di autorizzare la clonazione di embrioni per poter ottenere cellule staminali. E' quanto da almeno da due anni e mezzo stiamo chiedendo come radicali in Unione Europea e in Italia. La comunità scientifica statunitense ha reagito con la forza della ragionevolezza al divieto di finanziamenti federali imposto da Bush alle ricerche che comportassero la creazione di nuovi embrioni. Gli scienziati californiani sono riusciti a far capire ai politici dello Stato della California la straordinaria importanza delle ricerche sulle cellule staminali embrionali. Mi rivolgo quindi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro della salute Girolamo Sirchia, e al Parlamento, e denuncio che qualora, come pare, venisse imposto per legge il divieto di sperimentazione sugli embrioni da loro caldeggiato, questo divieto rappresenterebbe un crimine contro l'umanità".
"Sento il dovere di ribadire il pieno dissenso per cio' che sta accadendo negli Usa, sul fronte della genetica", cosi' il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Giuseppe Del Barone. Piu' volte i medici italiani si sono dichiarati contrari a queste sperimentazioni, perche' sono convinti, secondo Del Barone, che la clonazione susciti pesanti interrogativi di carattere etico e che rappresenti una violazione della dignita' della vita umana.
"In Italia non c'e' ancora una legge specifica, la pratica della clonazione non e' al momento sanzionabile". Sono le parole di Dorina Bianchi, relatrice alla Camera dei Deputati della legge sulla fecondazione artificiale. L'onorevole, come riferito in una nota, si dice contraria all'esperimento di Stanford e ricorda che nel nostro Paese la legge sulla fecondazione artificiale e' ancora ferma al Senato. "Con l'approvazione di questa legge -dichiara Bianchi- le pratiche di clonazione umana sarebbero vietate e sanzionate penalmente". Bianchi precisa inoltre che tale normativa appartiene alla nostra cultura giuridica, sociale e umana ed e' anche conforme ai principi della Convenzione di Oviedo, "di cui proprio nei giorni scorsi -afferma in conclusione l'onorevole- il Parlamento ha votato la proroga di una delega per il completo adattamento all'ordinamento italiano della Convenzione stessa".
Per ora nessun commento e' pervenuto dalla Casa Bianca, ma e' palese come la controversia sulle staminali abbia diviso il mondo politico americano, e spaccato gli stessi repubblicani. Influenti senatori del partito di Bush come Orrin Hatch dello Utah o Arlen Specter della Pennsylvania hanno sposato la causa della clonazione terapeutica. Dietro le quinte la campagna pro-clonazione del Grand Old Party ha una madrina d'eccezione: Nancy Reagan, moglie di Ronald Reagan, ex presidente americano malato di Alzheimer. Presumibilmente la sua lealta' di partito le rende difficile scendere in campo pubblicamente contro il successore del marito, ma questo non le ha impedito di creare una lobby per cercare di rovesciare la decisione di Bush.
Stanford e' la prima universita' americana che mette piede nelle ricerche sulla clonazione. Per la prima volta dopo il no del Presidente George W.Bush dello scorso anno, un centro pubblico di ricerca americano ha annunciato l'intenzione di produrre nuove linee di cellule staminali, e lo puo' fare grazie alla legge specifica della California, votata lo scorso mese di settembre. Il Dr.Irving Weissman, direttore del nuovo "Institute for Cancer/Stem Cell Biology and Medicine", ha dichiarato di voler concentrare la sua ricerca sulle staminali con specifiche mutazioni genetiche, correlate a determinate patologie, di modo da studiarne i meccanismi e le eventuali cure, e ha aggiunto: "Il nostro scopo e' l'avanzamento della scienza. Non possiamo farci bloccare dalla politica". Secondo Weissman c'e' ancora moltissima strada da fare prima di riuscire a clonare il primo embrione umano. Ma anche questo passo, che dovra' essere preceduto da un gran numero di esperimenti, potra' avvenire soltanto dietro l'approvazione di un comitato etico.
Immediata la reazione della comunita' politica e scientifica internazionale.
Il nostro Ministro della Salute, Girolamo Sirchia, ha commentato: "Ovviamente non siamo d'accordo, e' una cosa che finisce per scardinare la societa' e va contro natura. Non siamo favorevoli a cose che possono avere conseguenze molto pericolose, e non sto facendo una valutazione d'ordine religioso, ma di etica che a mio parere deve governare l'umanita'. Il relativismo etico e' un pericolo, perche' se l'etica si sposta a seconda delle convenienze puo' succedere di tutto", e conclude: "e' una grave responsabilita' che ci prendiamo rispetto alle generazioni future". Concorda con la posizione di Sirchia il responsabile nazionale di Alleanza Nazionale per le politiche sulla famiglia, sen. Riccardo Pedrizzi, che in una nota ha sostenuto che simili sperimentazioni servono solo ad alimentare le speranze di una fiorente attivita' bioindustriale. Pertanto ha consigliato: "Bush impedisca che fondi statali possano andare a finanziare l'Universita' californiana di Stanford". Poi si cimenta in una difesa del concepimento di un embrione, che deve essere fecondato in modo umano, e non in laboratorio come se fosse un prodotto industriale: "tanto meno puo' essere usato per gli altri perche' ha valore in se' ed esiste per se stesso". Pedrizzi poi cerca di indirizzare la ricerca solo sulle staminali adulte, e dichiara: "Ostinarsi a voler far credere che solo le cellule staminali ricavate dagli embrioni siano totipotenti e quindi promettano grandi risultati nella cura delle malattie degenerative, significa perseguire l'obiettivo di affermare che l'embrione non e' una persona ma un ammasso di cellule". E conclude categorico: "Non si puo' uccidere un essere umano per curarne un altro. La logica mors tua vita mea e del cannibalismo biologico e' aberrante e va respinta".
Dal mondo scientifico la risposta appare totalmente diversa: secondo il direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo dell'Universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi, "quello che viene da Stanford e' un segnale politico e nello stesso tempo un annuncio importantissimo dal punto di vista della ricerca", un sintomo della necessita' di ricordare "all'amministrazione politica che non e' piu' possibile attardarsi quando si e' visto qual'e' il quadro scientifico relativo alla ricerca sulle staminali. Se non si fa ricerca in questo settore si rischia di creare un gap terapeutico, ossia e' destinato ad aumentare progressivamente il ritardo tra le conoscenze sulle staminali e le applicazioni terapeutiche". Secondo Redi la decisione dell'Universita' di Stanford e' legata anche al fatto che solo teoricamente le linee di staminali a disposizione dei ricercatori sono attualmente alcune decine, come sostenne Bush introducendo i limiti alla ricerca nell'agosto dello scorso anno. ''Nella realta' le linee cellulari certificate ed effettivamente disponibili sono soltanto quattro o cinque al massimo: un numero chiaramente insufficiente per far progredire la ricerca''.
E sul problema del gap terapeutico ha riflettuto anche il direttore dell'Istituto Mendel di Roma, il genetista Bruno Dallapiccola, per il quale con l'annuncio dato dall'ateneo californiano si allarga e si complica lo scenario della competizione internazionale". "Mi chiedo quale ruolo potra' avere l'Italia con gli scarsi finanziamenti per la ricerca. Ancora una volta il nostro Paese rischia di essere il fanalino di coda". Per Dallapiccola, la decisione di Stanford e' "molto probabilmente una risposta al recente annuncio del padre di Dolly, Ian Wilmut, di essere pronto alla clonazione terapeutica". Cosi' come ''non c'e' dubbio che la clonazione terapeutica apra la strada al passaggio per creare un individuo". E' questa, ha aggiunto, la ragione per cui nel 2000 la commissione Dulbecco voluta dall'ex ministro della Sanita' Veronesi decise di non adottare questa tecnica. Prosegue poi dichiarando che nonostante i problemi etici sollevati dalla clonazione terapeutica, il forte interesse degli scienziati per questo settore "e' nell'aria" e "diventa sempre piu' pressante, anche a livello di Unione Europea". Non sono da escludere, inoltre, forti pressioni per la cessazione della moratoria europea nella ricerca sulle staminali, voluta da Italia, Francia, Austria e Irlanda. "La speranza dei ricercatori di trovare nuove possibilita' terapeutiche e' molto forte, ma e' anche vero che l'operare biologico si spinge sempre piu' in avanti. Tuttavia, il problema dell'embrione e' etico e resta sempre uguale. Davanti a questi nuovi scenari ognuno dovra' fare le sue scelte come ricercatore, come societa' e come governo".
E positivo e' stato anche il commento di Luca Coscioni, presidente di Radicali Italiani e dell'associazione "Per la Liberta' di Ricerca Scientifica", che ha dichiarato: "Finalmente una buona notizia dagli Stati Uniti in tema di biotecnologie rosse, dopo mesi di buio per la ricerca pubblica statunitense. Il prestigioso ateneo americano di Stanford ha deciso di autorizzare la clonazione di embrioni per poter ottenere cellule staminali. E' quanto da almeno da due anni e mezzo stiamo chiedendo come radicali in Unione Europea e in Italia. La comunità scientifica statunitense ha reagito con la forza della ragionevolezza al divieto di finanziamenti federali imposto da Bush alle ricerche che comportassero la creazione di nuovi embrioni. Gli scienziati californiani sono riusciti a far capire ai politici dello Stato della California la straordinaria importanza delle ricerche sulle cellule staminali embrionali. Mi rivolgo quindi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro della salute Girolamo Sirchia, e al Parlamento, e denuncio che qualora, come pare, venisse imposto per legge il divieto di sperimentazione sugli embrioni da loro caldeggiato, questo divieto rappresenterebbe un crimine contro l'umanità".
"Sento il dovere di ribadire il pieno dissenso per cio' che sta accadendo negli Usa, sul fronte della genetica", cosi' il presidente della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, Giuseppe Del Barone. Piu' volte i medici italiani si sono dichiarati contrari a queste sperimentazioni, perche' sono convinti, secondo Del Barone, che la clonazione susciti pesanti interrogativi di carattere etico e che rappresenti una violazione della dignita' della vita umana.
"In Italia non c'e' ancora una legge specifica, la pratica della clonazione non e' al momento sanzionabile". Sono le parole di Dorina Bianchi, relatrice alla Camera dei Deputati della legge sulla fecondazione artificiale. L'onorevole, come riferito in una nota, si dice contraria all'esperimento di Stanford e ricorda che nel nostro Paese la legge sulla fecondazione artificiale e' ancora ferma al Senato. "Con l'approvazione di questa legge -dichiara Bianchi- le pratiche di clonazione umana sarebbero vietate e sanzionate penalmente". Bianchi precisa inoltre che tale normativa appartiene alla nostra cultura giuridica, sociale e umana ed e' anche conforme ai principi della Convenzione di Oviedo, "di cui proprio nei giorni scorsi -afferma in conclusione l'onorevole- il Parlamento ha votato la proroga di una delega per il completo adattamento all'ordinamento italiano della Convenzione stessa".
Per ora nessun commento e' pervenuto dalla Casa Bianca, ma e' palese come la controversia sulle staminali abbia diviso il mondo politico americano, e spaccato gli stessi repubblicani. Influenti senatori del partito di Bush come Orrin Hatch dello Utah o Arlen Specter della Pennsylvania hanno sposato la causa della clonazione terapeutica. Dietro le quinte la campagna pro-clonazione del Grand Old Party ha una madrina d'eccezione: Nancy Reagan, moglie di Ronald Reagan, ex presidente americano malato di Alzheimer. Presumibilmente la sua lealta' di partito le rende difficile scendere in campo pubblicamente contro il successore del marito, ma questo non le ha impedito di creare una lobby per cercare di rovesciare la decisione di Bush.
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