Vaticano. Decano facolta' bioetica: interrompere terapia su richiesta e' accettabile e doveroso
"Interrompere una terapia e lasciare andare la patologia perche' non si puo' fermare, in modo che la persona possa morire in pace, e', non solo accettabile ma doveroso". Lo ha detto padre Gonzalo Miranda, decano della facolta' di bioetica presso l'Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, intervenuto stamane al convegno "cure palliative testamento biologico" promosso dal sindacato italiano specialisti in medicina legale (Sismla).
L'apertura sul tema del diritto al rifiuto delle cure e delle terapie ha "una tradizione che arriva fino a Pio XII che, nel 1957, dice con toni fortissimi e chiarissimi che il medico non ha un diritto in proprio ma deve fare solo quello che autorizza il paziente. Al centro c'e' il paziente" Questa, secondo il padre, "non puo' essere chiamata eutanasia, cioe' un atto nel quale una persona intende provocare la morte di un'altra persona affinche' non soffra piu'. Il fine e' far si' che l'altro non soffra ma il mezzo utilizzato e' che muoia.
Questo e' quello che noi non accettiamo".
Prendendo il caso di un paziente che respira solo attraverso un ventilatore polmonare: "quando il paziente - ha detto Miranda - considera che quella terapia, detta di sostegno, non e' piu' proporzionata, nel senso che i benefici che riceve non sono proporzionati rispetto al peso che la terapia ha su di lui, ha diritto a chiedere che venga interrotta. E gli altri devono rispondere a questo diritto". E su Welby il decano e' chiaro "avrebbe dovuto essere trattato in modo diverso nel senso che lui ha espresso una volonta' che sarebbe dovuta essere analizzata in modo corretto da parte dei parenti e dei medici per poi prendere la decisione giusta che, secondo me era quella di adempiere alla sua volonta' e interrompere quella terapia non considerata piu' proporzionata.
Senza questo clamore".
Durante il convegno i relatori hanno fatto il punto sui diversi aspetti che sottendono a queste tematiche. Gli aspetti legali sono stati messi in evidenza dall'avvocato Tina Lagosteni Bassi che ha sottolineato le "grosse discrasia che esistono sulla materia nella legislatura italiana" in cui esistono leggi tra loro "estremamente contraddittorie". Tra i medici Pietro Nissii anestesista e medico legale, dentro la Commissione ministeriale per la qualita' delle cure di fine vita. Obiettivo della giornata secondo il segretario provinciale del Sismla, Luisa Regimenti, e' stato quello cercare di trovare una "soluzione condivisa ai problemi di bioetica che debbono trovare una soluzione in Parlamento".
ALTRE OPINIONI - 'Il buon morire e' non essere soli': lo ha detto ieri il vescovo di Genova, Angelo Bagnasco, a margine di un convegno sul testamento biologico e eutanasia, 'Persona umana: sofferenza e vita', nel pomeriggio alla Sala Quadrivium.
'Questo convegno e' un contributo per la riflessione e il confronto su queste tematiche', ha aggiunto il vescovo.
Al convegno sono intervenuti anche il vice-presidente europeo dei medici cattolici Alfredo Anzani, il responsabile del laboratorio di genetica medica del Policlinico di Milano, Domenico Coviello come moderatore, e Monsignor Roberto Colombo della Pontificia Accademia per la vita.
Anzani ha ribadito il suo no al testamento biologico: 'perche' occorre questo testamento? Perche' occorre mettere per scritto io non voglio che tu medico mi faccia questo? Chiedo invece che la dimensione umana sia sempre salvaguardata aprendo a una cultura del morire che negli ultimi tempi e' stata ostracizzata'.
L'incontro e' stato organizzato dall'Ufficio diocesano per la Pastorale della sanita'.
L'apertura sul tema del diritto al rifiuto delle cure e delle terapie ha "una tradizione che arriva fino a Pio XII che, nel 1957, dice con toni fortissimi e chiarissimi che il medico non ha un diritto in proprio ma deve fare solo quello che autorizza il paziente. Al centro c'e' il paziente" Questa, secondo il padre, "non puo' essere chiamata eutanasia, cioe' un atto nel quale una persona intende provocare la morte di un'altra persona affinche' non soffra piu'. Il fine e' far si' che l'altro non soffra ma il mezzo utilizzato e' che muoia.
Questo e' quello che noi non accettiamo".
Prendendo il caso di un paziente che respira solo attraverso un ventilatore polmonare: "quando il paziente - ha detto Miranda - considera che quella terapia, detta di sostegno, non e' piu' proporzionata, nel senso che i benefici che riceve non sono proporzionati rispetto al peso che la terapia ha su di lui, ha diritto a chiedere che venga interrotta. E gli altri devono rispondere a questo diritto". E su Welby il decano e' chiaro "avrebbe dovuto essere trattato in modo diverso nel senso che lui ha espresso una volonta' che sarebbe dovuta essere analizzata in modo corretto da parte dei parenti e dei medici per poi prendere la decisione giusta che, secondo me era quella di adempiere alla sua volonta' e interrompere quella terapia non considerata piu' proporzionata.
Senza questo clamore".
Durante il convegno i relatori hanno fatto il punto sui diversi aspetti che sottendono a queste tematiche. Gli aspetti legali sono stati messi in evidenza dall'avvocato Tina Lagosteni Bassi che ha sottolineato le "grosse discrasia che esistono sulla materia nella legislatura italiana" in cui esistono leggi tra loro "estremamente contraddittorie". Tra i medici Pietro Nissii anestesista e medico legale, dentro la Commissione ministeriale per la qualita' delle cure di fine vita. Obiettivo della giornata secondo il segretario provinciale del Sismla, Luisa Regimenti, e' stato quello cercare di trovare una "soluzione condivisa ai problemi di bioetica che debbono trovare una soluzione in Parlamento".
ALTRE OPINIONI - 'Il buon morire e' non essere soli': lo ha detto ieri il vescovo di Genova, Angelo Bagnasco, a margine di un convegno sul testamento biologico e eutanasia, 'Persona umana: sofferenza e vita', nel pomeriggio alla Sala Quadrivium.
'Questo convegno e' un contributo per la riflessione e il confronto su queste tematiche', ha aggiunto il vescovo.
Al convegno sono intervenuti anche il vice-presidente europeo dei medici cattolici Alfredo Anzani, il responsabile del laboratorio di genetica medica del Policlinico di Milano, Domenico Coviello come moderatore, e Monsignor Roberto Colombo della Pontificia Accademia per la vita.
Anzani ha ribadito il suo no al testamento biologico: 'perche' occorre questo testamento? Perche' occorre mettere per scritto io non voglio che tu medico mi faccia questo? Chiedo invece che la dimensione umana sia sempre salvaguardata aprendo a una cultura del morire che negli ultimi tempi e' stata ostracizzata'.
L'incontro e' stato organizzato dall'Ufficio diocesano per la Pastorale della sanita'.
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