Vaticano. Sgreccia: giusto e ragionevole presentare dichiarazioni anticipate di volonta'
"Vista la crescente volonta' dei pazienti a poter avere sempre piu' informazioni ed esprimere le loro volonta' sul tipo di cure che ricevono, ritengo che sia giusto e ragionevole dal loro la possibilita' di presentare delle dichiarazioni di volonta' anticipate, da osservare quando vengano a trovarsi in punto di morte e nell'impossibilita' di parlare". E' il commento di Monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia accademia per la vita, sui progetti di legge in discussione al Senato sul testamento biologico.
"Finora la medicina ne ha fatto a meno -ha detto a margine dell'inaugurazione della nuova sala parto del Policlinico Gemelli di Roma- perche' c'era una grande fiducia nei medici ed una sostanziale uniformita' di pensiero etico tra dottori e pazienti. Ora le cose pero' sono cambiate e ritengo quindi sia lecito dare questa possibilita'. Del resto i primi esperimenti in tema di volonta' anticipate sono stati fatti anni in Canada, proprio in ospedali cattolici".
Si' dunque al testamento biologico, ma con alcuni paletti. "Non deve essere obbligatorio ne' per i pazienti, se si fidano dei medici e dell'ambiente in cui sono assistiti, ne' per i dottori, quando ci sono indicazioni controverse a regole cliniche o tale scelta vada contro la loro coscienza. E ovviamente il no all'accanimento terapeutico non vuol dire si' all'eutanasia, che e' tutt'altra cosa".
"Finora la medicina ne ha fatto a meno -ha detto a margine dell'inaugurazione della nuova sala parto del Policlinico Gemelli di Roma- perche' c'era una grande fiducia nei medici ed una sostanziale uniformita' di pensiero etico tra dottori e pazienti. Ora le cose pero' sono cambiate e ritengo quindi sia lecito dare questa possibilita'. Del resto i primi esperimenti in tema di volonta' anticipate sono stati fatti anni in Canada, proprio in ospedali cattolici".
Si' dunque al testamento biologico, ma con alcuni paletti. "Non deve essere obbligatorio ne' per i pazienti, se si fidano dei medici e dell'ambiente in cui sono assistiti, ne' per i dottori, quando ci sono indicazioni controverse a regole cliniche o tale scelta vada contro la loro coscienza. E ovviamente il no all'accanimento terapeutico non vuol dire si' all'eutanasia, che e' tutt'altra cosa".
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