Vaticano. Bertone: non scomunichiamo i narcotrafficanti
"La scomunica e' un mezzo deterrente molto severo che la Chiesa ha usato di fronte ai delitti piu' gravi nella sua storia, fin dai primi secoli. Devo pero' osservare che la scomunica e' un elemento, e' una punizione che tocca solo coloro che hanno in qualche modo una coscienza ecclesiale, una educazione ecclesiale". Lo ha chiarito il card. Tarcisio Bertone ai microfoni della Radio Vaticana, commentando la proposta di una scomunica per i narcotrafficanti alla vigilia della sua partenza per il Messico, dove presiedera' l'Incontro Mondiale delle Famiglie. "La conversione delle coscienze noi la invochiamo da Dio, perche' certamente e' un dono di Dio ed e' anche l'effetto di un impegno coraggioso, anche di annuncio evangelico, di amicizia e di minaccia del giudizio di Dio. Quindi, dobbiamo pregare e la Chiesa prega perche' ha fiducia nella potenza di Dio sui cuori umani, anche se il cuore umano puo' ribellarsi a Dio e resistere anche all'onnipotenza di Dio".Parole molto severe Bertone le ha dedicate nell'intervista al fenomeno delle sette che fanno proselitismo anche nella Chiesa Cattolica. "Faccio due osservazioni che saranno 'spietate', ma che bisogna fare: le sette hanno molto 'dinero' e con il 'dinero' purtroppo si comperano anche le coscienze, e poi predicano ricette facili, proclamano ricette facili. Perche' molti cattolici e' catturata dalle sette? Molte volte, purtroppo, per la poverta' della vita e le necessita' materiali, e molte volte per l'ignoranza. Allora bisogna recuperare una nuova catechesi, una catechesi piu' efficace, e la grande missione continentale che e' stata promossa da Aparecida certamente e' un cammino di recupero, non solo di rafforzamento della fede nei cattolici".
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