Sabato 6 giugno 2026
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Vaticano. "Scienza e bioetica confermano che l'embrione e' una persona"

EUROPA - VATICANO
Notizia ·
Pubblichiamo integralmente il resoconto di Massimo Losito sul Internazionale sul tema "L'embrione umano nella fase del preimpianto: aspetti scientifici e considerazioni bioetiche" pubblicato su Zenit.

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Piu' di 350 tra Vescovi, religiosi, filosofi, genetisti, neonatologi ed embriologi si sono ritrovati in Vaticano il 27 e 28 febbraio scorsi per il Convegno Internazionale sul tema "L'embrione umano nella fase del preimpianto: aspetti scientifici e considerazioni bioetiche".
Dalle immagini delle prime divisioni cellulari dell'embrione al dibattito sull'animazione immediata da San Tommaso ad oggi, tutti i presenti si sono dichiarati alleati nella ricerca della verita'.
La Pontificia Accademia per la Vita (PAV) gia' nel febbraio del 1997 aveva affrontato il tema dello statuto dell'embrione umano, ma ha sentito l'urgenza di tornare a parlare dell'embrione, nella fase di maggiore debolezza fisica e epistemologica: la fase del preimpianto, prima cioe' che si annidi nell'utero materno.
Per avere un'idea di quanto emerso dal Convegno organizzato dalla PAV, ZENIT ha intervistato il dottor Massimo Losito, Coordinatore accademico del Master in Bioetica presso la Facolta' di Bioetica dell'Ateneo Pontificio "Regina Apostolorum".
"Nella prolusione di apertura -ha raccontato Lo sito- il Javier Lozano Barragán [Presidente del Pontificio Consiglio per la Salute, ndr] ha ricordato che 'la cultura della morte (intesa principalmente come incapacita' di riconoscere ed accogliere la vita) trova in questo soggetto, l'embrione, il suo bersaglio ideale'".
"Qualificato geneticamente, disgregato 'a fini terapeutici', congelato e manipolato perfino nell'identita' semantica (pre-embrione) questo piccolo merita tutta la nostra attenzione: cosa o chi e'?", si e' domandato il porporato.
Il dottor Losito ha quindi affermato che sin dalle prime battute "si e' appreso subito che non possiamo considerare l'embrione come un mero cumulo di cellule, a meno che non riserviamo a noi stessi questa stessa riduttiva descrizione".
Quando nasce la vita di una persona?
Losito: L'inizio della storia di ogni nuovo essere risiede in un processo denominato fecondazione, una storia in parte nota ma per la verita' ancora pienamente da decifrare.. Due cellule umane geneticamente incomplete, i gameti maschile e femminile sono teleologicamente alla ricerca reciproca: la loro fusione pero' sorprendentemente non determina il loro completamento ma anzi ne causa il reciproco dissolversi in una cellula nuova, lo zigote. Questo risulta essere molto di piu' della loro somma: gameti destinati a vivere poche ore originano un novita' organismica che potra' sopravvivere per anni: l'uomo.
Nel corso del Convegno il professor Roberto Colombo ha precisato che "e' impossibile determinare il momento preciso dell'inizio, ci ricorda il nanosecondo 0, ma siamo di fronte ad un processo che ad un certo punto, con la fusione delle membrane dello spermatozoo e dell'oocita, diviene irreversibile; un processo che ha un prima ed un dopo, tra i quali si verifica un salto biologico ed ontologico". Del resto la nostra esperienza ci mostra che due persone si incontrano, entrano in relazione, si preferiscono e magari si sposano: "Chi puo' dire quando, in quale momento si sono innamorate? Siamo di fronte ad un "rendez-vous with destiny", ha affermato la professoressa Gigliola Sica parlando della biologia della fecondazione.
I dati sperimentali ci testimoniano che l'embrione non e' affatto un grumo piu' o meno numeroso di cellule che si moltiplicano solo grazie ad un ambiente favorevole, ma con scarso controllo del proprio destino. Tutt'altro.
Alla fusione dei due gameti, il nuovo essere entra immediatamente in attivita', un'onda di ioni calcio determina cambiamenti nelle proteine di membrana per impedire la polispermia, l'ingresso cioe' di altri spermatozoi: appare il cartello "riservato".L'attivazione genica e' imminente (nello zigote umano sono attivi almeno 7 geni), la moltiplicazione cellulare intensa e non casuale.
La professoressa Magdalene Zernicka-Goetz ha dimostrato che, sebbene i blastomeri (le cellule componenti di questo primo essere umano) mantengano un completo potenziale di sviluppo, in realta' differiscono l'uno dall'altro, sono gia' indirizzati verso un particolare destino, pertanto non indipendenti ma "consci" di essere parte di un tutto. Questo avviene gia' allo stadio di 4 cellule e sembra dipendere da informazioni epigenetiche gia' portate dallo zigote.
Siamo pertanto di fronte ad un individuo della specie umana, organizzato, capace di autoregolazione e con una finalita' intrinseca.
Questo individuo e' gia' in grado di relazionarsi?
Losito: Certo! Si tratta di un individuo che entra immediatamente in relazione con la madre, con un fitto scambio di messaggi chimici, un sorta di dialogo mirato a farsi riconoscere ed accogliere dalla madre durante il viaggio che lo condurra' all'annidamento: l'endometrio materno si trasforma per un breve periodo (la "finestra di impianto") e si protrude in "uterodomi" sui quali planera' l'embrione. L'embrione stesso depone la propria zona pellucida, si cambia di abito, assumendo il "fenotipo di ancoraggio"e si lega alla madre.
Siamo di fronte a quello che la scienza ha definito il paradosso immunologico della gravidanza: l'embrione gia' nella fase preimpiantatoria comunica con la madre per farsi accettare, non eliminare pur essendo "altro" da lei. Meccanismi finissimi di regolazione che la natura mette in atto per stabilire un'amicizia materno-embrionale e che invece la liberta' e la debolezza umane possono stravolgere e disprezzare, ad esempio con l'uso dell'aborto chimico.
I partecipanti al Convegno quindi non si sono limitati alla descrizione dei fatti biologici, ma si sono interrogati sul valore della vita e sulle tentazioni eugenetiche..
Losito: Di fronte all'embrione, siamo di fronte ad un essere umano, che nella sua estrema debolezza deve essere tolto dalle provette dei laboratori, dalle mani dei ricercatori e dei politici per essere restituito al suo luogo di accoglienza naturale che sono la madre ed il padre, ha sottolineato con passione la professoressa Marie-Odile Rethore': ogni essere umano merita per la sua intrinseca dignita' l'amore di una famiglia, e non puo' essere sottoposto ad un giudizio di valore in base alla sua eta' o al suo stato di salute.
Questo pero' e' quanto sta avvenendo col diffondersi di tecniche di diagnosi preimpiantatorie e prenatali applicate con una mentalita' eugenista, ha ricordato il neonatologo Carlo Bellieni. Spinti dalla pressione sociale, dal mito della perfezione e ancor piu' dalla paura di cio' che e' ignoto abbiamo trasformato la scienza genetica in una "polizia genetica" che arresta ed elimina i criminali prima del delitto: gli embrioni vengono qualificati geneticamente e quindi progressivamente scartati se non hanno le caratteristiche che riteniamo vincenti; non si tratta piu', ha sottolineato il professor Kevin FitzGerald, di prevenire che gli uomini si ammalino ma di prevenire (eliminandoli) uomini malati.
Una tale deformazione della scienza medica non puo' portare ad un bene, neanche in chi verra' selezionato favorevolmente, in chi avra' passato il controllo di qualita' e pertanto giungera' alla nascita: se un figlio diviene un prodotto come esserne pienamente soddisfatti? Forse se avessimo aspettato qualche mese in piu' avremmo potuto avere un risultato migliore. inoltre quale liberta' in un figlio che non e' stato accolto ma voluto per qualche specifica caratteristica, magari per essere una "medicina" che fornisca cellule staminali ad un fratello malato? Quale amore verso un figlio voluto non per se' ma "voluto per"?
I mass media italiani hanno parlato del Convegno solo in occasione dell'intervento del prof. Marie Le Me'ne', suscitando tante critiche per la sua difesa dell'embrione. Ma cosa e' accaduto in realta'?
Losito: Nell'ambito della tavola rotonda , di fronte a tante vecchie e nuove minacce verso l'embrione, Jean-Marie Le Me'ne', fondatore e Presidente della Fondazione Jerome Lejeune, ha proposto una strategia integrata tra uomini di Chiesa e mondo laico per difendere l'embrione. Le Me'ne' ha messo in guardia i presenti circa i tentativi di ridurre "lo statuto dell'embrione a quello dell'animale". "L'embrione -ha sottolineato- non ha bisogno dello statuto per esistere, egli ha gia' una sua realta' ontologica".
"Non e' necessario essere cristiani per difendere la vita - ha continuato il Presidente della Fondazione Lejeune - ma credo che sia necessario difendere la vita per essere cristiani". Riflettendo sulle strategie per difendere gli embrioni, Le Me'ne' ha proposto di sviluppare in ogni diocesi una specie di cellula specializzata nel rispetto per la vita umana, che sia di sostegno all'operatore della pastorale familiare.
In campo pubblico, il Presidente della Fondazione Lejeune ha affermato che bisognerebbe "chiedere a tutti coloro che hanno funzione di magistero e responsabilita' pastorale che e' loro dovere esprimersi prima di ogni consultazione elettorale, almeno una volta l'anno, per ricordare che votare a favore di un candidato che non rispetta l'embrione e' una sorta di complicita' ad un omicidio". Per quanto riguarda i politici cristiani, Le Me'ne', ha affermato che "non dovrebbero accontentarsi di non votare leggi cattive" ma al contrario "hanno l'obbligo di fare proposte positive e innovative per proteggere l'embrione".
L'embrione pertanto e' da proteggere perche' e' uno di noi. Come potrebbe un individuo della specie umana, organizzato, autoregolantesi e capace di relazione non essere una persona umana? La sessione antropologica del Convegno si e' posta di fronte a questo interrogativo che appare quanto mai retorico, alla luce di tutta l'analisi fatta. Non reggono le tradizionali obiezioni legate alla gemellarita' (che e' spiegabile con la situazione del tutto particolare dell'essere umano come essere di frontiera, spirito incarnato) e neppure un mal posto accostamento con San Tommaso. Risulta chiaro ha affermato il professor Mario Pangallo, che l'affermazione di una personalita' nell'embrione non e' contraria alla metafisica tomista, e che il pensiero dell'Aquinate si spiega perfettamente con le errate concezioni embriologiche dell'epoca. Cosi' il professor Robert Spaemann ha ricordato che non possiamo considerare l'embrione come "qualcosa con alcune capacita'" ma sempre come un "qualcuno".
Infine, monsignor Willem Jacobus Eijk, Vescovo di Groningen, ha concluso analogamente affermando che "benche' sia impossibile dimostrare empiricamente una presenza personale dal concepimento, la riflessione filosofica sullo stato bioantropologico dell'embrione umano indica una incongruenza dell'umanizzazione indiretta o graduale con la visione dell'individuo umano come una unita' sostanziale di spirito e corpo".
Il Convegno si e' pertanto rivelato di estrema importanza soprattutto ricordandoci la necessita' di un metodo di lavoro e di conoscenza aperto alla realta' e disposto, come ha affermato in udienza il Santo Padre Benedetto XVI, ad intraprendere l'avventura impegnativa del "procedere oltre". Quando usiamo un microscopio dobbiamo chiudere un occhio, ma e' con l'occhio aperto che dobbiamo guardare.
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