Domenica 7 giugno 2026
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Usa. Storie di guerra alla droga, Obama pronto a controffensiva in Messico

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L'America lungo il confine con il Messico assomiglia sempre più a quella di «Non è un paese per vecchi», il libro di Cormac McCarthy trasformato nel film da Oscar che ha svelato la realtà della violenza del narcotraffico locale. E la Casa Bianca, preoccupata dai massacri messicani che si estendono anche sul lato americano della frontiera, lancia la controffensiva: il presidente Barack Obama ha pronto un vasto piano d'attacco ai cartelli della droga, che coinvolgerà un gran numero di agenzie federali statunitensi. 
 
L'intelligence Usa ha definito di recente la violenza per il narcotraffico in Messico la seconda minaccia alla sicurezza più grande per gli Usa, dopo il terrorismo islamico. E dopo settimane di studi e di scambi d'informazioni con le autorità di Città del Messico, rivela il Washington Post, Obama ha deciso di varare quella che si presenta come la prima vasta iniziativa della nuova amministrazione sul tema della sicurezza interna. I dettagli saranno annunciati nei prossimi giorni, ma secondo le anticipazioni Obama si appresta a mobilitare un esercito di agenti federali, nuove tecnologie e anche dispositivi militari sviluppati per la guerra al terrorismo. 
 
Bloccare i traffici di armi, munizioni, granate e denaro che alimentano i cartelli messicani sarà la priorità e gli Usa la metteranno in atto anche schierando ai posti di frontiera apparecchiature in grado di compiere sofisticate analisi sui veicoli che passano il confine. I servizi segreti lavoreranno di più con i colleghi messicani, mentre il capo degli Stati Maggiori, ammiraglio Mike Mullen, ha discusso di recente a Città del Messico anche il possibile ruolo del Pentagono. 
 
Obama nei prossimi giorni manderà un terzetto di pezzi grossi dell'amministrazione a Città del Messico, a incontrare gli esponenti del governo del presidente Felipe Calderon: si comincia mercoledì con il segretario di Stato Hillary Clinton, seguita nei giorni successivi dal ministro della Giustizia Eric Holder e dal ministro della Sicurezza interna Janet Napolitano. A metà aprile sarà infine la volta dello stesso Obama recarsi in visita da Calderon, per discutere la situazione. 
 
L'America è sempre più inquieta per le notizie che arrivano da oltreconfine, dove dall'inizio del 2008 le vittime legate a guerre di droga risultano 7.200, tra cui circa 200 decapitate lo scorso anno. La violenza ha ormai da tempo invaso anche le regioni meridionali degli Stati americani lungo il confine. California, Arizona, New Mexico e Texas hanno tutti registrato impennate di criminalità legate al narcotraffico messicano, in particolare sequestri di persona eseguiti nell'ambito della guerra tra bande. Ma crescono anche regolamenti di conti e omicidi legati ai soldi della droga, come quelli crudamente documentati da McCarthy nel proprio romanzo, ambientato al confine con il Messico nella contea di Terrell, in Texas. 
 
Il narcotraffico messicano non era tra le maggiori priorità di Obama durante la campagna elettorale e finora sembrava destinato a un posto secondario, rispetto alla crisi economica e le guerre in Iraq e Afghanistan. Ma pressioni da parte del Congresso e analisi d'intelligence hanno spinto la Casa Bianca a riconsiderare il fenomeno. Uno studio del Pentagono sui rischi per l'America nei prossimi 25 anni alla fine del 2008 ha inserito tra gli scenari d'emergenza la possibilità che Messico o Pakistan finiscano nelle mani di narcotrafficanti o di terroristi. L'allarme è stato giudicato eccessivo per il Messico dalla stragrande maggioranza degli esperti, ma insieme a una serie di reportage giornalistici ha creato una nuova attenzione per i massacri legati al controllo del gigantesco mercato del narcotraffico. In Nord America, stando alle stime, il giro d'affari sarebbe di 65 miliardi di dollari l'anno. (Sole 24 Ore)
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