Vaticano. Monsignor Sgreccia e l'embrione
Il problema dell'embrione e la ricerca sulle cellule staminali sono problemi etici che si pongono "ormai su scala universale": cosi' il vicepresidente dell'Accademia Pontificia per la vita, monsignor Elio Sgreccia, ha indicato i problemi "cruciali" che richiedono urgentemente un dialogo aperto fra scienziati e bioeticisti.
"Oggi i problemi si pongono simultaneamente per tutti, in Occidente come in America Latina e in Africa", ha detto a margine del convegno sull'etica della ricerca biomedica organizzato a Roma dalla Pontificia Accademia per la vita. Non fa eccezione il problema dell'embrione, considerando che medici occidentali operano in quei Paesi con programmi di fecondazione assistita.
"Ci sono questioni cruciali -ha aggiunto- presenti nella discussione sia nel Parlamento Europeo sia nelle Nazioni Unite e nelle quali si pone il rapporto tra le possibilita' offerte dalla scienza e l'etica. Un esempio e' il dibattito sulle cellule staminali embrionali e adulte e che "ha implicazione etiche, in quanto il prelievo delle staminali embrionali comporta la distruzione dell'embrione". Davanti a questioni etiche come queste occorre "decidere soprattutto in funzione dell'eticita' e non solo dell'utilita'. Fortunatamente, secondo dati scientifici recenti, si possono utilizzate con miglior successo le cellule staminali somatiche, e cade di conseguenza la necessita' di rincorrere l'embrione. E qualora il successo delle staminali somatiche non ci sia, la questione etica si porrebbe comunque".
Il problema dell'embrione, ha detto ancora Sgreccia, si pone anche in tema di clonazione, terapeutica o riproduttiva che sia. "Un'etica razionale, prima che cattolica, e' per il valore sostanziale dell'embrione in virtu' della continuita' che esiste dal momento della fecondazione fino a quello della morte". "Da anni questi problemi sono sentiti in ambito medico, ma adesso vanno in Parlamento".
"Oggi i problemi si pongono simultaneamente per tutti, in Occidente come in America Latina e in Africa", ha detto a margine del convegno sull'etica della ricerca biomedica organizzato a Roma dalla Pontificia Accademia per la vita. Non fa eccezione il problema dell'embrione, considerando che medici occidentali operano in quei Paesi con programmi di fecondazione assistita.
"Ci sono questioni cruciali -ha aggiunto- presenti nella discussione sia nel Parlamento Europeo sia nelle Nazioni Unite e nelle quali si pone il rapporto tra le possibilita' offerte dalla scienza e l'etica. Un esempio e' il dibattito sulle cellule staminali embrionali e adulte e che "ha implicazione etiche, in quanto il prelievo delle staminali embrionali comporta la distruzione dell'embrione". Davanti a questioni etiche come queste occorre "decidere soprattutto in funzione dell'eticita' e non solo dell'utilita'. Fortunatamente, secondo dati scientifici recenti, si possono utilizzate con miglior successo le cellule staminali somatiche, e cade di conseguenza la necessita' di rincorrere l'embrione. E qualora il successo delle staminali somatiche non ci sia, la questione etica si porrebbe comunque".
Il problema dell'embrione, ha detto ancora Sgreccia, si pone anche in tema di clonazione, terapeutica o riproduttiva che sia. "Un'etica razionale, prima che cattolica, e' per il valore sostanziale dell'embrione in virtu' della continuita' che esiste dal momento della fecondazione fino a quello della morte". "Da anni questi problemi sono sentiti in ambito medico, ma adesso vanno in Parlamento".
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