Usa. Un test sbagliato ha dato le basi per il "Rave Act"
Lo Science magazine ha "ritrattato" un articolo che aveva pubblicato lo scorso anno, dove si leggeva che anche una singola dose di ecstasy, assunta una sola sera, poteva portare a sintomi simili a quelli del morbo di Parkinson.
Lo studio era stato condotto su alcune cavie nelle quali era stata iniettata ecstasy. Ma gia' al tempo della "scoperta", gli altri scienziati che studiano la sostanza, avevano messo questo studio in ridicolo, pensando che le scimmie fossero state sottoposte a "forti overdose" di ecstasy, per ottenere quei risultati. Due delle dieci cavie erano morte, e ci fu chi penso' che se una droga uccide immediatamente il 20% dei consumatori, e' bene tenerla alla larga da tutti.
Ma la sostanza non era ecstasy, si trattava, invece di "potenti anfetamine". Il dott. George A. Ricaurte, della John Hopkins Medical School of Medicine, che aveva condotto la ricerca, ha parlato di un "banale errore" di etichettatura di due provette, una contenente ecstasy, e l'altra questa anfetamina.
Sarebbe un banalissimo errore, che puo' capitare a chiunque, ma il laboratorio del dott. Ricuarte ha ricevuto, negli ultimi anni, milioni di dollari per condurre studi sull'ecstasy, dimostrando che questa sostanza e' "pericolosa", nonostante gli altri scienziati lo abbiano puntualmente accusato di aver ignorato i propri studi che dimostravano, al contrario, la non pericolosita' di una singola dose.
Al tempo della pubblicazione dello studio di Ricuarte, l'unico a difenderlo strenuamente (nonostante le critiche che gli stavano piovendo addosso), fu Alan I. Lenher, ex capo del Nida (National Institute on Drug Abuse), che era appena entrato a capo dell'American Academy for the Advancement of Science, che pubblica la rivista "Science".
Utilizzando la ricerca (sbagliata) di Ricuarte, Leshner ha deposto di fronte al Congresso sui "danni permanenti" dell'ecstasy, mentre si stava discutendo il famigerato "Rave Act", legge severissima e piuttosto discutibile, che punisce i proprietari delle discoteche dove si fa uso di ecstasy.
Lo studio era stato condotto su alcune cavie nelle quali era stata iniettata ecstasy. Ma gia' al tempo della "scoperta", gli altri scienziati che studiano la sostanza, avevano messo questo studio in ridicolo, pensando che le scimmie fossero state sottoposte a "forti overdose" di ecstasy, per ottenere quei risultati. Due delle dieci cavie erano morte, e ci fu chi penso' che se una droga uccide immediatamente il 20% dei consumatori, e' bene tenerla alla larga da tutti.
Ma la sostanza non era ecstasy, si trattava, invece di "potenti anfetamine". Il dott. George A. Ricaurte, della John Hopkins Medical School of Medicine, che aveva condotto la ricerca, ha parlato di un "banale errore" di etichettatura di due provette, una contenente ecstasy, e l'altra questa anfetamina.
Sarebbe un banalissimo errore, che puo' capitare a chiunque, ma il laboratorio del dott. Ricuarte ha ricevuto, negli ultimi anni, milioni di dollari per condurre studi sull'ecstasy, dimostrando che questa sostanza e' "pericolosa", nonostante gli altri scienziati lo abbiano puntualmente accusato di aver ignorato i propri studi che dimostravano, al contrario, la non pericolosita' di una singola dose.
Al tempo della pubblicazione dello studio di Ricuarte, l'unico a difenderlo strenuamente (nonostante le critiche che gli stavano piovendo addosso), fu Alan I. Lenher, ex capo del Nida (National Institute on Drug Abuse), che era appena entrato a capo dell'American Academy for the Advancement of Science, che pubblica la rivista "Science".
Utilizzando la ricerca (sbagliata) di Ricuarte, Leshner ha deposto di fronte al Congresso sui "danni permanenti" dell'ecstasy, mentre si stava discutendo il famigerato "Rave Act", legge severissima e piuttosto discutibile, che punisce i proprietari delle discoteche dove si fa uso di ecstasy.
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