Vaticano. Gesuiti: "rivoltare gli animi" anche sul testamento biologico
Su "testamento biologico ed eutanasia, andranno messe in campo tutte le iniziative culturali e politiche che si ritengono utili a ottenere una formulazione di legge rispettosa del diritto fondamentale alla vita". E' quanto sottolineano i gesuiti in un articolo di 'Civiltà Cattolica' dedicato al Family Day, definita "una manifestazione a favore della famiglia" che "ha visto la presenza di oltre un milione di persone". La rivista dei gesuiti -le cui bozze sono prima riviste in segreteria di Stato- guarda avanti, ai nuovi temi di 'tensione' o 'divisione' tra laici e cattolici.
E a proposito del tema della famiglia, il quindicinale mette in evidenza che "la carenza di misure a favore della famiglia è una caratteristica della politica sociale italiana sin dal sorgere della Repubblica nel 1948. L'attenzione da parte del Governo e gli eventuali stanziamenti da decidere a favore di altre forme di convivenza prima che a favore della famiglia hanno fatto 'rivoltare gli animi' del mondo cattolico e hanno favorito l'organizzazione della manifestazione. Essa è stata una parola nuova offerta ma tutta la comunità nazionale".
"Questo ddl, quando si approvera', dovra' essere approvato a larga maggioranza, perche' sulla vita e sulla morte non si puo' legiferare a colpi di maggioranza". La pensa cosi' la senatrice teodem Paola Binetti che parla a margine del convegno sul testamento biologico in corso a Roma.
Da parte della commissione aggiunge la parlamentare della Margherita, "c'e' la volonta' di approfondire il tema e di non affossarlo, ma che questo significhi- conclude Binetti- che prima di luglio si arrivi ad un risultato, mi sembra utopistico".
Bioeticisti divisi sull'opportunita' di arrivare ad un testo di legge in materia di testamento biologico. Occasione del confronto e' stato oggi un convegno promosso da 'Laboratorio per la polis' nella sede dei Dl-La Margherita.
Favorevole ad una soluzione legislativa si e' detto il membro del Cnb e docente di ginecologia all'Universita' di Roma, Romano Forleo: 'C'e' la necessita' di un testo di legge in materia di testamento biologico - ha affermato - perche' serve qualcosa di concreto che fissi dei principi base il piu' possibile condivisi, altrimenti si parla a vuoto'. Un testo di legge in questo senso, secondo Forleo, sarebbe infatti 'cosa diversa dall'apertura all'eutanasia, e sarebbe contro l'accanimento terapeutico'. Inoltre, ha aggiunto, 'il provvedimento sarebbe rivolto solo a persone che non sono piu' in grado di decidere ma che potrebbero aver voluto decidere prima se andare incontro ad una medicina a volte anche eccessiva oppure farne a meno. La mia speranza e' che questo possa essere un passo concreto di aiuto ai pazienti e non uno scivolamento'.
Di parere opposto la bioeticista dell'Universita' cattolica del Sacro Cuore, nonche' membro del Cnb, Maria Luisa Di Pietro, che si e' invece detta contraria all'idea di legiferare in tema di testamento biologico.
'Sono contraria per la presenza nei disegni di legge di una 'dilatazione' della volonta' del paziente. Ogni eventuale misura non costituisce una tutela contro l'eutanasia e non e' necessaria, perche' quello che vorrebbe andare a normare e' gia' materia del codice deontologico dei medici'. Oggi cioe', ha concluso, 'cio' che e' accanimento terapeutico viene valutato dal medico all'interno della relazione medico-paziente e non c'e', quindi bisogno di una legge per definirlo'.
E a proposito del tema della famiglia, il quindicinale mette in evidenza che "la carenza di misure a favore della famiglia è una caratteristica della politica sociale italiana sin dal sorgere della Repubblica nel 1948. L'attenzione da parte del Governo e gli eventuali stanziamenti da decidere a favore di altre forme di convivenza prima che a favore della famiglia hanno fatto 'rivoltare gli animi' del mondo cattolico e hanno favorito l'organizzazione della manifestazione. Essa è stata una parola nuova offerta ma tutta la comunità nazionale".
"Questo ddl, quando si approvera', dovra' essere approvato a larga maggioranza, perche' sulla vita e sulla morte non si puo' legiferare a colpi di maggioranza". La pensa cosi' la senatrice teodem Paola Binetti che parla a margine del convegno sul testamento biologico in corso a Roma.
Da parte della commissione aggiunge la parlamentare della Margherita, "c'e' la volonta' di approfondire il tema e di non affossarlo, ma che questo significhi- conclude Binetti- che prima di luglio si arrivi ad un risultato, mi sembra utopistico".
Bioeticisti divisi sull'opportunita' di arrivare ad un testo di legge in materia di testamento biologico. Occasione del confronto e' stato oggi un convegno promosso da 'Laboratorio per la polis' nella sede dei Dl-La Margherita.
Favorevole ad una soluzione legislativa si e' detto il membro del Cnb e docente di ginecologia all'Universita' di Roma, Romano Forleo: 'C'e' la necessita' di un testo di legge in materia di testamento biologico - ha affermato - perche' serve qualcosa di concreto che fissi dei principi base il piu' possibile condivisi, altrimenti si parla a vuoto'. Un testo di legge in questo senso, secondo Forleo, sarebbe infatti 'cosa diversa dall'apertura all'eutanasia, e sarebbe contro l'accanimento terapeutico'. Inoltre, ha aggiunto, 'il provvedimento sarebbe rivolto solo a persone che non sono piu' in grado di decidere ma che potrebbero aver voluto decidere prima se andare incontro ad una medicina a volte anche eccessiva oppure farne a meno. La mia speranza e' che questo possa essere un passo concreto di aiuto ai pazienti e non uno scivolamento'.
Di parere opposto la bioeticista dell'Universita' cattolica del Sacro Cuore, nonche' membro del Cnb, Maria Luisa Di Pietro, che si e' invece detta contraria all'idea di legiferare in tema di testamento biologico.
'Sono contraria per la presenza nei disegni di legge di una 'dilatazione' della volonta' del paziente. Ogni eventuale misura non costituisce una tutela contro l'eutanasia e non e' necessaria, perche' quello che vorrebbe andare a normare e' gia' materia del codice deontologico dei medici'. Oggi cioe', ha concluso, 'cio' che e' accanimento terapeutico viene valutato dal medico all'interno della relazione medico-paziente e non c'e', quindi bisogno di una legge per definirlo'.
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