Venerdì 5 giugno 2026
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Vaticano, Il Papa alla comunita' internazionale: rispettatte i diritti dei rifugiati

EUROPA - VATICANO
Notizia ·
I diritti umani dei rifugiati "siano sempre rispettati", e la comunita' internazionale e la Chiesa non dimentichino le "condizioni di tante persone costrette a fuggire, per gravi forme di violenze, dalle proprie terre". Lo chiede il Papa, manifestando ai profughi la "costante sollecitudine della Santa Sede".
Alla vigilia del debutto, domani a Ginevra, del nuovo Consiglio Onu per i diritti umani, Benedetto XVI durante l'Angelus recitato dalla sua finestra su piazza San Pietro davanti a migliaia di persone, ha voluto ricordare che martedi' prossimo 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato, promossa dalle Nazioni Unite. E ha chiamato a raccolta cristiani e persone di buona volonta' in favore delle tante persone che quotidianamente, in vari paesi dei diversi continenti, sono costrette ad abbandonare tutto, per poverta', guerre, persecuzione politica o religiosa e per le cause piu' diverse.
"Questi nostri fratelli e sorelle -ha ricordato papa Ratzinger- cercano rifugio in altri paesi animati dalla speranza di tornare in Patria o, almeno, di trovare ospitalita' la' dove si sono rifugiati. Mentre assicuro loro un ricordo nella preghiera e la costante sollecitudine della Santa Sede auspico che i diritti di queste persone siano sempre rispettati e incoraggio le comunita' ecclesiali a venire incontro alle loro necessita'".
L'appello con cui il Papa chiede rispetto per i diritti dei rifugiati e la mobilitazione in loro favore della comunita' internazionale, dei fedeli e delle chiese, segue l'udienza che ha concesso ieri al presidente della 56.ma Assemblea generale dell'Onu Jan Eliasson, venticinque minuti di colloquio centrati sui problemi indotti dalla globalizzazione, sulle difficolta' dei poveri del mondo e su come i diritti umani potrebbero "perdere consistenza senza il contributo dei valori religiosi". Quanto il tema sia all'attenzione del Papa e' indicato dal fatto che, ha riferito Eliasson, e' stato Benedetto XVI a volerlo incontrare e ha chiesto che l'udienza avvenisse alla vigilia della costituzione del nuovo Consiglio Onu per i diritti umani.
Diversi organismi ecclesiali cattolici si occupano dei problemi dei rifugiati e ha appena compiuto 25 anni il Comitato dei Gesuiti per i rifugiati (JRS), che opera in vari paesi del mondo a fianco dei profughi. Nei giorni scorsi il JRS e' stato tra i promotori di una Coalizione internazionale contro la detenzione di rifugiati e immigrati e per misure alternative alla detenzione.
Secondo i dati diffusi l'anno scorso (quindi relativi al 2004, e che verranno aggiornati in occasione della prossima Giornata mondiale del rifugiato) il numero di rifugiati e profughi censiti dall'Unhcr e' arrivato a 19,2 milioni, rispetto ai 17 milioni del 2003, piu' di due milioni vengono dall'Afghanistan e circa due milioni e mezzo dal Darfur.

Un plauso alle parole del Papa sui rifugiati arriva dal vice presidente del Senato Roberto Calderoli. "Il Papa -ha detto all'Ansa Calderoli- ci ha al suo fianco nella nobile e giusta presa di posizione sull' accoglienza ai rifugiati. E' una battaglia di civilta' che vede la Lega assolutamente consenziente purche' non venga usata come trucco per far passare come profughi rifugiati dei clandestini".
"La presa di posizione del Papa e' l'occasione per fare chiarezza su un punto: la Lega e' stata spesso accusata di volere chiudere la porta in faccia agli immigrati. La realta' e' che noi siamo pronti ad accogliere chiunque venga perseguitato per motivi politici o religiosi nel suo Paese ma non chi viene in Italia perche' il suo Paese se ne vuole liberare in quanto delinquente o chi viene importato come nuovo schiavo dai mercanti di carne umana e una volta arrivati in Italia ingrossa le file della criminalita'".
"E a proposito di rifugiati mi auguro che io e tanti altri non dovremo ricorrere all'istituto dell'asilo politico dopo il 25 giugno per le persecuzioni che qualcuno dei cosiddetti democratici potrebbe mettere in atto. E' gia' capitato a Cattaneo di doversi rifugiare in Svizzera, ma stiano certi che noi non capitoleremo fuggendo".

Un appello al Governo e al Parlamento italiano per la rapida adozione di una legge organica in materia di asilo arriva anche dalll'Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite, (Unhcr) e le principali organizzazioni impegnate nel settore dell'asilo, tra cui la Caritas Italiana, in occasione della celebrazione della Giornata Mondiale del Rifugiato.
Nei giorni scorsi ancora era stata presentata la nuova Coalizione contro la detenzione dei rifugiati e dei migranti promossa da Servizio dei Gesuiti per i rifugiati. Nell'occasione il cardinale Renato Martino, Presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, aveva lanciato l'allarme per le violazione di essenziali diritti umani cui erano sottoposti i richiedenti asilo e i migranti che avevano lasciato le loro terre in seguito a torture, persecuzioni politiche, religiose o di altra natura.
La Caritas chiede quindi la piena attuazione dell'art. 10, comma 3 della nostra Costituzione che riconosce il diritto d'asilo allo "straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle liberta' democratiche garantite dalla Costituzione italiana"; maggiori garanzie in fase di accesso alla procedura di riconoscimento dello status; assistenza legale durante tutte le fasi del procedimento di riconoscimento compresa la fase dell'eventuale ricorso; potenziamento del Sistema di accoglienza con particolare riferimento alle categorie vulnerabili (minori non accompagnati, donne sole con figli, disabili, vittime di tortura, ecc.).
La Caritas sottolinea inoltre che i richiedenti asilo, insieme ai migranti irregolari, sono i gruppi piu' a rischio di poverta' in tutta Europa. Molti governi tendono, afferma l'organizzazione ecclesiale, ad adottare politiche che ne scoraggiano la permanenza sul territorio e ne ostacolano l'inserimento. E' questa la situazione che emerge dal Terzo Rapporto di Caritas Europa sulla poverta', presentato oggi a Bruxelles: 'La migrazione: un viaggio verso la poverta'?'.
Lo studio descrive le condizioni di vita dei 56,1 milioni di immigrati che si trovano oggi in Europa, e dei circa 5 milioni che si stima siano irregolarmente soggiornanti. Il Rapporto e' frutto dell'attivita' di ricerca e di un continuo lavoro sul campo delle 48 Caritas nazionali in Europa e delle loro strutture regionali, diocesane e parrocchiali, impegnate quotidianamente nel rispondere ai bisogni di chi vive nell'emarginazione e nella poverta'. Cerca di far luce su 5 ambiti: lavoro, abitazione, salute, educazione e partecipazione alla vita pubblica, evidenziando come in ognuno esistono "trappole di poverta'".
In generale i migranti lavorano per un numero di ore superiore al lecito, per un salario scarso e senza alcuna copertura assicurativa e previdenziale. Nel nostro Paese, sostiene la Caritas, mentre per i lavoratori italiani gli incidenti sul lavoro sono diminuiti dell'1,1%, tra i lavoratori migranti sono cresciuti del 6,6%. Anche le condizioni alloggiative sono allarmanti. Oltre a un costante sovraffollamento, Caritas Belgio riferisce di immigrati con posti letto a ore, costretti ad alternarsi con altri nell'arco della giornata.
Le precarie condizioni di vita (abitazioni inadeguate, cattiva alimentazione, lavori pericolosi e mal pagati) sono inoltre la causa di un cattivo stato di salute, aggravato dal limitato accesso al sistema sanitario. Sul fronte dell'istruzione gli immigrati tendono a conseguire minori qualifiche e ad abbandonare prima gli studi.
Sul piano della partecipazione alla vita pubblica, raramente possono influenzare i processi decisionali, anche su questioni che li riguardano direttamente. Nelle Raccomandazioni finali Caritas Europa invita i vari Governi a "concedere il diritto di voto a tutti gli immigrati regolari, almeno nelle elezioni locali, regionali ed europee".
Piu' in generale si sottolinea come aiutare quanti vivono nella precarieta' e nell'irregolarita' ad uscire dall'ombra, puo' favorire la promozione della legalita', stabilizzare il mercato del lavoro, migliorare le condizioni di vita e contribuire ad un "Modello Sociale Europeo" che le Caritas cercano di sostenere.
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