Il Vaticano contro i trapianti (e poi fa marcia indietro): morte cerebrale non basta a certificare morte
Anche se alcuni documenti ufficiali della Chiesa hanno approvato l'espianto di organi quando l'elettroencefalogramma e' piatto, questa modalita' di accertamento della morte non e' valida nello Stato della Citta' del Vaticano. Lo scrive oggi l'Osservatore Romano che dedica un ampio articolo al rapporto 'Rapporto di Harvard' che modifico' la definizione di morte, da allora non piu' basata sull'arresto cardiocircolatorio, ma appunto sull'encefalogramma piatto.
L'articolo, a firma della storica Lucetta Scaraffia, gia' vice presidente dell'associazione 'Scienza e Vita' riporta sinteticamente entrambe le tesi che si confrontano sul tema, sottolineando che per alcuni la 'morte cerebrale' non puo' sancire la fine di una vita, come dimostra il caso di puerpere che hanno portato a termine la gravidanza in questa situazione.
Dunque, sottolinea la Scaraffia, "l'assunto di 'morte cerebrale' entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti".
'Non e' un atto magisteriale ne' il documento di un organismo pontificio'. E' la precisazione all'ASCA del portavoce vaticano, Federico Lombardi, sull'articolo dell'Osservatore Romano dedicato alla questione della morte cerebrale.
'Non dico nulla sul contenuto dell'articolo - spiega il direttore della Sala Stampa vaticana -. Si tratta di un articolo dell'Osservatore Romano, firmato da una persona e che porta l'autorevolezza della testata e di quella persona. Ma non si tratta di un atto magisteriale ne' di un documento di un organismo pontificio'.
COMMENTI
Le critiche al criterio della morte cerebrale per stabilire la fine della vita "non sono mai scientifiche, ovvero provate nero su bianco". A difendere a spada tratta i criteri di Harvard, che stabiliscono da ben 40 anni le modalita' con cui si puo' dichiarare il decesso di un individuo a partire dall'accertamento della morte cerebrale, e' Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti.
Tali criteri, spiega Nanni Costa all'Adnkronos Salute intervenendo sui dubbi sollevati da un editoriale dell'Osservatorio romano, "non sono mai stati messi in discussione in 40 anni dalla comunita' scientifica, e vengono non a caso applicati in tutti i Paesi scientificamente avanzati, tra questi Canada, America, Australia, Asia, nonche' tutti i Paesi del Vecchio Continente. I dubbi ci sono sempre stati - riconosce l'esperto - ma solo da parte di frange minoritarie, che fanno critiche di carattere non scientifico". Quando subentra la morte cerebrale "l'individuo di fatto e' morto, e non ci sono se e ma. Le cellule cerebrali, infatti, cessano di mandare impulsi elettrici, non c'e' respiro spontaneo, riflessi dei nervi cranici o controllo delle funzioni vegetative come, ad esempio, la diuresi, ed e' assente il riflesso dei nervi cranici. Tutti elementi che sono invece presenti nello stato vegetativo, che e' cosa ben diversa. In questo caso, infatti, il cervello funziona. Male, ma funziona. La rete trapiantologica - conclude il direttore del Cnt - accerta la morte ma difende la vita. Morte cerebrale si traduce nel decesso dell'individuo, non c'e' alcun dubbio al riguardo".
'Da 40 anni sappiamo che la morte cerebrale corrisponde alla morte dell'individuo. Per 40 anni abbiamo fatto i prelievi di organi per i trapianti affidandoci al concetto di morte cerebrale. Ora 'L'osservatore romano' sostiene che la morte cerebrale non e' la morte dell'individuo perche' ci sono studi nuovi che vanno approfonditi. Qualcuno ci deve dimostrare che corrisponde al vero, i nuovi studi vanno documentati e dimostrati. In questo modo si sbandano tutti i centri di rianimazione che hanno fornito nuovi organi per i trapianti e si scoraggia il personale che si e' dedicato per anni a quest'attivita''.
Con queste parole Vincenzo Carpino, il presidente dell'Aaroi, associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, ha commentato all'ASCA l'editoriale in cui il quotidiano della Santa Sede propone una ridefinizione della morte cerebrale.
'Per altro - spiega ancora Carpino - la legge italiana e' molto severa, si riunisce un collegio medico che per 6 ore fa una serie di verifiche per verbalizzare la morte cerebrale e poi o si fa un trapianto o si stacca la spina, perche' il paziente e' morto. Se tutto questo si mette in discussione, si mette in discussione quello che abbiamo fatto finora'.
Tra l'altro, aggiunge Carpino, 'il Vaticano si e' sempre dimostrato favorevole ai trapianti perche' li ha sempre giudicati atti d'amore. Adesso con questra 'bomba', non lo so fino a che punto puo' creare problemi. Perche' queste dichiarazioni? E su quali basi?'.
I criteri di accertamento della morte cerebrale attualmente in vigore, risalenti a 40 anni fa, "lasciano in effetti molto perplessi. Non a caso il dibattito su questo tema e' molto acceso". Cosi' il professor Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di Medicina Legale alla Sapienza di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, commenta la questione sollevata da un editoriale dell'Osservatore Romano che pone forti dubbi etici sulla legittimita' della morte cerebrale come criterio valido per dichiarare il decesso. Sul principio in se', il professore non ha dubbi: "Dalla morte cerebrale non ci si riprende. Se questo avviene, e' perche' si e' sbagliata diagnosi". Proprio sui criteri di accertamento "si discute da anni. Un libro pubblicato da Rubettino per il Cnr, dal titolo 'Finis vitae' (citato anche nell'articolo del giornale vaticano, ndr), riporta il parere di neurologi secondo i quali la morte cerebrale non viene accertata in modo sicuro con i criteri di Harvard". Il tema e' delicato, e un medico esperto come Umani Ronchi ne ha viste tante: "Si dichiara la morte cerebrale ma spesso i pazienti vengono tenuti in vita artificialmente e ventilati. Tanto che sono belli rosei, tonici, le ferite cicatrizzano, le donne portano avanti la gravidanza. Addirittura quando si operano per l'espianto di organi a volte c'e' l'atteggiamento chiamato 'di Lazzaro', cioe' improvvisamente si mettono a sedere sul lettino operatorio, hanno gesti violenti, non a caso si anestetizzano tutti prima dell'intervento. Si tratta di reazioni automatiche, certo, ma non c'e' dubbio che lasciano molti dubbi". Ci sono poi nel mondo alcuni casi di reviviscenza, anche se "a me non e' mai capitato, e non ho la certezza sulle condizioni di quei pazienti". Fatto sta che l'errore e' in agguato. Negli Stati Uniti, ricorda Umani Ronchi, "un bambino e' stato considerato cerebralmente morto e tenuto in vita artificialmente. Poi, dopo anni, e' stato staccato il ventilatore, e lui e' sopravvissuto.
E' diventato adolescente, poi uomo, e si e' svegliato. Oggi fa il pompiere".
L'articolo, a firma della storica Lucetta Scaraffia, gia' vice presidente dell'associazione 'Scienza e Vita' riporta sinteticamente entrambe le tesi che si confrontano sul tema, sottolineando che per alcuni la 'morte cerebrale' non puo' sancire la fine di una vita, come dimostra il caso di puerpere che hanno portato a termine la gravidanza in questa situazione.
Dunque, sottolinea la Scaraffia, "l'assunto di 'morte cerebrale' entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti".
'Non e' un atto magisteriale ne' il documento di un organismo pontificio'. E' la precisazione all'ASCA del portavoce vaticano, Federico Lombardi, sull'articolo dell'Osservatore Romano dedicato alla questione della morte cerebrale.
'Non dico nulla sul contenuto dell'articolo - spiega il direttore della Sala Stampa vaticana -. Si tratta di un articolo dell'Osservatore Romano, firmato da una persona e che porta l'autorevolezza della testata e di quella persona. Ma non si tratta di un atto magisteriale ne' di un documento di un organismo pontificio'.
COMMENTI
Le critiche al criterio della morte cerebrale per stabilire la fine della vita "non sono mai scientifiche, ovvero provate nero su bianco". A difendere a spada tratta i criteri di Harvard, che stabiliscono da ben 40 anni le modalita' con cui si puo' dichiarare il decesso di un individuo a partire dall'accertamento della morte cerebrale, e' Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti.
Tali criteri, spiega Nanni Costa all'Adnkronos Salute intervenendo sui dubbi sollevati da un editoriale dell'Osservatorio romano, "non sono mai stati messi in discussione in 40 anni dalla comunita' scientifica, e vengono non a caso applicati in tutti i Paesi scientificamente avanzati, tra questi Canada, America, Australia, Asia, nonche' tutti i Paesi del Vecchio Continente. I dubbi ci sono sempre stati - riconosce l'esperto - ma solo da parte di frange minoritarie, che fanno critiche di carattere non scientifico". Quando subentra la morte cerebrale "l'individuo di fatto e' morto, e non ci sono se e ma. Le cellule cerebrali, infatti, cessano di mandare impulsi elettrici, non c'e' respiro spontaneo, riflessi dei nervi cranici o controllo delle funzioni vegetative come, ad esempio, la diuresi, ed e' assente il riflesso dei nervi cranici. Tutti elementi che sono invece presenti nello stato vegetativo, che e' cosa ben diversa. In questo caso, infatti, il cervello funziona. Male, ma funziona. La rete trapiantologica - conclude il direttore del Cnt - accerta la morte ma difende la vita. Morte cerebrale si traduce nel decesso dell'individuo, non c'e' alcun dubbio al riguardo".
'Da 40 anni sappiamo che la morte cerebrale corrisponde alla morte dell'individuo. Per 40 anni abbiamo fatto i prelievi di organi per i trapianti affidandoci al concetto di morte cerebrale. Ora 'L'osservatore romano' sostiene che la morte cerebrale non e' la morte dell'individuo perche' ci sono studi nuovi che vanno approfonditi. Qualcuno ci deve dimostrare che corrisponde al vero, i nuovi studi vanno documentati e dimostrati. In questo modo si sbandano tutti i centri di rianimazione che hanno fornito nuovi organi per i trapianti e si scoraggia il personale che si e' dedicato per anni a quest'attivita''.
Con queste parole Vincenzo Carpino, il presidente dell'Aaroi, associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani, ha commentato all'ASCA l'editoriale in cui il quotidiano della Santa Sede propone una ridefinizione della morte cerebrale.
'Per altro - spiega ancora Carpino - la legge italiana e' molto severa, si riunisce un collegio medico che per 6 ore fa una serie di verifiche per verbalizzare la morte cerebrale e poi o si fa un trapianto o si stacca la spina, perche' il paziente e' morto. Se tutto questo si mette in discussione, si mette in discussione quello che abbiamo fatto finora'.
Tra l'altro, aggiunge Carpino, 'il Vaticano si e' sempre dimostrato favorevole ai trapianti perche' li ha sempre giudicati atti d'amore. Adesso con questra 'bomba', non lo so fino a che punto puo' creare problemi. Perche' queste dichiarazioni? E su quali basi?'.
I criteri di accertamento della morte cerebrale attualmente in vigore, risalenti a 40 anni fa, "lasciano in effetti molto perplessi. Non a caso il dibattito su questo tema e' molto acceso". Cosi' il professor Giancarlo Umani Ronchi, ordinario di Medicina Legale alla Sapienza di Roma e membro del Comitato Nazionale di Bioetica, commenta la questione sollevata da un editoriale dell'Osservatore Romano che pone forti dubbi etici sulla legittimita' della morte cerebrale come criterio valido per dichiarare il decesso. Sul principio in se', il professore non ha dubbi: "Dalla morte cerebrale non ci si riprende. Se questo avviene, e' perche' si e' sbagliata diagnosi". Proprio sui criteri di accertamento "si discute da anni. Un libro pubblicato da Rubettino per il Cnr, dal titolo 'Finis vitae' (citato anche nell'articolo del giornale vaticano, ndr), riporta il parere di neurologi secondo i quali la morte cerebrale non viene accertata in modo sicuro con i criteri di Harvard". Il tema e' delicato, e un medico esperto come Umani Ronchi ne ha viste tante: "Si dichiara la morte cerebrale ma spesso i pazienti vengono tenuti in vita artificialmente e ventilati. Tanto che sono belli rosei, tonici, le ferite cicatrizzano, le donne portano avanti la gravidanza. Addirittura quando si operano per l'espianto di organi a volte c'e' l'atteggiamento chiamato 'di Lazzaro', cioe' improvvisamente si mettono a sedere sul lettino operatorio, hanno gesti violenti, non a caso si anestetizzano tutti prima dell'intervento. Si tratta di reazioni automatiche, certo, ma non c'e' dubbio che lasciano molti dubbi". Ci sono poi nel mondo alcuni casi di reviviscenza, anche se "a me non e' mai capitato, e non ho la certezza sulle condizioni di quei pazienti". Fatto sta che l'errore e' in agguato. Negli Stati Uniti, ricorda Umani Ronchi, "un bambino e' stato considerato cerebralmente morto e tenuto in vita artificialmente. Poi, dopo anni, e' stato staccato il ventilatore, e lui e' sopravvissuto.
E' diventato adolescente, poi uomo, e si e' svegliato. Oggi fa il pompiere".
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