Vaticano. Ratzinger e la droga: una protesta contro il mondo
La droga e il terrorismo -ma solo quello politico-sociale e non anche quello della mafia e della xenofobia- possono essere considerati figli della stessa madre ed hanno una comune origine: la protesta contro il mondo cosi' come e', ed il desiderio di un mondo migliore. E' l'opinione del card. Joseph Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI, espressa in un suo scritto di alcuni anni fa e ribadita piu' volte in interventi pubblici dallo stesso Ratzinger. In particolare la DROGA, secondo il nuovo Papa, e' una forma di protesta contro "la situazione di fatto". Il fenomeno della droga "e' l'esito della disperazione per un mondo che viene avvertito come la prigione degli eventi, nella quale l'uomo alla lunga non puo' resistere", una sorta di protesta "contro una realta' sentita come carcere". Il "grande viaggio" che gli uomini ricercano nella droga e' cosi' "il pervertimento dell'aspirazione umana all'infinito", "il tentativo di oltrepassare le barriere della propria esistenza in direzione dell'infinito". "L'umile e paziente avventura dell'ascesi che a piccoli passi verso l'alto si avvicina al Dio che si china verso di noi, viene sostituita dal potere magico, dalla magia rivelatrice della droga". Essa "non solo scopre nella nostra societa' un vuoto, che quest'ultima non e' in grado di colmare con i propri mezzi, ma richiama anche l'attenzione su un'intima esigenza dell'essere umano che, se non trova la giusta risposta, si fa valere in forma pervertita".Il punto di partenza del TERRORISMO politico-sociale, secondo Ratzinger, e' molto simile a quello della droga; all'origine vi e' la protesta contro il mondo cosi' come e', e l'ambizione ad una nuova era. Il terrorismo dunque, sempre secondo il cardinale tedesco, rappresenta "una forma di esasperazione dell'impegno morale, fino alla degenerazione", per cui "non puo' che tornare utile anche quanto e' disumano". La stessa logica, fa rilevare Ratzinger, che autorizza il sacrificio degli embrioni o che legittima l'aborto. Agli occhi del terrorista comune "la morale del momento presente consiste nel lavorare per la societa' del futuro", nella quale "sara' realizzato tutto cio' che attualmente ancora non esiste". Conseguentemente il nuovo criterio morale suona: morale e' cio' che serve all'avvento della nuova societa' ". "Sulla base di questo criterio anche l'omicidio puo' essere morale; sulla via che conduce alla piena umanita' non puo' che tornar utile anche quanto e' disumano. In fondo questa e' una logica per niente diversa da quella seconda la quale -in vista di 'risultati scientifici effettivamente di grande rilievo'- e' pur lecito sacrificare gli embrioni. Ed e' un concetto di liberta' per niente diverso da quello che ci insegna che debba appartenere alla liberta' della donna il diritto di abortire il figlio che e' di ostacolo alla sua autorealizzazione. In questo modo il terrorismo prosegue oggi incontrastato la sua corsa su campi di battaglia un poco piu' raffinati con la piena benedizione della scienza e degli spiriti illuminati". "Certamente il pesante terrorismo dei primi rivoluzionari e' stato arginato nelle societa' occidentali. Troppo alta si e' levata la sua minaccia contro le abitudini di vita di queste societa'; troppo scopertamente si e' manifestata l'immoralita' della sua morale. Ma un vero distacco dai suoi presupposti fondamentali non ha ancora avuto luogo per cui, fino a quando questo non si verifichera', la pratica del terrorismo puo' conoscere in qualsiasi momento un ritorno di fiamma".
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