I vescovi al Parlamento: no alla liberta' del paziente di decidere sui propri trattamenti sanitari
Alla vigilia dell'avvio del dibattito parlamentare sul 'testamento biologico', oggi alla commissione Sanità del Senato, i vescovi italiani piantano i loro paletti. Una legge va bene, ha spiegato il segretario uscente della Conferenza episcopale italiana, mons. Giuseppe Betori, ma è meglio parlare di "fine vita" che di "testamento biologico". Per la Chiesa (e per i parlamentari cattolici, è il messaggio della Cei), è necessario escludere il principio dell'autodeterminazione del malato sbarrando, cosí, la strada ad ogni ipotesi di eutanasia.
Rispetto al 'niet' di alcuni mesi al testamento biologico, quella di Betori suona come un'apertura. Anticipata da analoghe, recenti parole del card. Angelo Bagnasco, il cambiamento di rotta dei vertici della Cei, maturato nel corso dell'estate, è stata causato dalla sentenza del tribunale di Milano sul caso di Eluana Englaro. I giudici hanno accettato la richiesta del padre di staccare la spina della giovane donna da anni in stato vegetativo e i vescovi italiani hanno realizzato che con l'attuale silenzio legislativo la prospettiva dell'eutanasia non era affatto sventata. La magistratura, anzi, aveva campo libero per incursioni sul terreno della fine della vita. I vertici della Chiesa hanno allora iniziato a svolgere una discreta opera di convincimento dei parlamentari cattolici di entrambi gli schieramenti per arrivare, pragmaticamente, ad una legislazione, sí, che escluda peró categoricamente la dolce morte. Non senza qualche acceso dibattito in seno all'associazionismo cattolico. E non senza che un recente articolo dell'Osservatore romano' sulla morte clinica e i trapianti di organi venisse bollato, nello stesso mondo cattolico, come un incidente di percorso sulla strada della nuova legge sulla fine della vita.
Se Bagnasco ha rilevato, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei, che i pronunciamenti giurisprudenziali hanno "inopinatamente aperto la strada all'interruzione legalizzata del nutrimento vitale", mons. Betori ha aggiunto: "Preferisco non parlare di testamento biologico ma di fine vita, perchè la vita non è a disposizione di nessuno. Legiferiamo sí - ha affermato il prossimo vescovo di Firenze nella conferenza stampa conclusiva dei lavori Cei - ma sul fine vita, per proteggere la vita e rendere degno il momento della fine della propria esistenza". La legge, ha detto, non deve portare ne' "ad abbandono terapeutico" ne' ad "accanimento terapeutico". Gli ha fatto eco il card. Tarcisio Bertone. "Sui valori non negoziabili non credo sia possibile il compromesso", ha detto il segretario di Stato vaticano. "In regime di democrazia si confrontano le ragioni. L'importante è argomentare con ragioni fondate, anche sulle posizioni da prendere dal punto di vista legislativo".
L'Associazione Coscioni considera il testamento biologico "uno strumento non necessariamente finalizzato a interrompere la vita, ma piuttosto a decidere 'come vivere' (anche nel senso di voler proseguire le terapie anzich, interromperle)" ed esprime la propria "contrarietà al principio di autodeterminazione apertamente enunciata da Betori" che invece "è il criterio ispiratore, non dichiarato apertamente ma ampiamente sottinteso, sul quale sembrano convergere gli sforzi di ampie parti della politica per raggiungere una cosiddetta 'mediazione'". Lo si legge in una nota della stessa associazione. "Negare la possibilità di sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali e non voler considerare vincolanti le dichiarazioni anticipate, come confermato dal sottosegretario Roccella - dice Alessandro Capriccioli, membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni e responsabile di 'Soccorso Civile' - altro non è che la declinazione pratica del criterio enunciato ieri dal segretario della Cei". "Un criterio - prosegue - di stampo marcatamente confessionale, e quindi assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, nel quale le dichiarazioni dei vertici ecclesiastici dovrebbero eventualmente vincolare i comportamenti individuali dei credenti, ma non le scelte operate dai politici; specie alla luce del fatto - conclude - che una legge integralista e confessionale sul testamento biologico, quale essa si profila a giudicare dalle ultime dichiarazioni di alcuni suoi promotori, sarebbe in contrasto anche nel merito con il parere di gran parte dell'opinione pubblica".
Nuove sfide per la bioetica, a cominciare dal nome, per arrivare anche agli strumenti con cui discuterne. Almeno stando al sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. Questa mattina, intervenendo all'assemblea nazionale della consulta sanita' di Forza Italia a Roma, Roccella ha spiegato che "con l'approdo a una legge sul testamento biologico, o meglio sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, il modo con cui abbiamo finora affrontato i temi etici dovra' cambiare". Il sottosegretario ha rivelato agli esponenti 'azzurri' che a breve "non sara' piu' visibile il versante prolife, a tutela della vita, ma l'attenzione si spostera' su una visione antropologica, per la tutela umana a partire da neuroscienze". Un passaggio che, ragiona Roccella, richiedera' "competenze scientifiche specialistiche che obbligano a un generale ripensamento. Anche degli strumenti di valutazione etica". Da qui la possibilita', per ora tutta da discutere, "di dotare il ministero del Welfare stesso di una commissione o comitato di etica interno, o tramite il Consiglio superiore di sanita' (Css). E' - conclude il sottosegretario - qualcosa da pensare".
"Si sta lavorando nel Parlamento italiano per una legge sul testamento biologico: mi sembra che si vada verso una legge civile ed equilibrata". E' quanto afferma l'esponente del Pd Massimo D'Alema, a margine del convegno su 'Religione e politica nell'era globale' organizzato dall'Aspen Institute a Palazzo De Carolis con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. "Sono per il rispetto del valore della vita -tiene a precisare D'Alema- ma ritengo tuttavia che quando una vita si spegne, il mantenerla viva forzatamente attraverso mezzi meccanici o cure forzose possa essere disumano. Penso che oramai su questo tema il dibattito scientifico, la ricerca, il confronto etico, ci aiuti a fare una legge buona". Per D'Alema, "ci sono proposte che mi sembrano davvero vicine a essere una soluzione. E anche da parte del mondo cattolico e della Chiesa -da' atto l'esponente del Partito democratico- ci sono state aperture che forse possono aiutarci a trovare una soluzione".
"Fede, ragione e scienza: un'alleanza per la medicina": e' il titolo del congresso, organizzato dall'Associazione medici cattolici italiani (Amci), che si svolgera' ad Ascoli dal 2 al 4 ottobre. La possibilita' che fede e scienza possano dialogare e' lo scopo del congresso. "Vogliamo dimostrare- spiega il professor Vincenzo Saraceni, presidente dell'Amci, che tra le due non c'e' contrapposizione, ma dialogo. La scienza deve fermarsi davanti ad eventi che solo la fede puo' spiegare". Gli argomenti trattati nel congresso, come illustra Saraceni, "rappresentano punti di univocita' tra scienza e fede. Per citarne solo alcuni, il problema dell'ambiente, che l'uomo ha il dovere di abitare, vivere e non devastare, e' una responsabilita' per laici e credenti. Le generazioni future non possono avere un'eredita' deturpata o avvelenata". E ancora, il genoma umano e la ricerca per la cura delle malattie e non per la mortificazione della dignita' dell'uomo. Temi di particolare attualita', come le dichiarazioni fine vita. "Prima dell'inizio del congresso- sottolinea Saraceni- presenteremo un documento all'assemblea per l'approvazione. Sara', appunto, un documento sulle dichiarazioni fine vita, che non amiamo chiamare testamento biologico".
"Giuste le preoccupazioni dei vescovi. Una legge sul testamento biologico sarebbe la via maestra per l'eutanasia. È emblematico che in parlamento i piu' decisi sostenitori del testamento biologico siano proprio quelli favorevoli all'eutanasia. Il malato deve essere affidato solo al medico che decide sempre secondo 'scienza e coscienza' evitando l'accanimento terapeutico ma anche una eutanasia mascherata dietro il fariseismo del testamento biologico". Lo dichiara Maurizio Ronconi esponente dell'Udc.
Il segretario della Cei Giuseppe Betori 'ha opportunamente precisato che la posizione ideale della Chiesa in materia di Testamento biologico non cambia. Davanti al rischio che l'eutanasia venga introdotta in Italia per decisione unilaterale di qualche magistrato, la Cei adesso chiede al parlamento di legiferare'. Lo ha affermato il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, sottolineando quali sono i punti cardine del partito per una nuova legge. L'Udc, rileva Buttiglione, 'ha gia' indicato i punti fermi ai quali e' bene guardare per fare una buona legge'. Questi i punti affermati: 'Va confermato quanto gia' contenuto nel Codice Penale in materia di omicidio del consenziente; 2) la privazione dell'acqua e del cibo fino a che non sopravvenga la morte del paziente rientra nella fattispecie dell'omicidio del consenziente, anche se la nutrizione avesse bisogno di un supporto artificiale; 3) e' lecito far venire meno al paziente quei sostegni straordinari che semplicemente intralciano o ritardano la morte ormai inevitabile; 4) il paziente ha il diritto di dare indicazioni sui trattamenti ai quali intende o non intende essere sottoposto e non puo' essere sottoposto a un trattamento che rifiuta; 5) il paziente puo' dare a queste indicazioni una forma scritta per una eventuale situazione di incoscienza; 6) il medico deve uniformarsi alle indicazioni salvo il caso che esse chiedano comportamenti contrari alla legge o al principio di responsabilita' e proporzionalita'; 7) il paziente ha diritto alle cure palliative e al sostegno morale che consentano di vivere nella dignita' anche l'ultimo tratto della vita; 8) bisogna combattere l'accanimento terapeutico ma anche l'abbandono terapeutico'.
"Le parole di monsignore Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, sul testamento biologico, evidenziano ancor di piu' quanto sia necessario essere prudenti in questa materia. Parliamo infatti della vita degli individui, ma anche della solidarieta' ai familiari del malato, troppo spesso dimenticati". Lo ha dichiarato il parlamentare della Lega nord Massimo Polledri, commentando le dichiarazioni del segretario generale della Cei. "L'Italia - ha aggiunto l'esponente del Carroccio - e' il fanalino di coda, nel mondo occidentale, per quanto riguarda l'assistenza ai malati terminali. Ce ne accorgiamo tutte le volte che singoli fatti balzano agli onori della cronaca, ma e' tutto il sistema che non va. Se per qualcuno il modo migliore di assistere i malati terminali e' quello di ucciderli, noi della Lega nord siamo invece sempre per la vita. Per questo motivo - conclude Polledri - stiamo raccogliendo quante piu' firme possibili, a sostegno di un provvedimento legislativo che individui le risorse per aiutare i familiari dei malati terminali, ma che renda anche ben chiaro a certi giudici che nel nostro Paese l'eutanasia deve diventare un reato".
Il Movimento per la vita esprime "tutto il proprio apprezzamento" per le parole con cui mons. Giuseppe Betori "è intervenuto nella vicenda di Eluana Englaro e, piú in generale, sul tema del fine vita", e propone una "mobilitazione delle coscienze e della politica come è stato nel caso delle legge 40". "Avvertiamo come nostra la preoccupazione che pronunciamenti giurisprudenziali già ora condannano a morte Eluana e mettono a rischio molte altre persone nelle sue condizioni, mediante la sospensione dell'idratazione e del nutrimento", afferma in un comunicato il presidente Carlo Casini, eurodeputato dell'Udc. "Auspichiamo anche noi, perció, che il dibattito legislativo che si sta avviando al Senato conduca ad 'una legge sul fine-vita che è cosa ben diversa da una normativa che legittimi la nozione di testamento biologico, espressione di una cultura dell'autodeterminazione'". Una legge che ribadisca il no a "inutili forme di accanimento terapeutico" e che non legittimi o favorisca "forme mascherate di eutanasia". "Su questa strada - conclude Casini - il Movimento per la vita è pronto a mettere le proprie strutture al servizio di una grande mobilitazione delle coscienze e della politica come è stato nel caso della legge 40 in materia di fecondazione artificiale. Una mobilitazione di civiltà nel nome del rispetto della vita e della dignità dell'uomo".
Rispetto al 'niet' di alcuni mesi al testamento biologico, quella di Betori suona come un'apertura. Anticipata da analoghe, recenti parole del card. Angelo Bagnasco, il cambiamento di rotta dei vertici della Cei, maturato nel corso dell'estate, è stata causato dalla sentenza del tribunale di Milano sul caso di Eluana Englaro. I giudici hanno accettato la richiesta del padre di staccare la spina della giovane donna da anni in stato vegetativo e i vescovi italiani hanno realizzato che con l'attuale silenzio legislativo la prospettiva dell'eutanasia non era affatto sventata. La magistratura, anzi, aveva campo libero per incursioni sul terreno della fine della vita. I vertici della Chiesa hanno allora iniziato a svolgere una discreta opera di convincimento dei parlamentari cattolici di entrambi gli schieramenti per arrivare, pragmaticamente, ad una legislazione, sí, che escluda peró categoricamente la dolce morte. Non senza qualche acceso dibattito in seno all'associazionismo cattolico. E non senza che un recente articolo dell'Osservatore romano' sulla morte clinica e i trapianti di organi venisse bollato, nello stesso mondo cattolico, come un incidente di percorso sulla strada della nuova legge sulla fine della vita.
Se Bagnasco ha rilevato, aprendo i lavori del Consiglio permanente della Cei, che i pronunciamenti giurisprudenziali hanno "inopinatamente aperto la strada all'interruzione legalizzata del nutrimento vitale", mons. Betori ha aggiunto: "Preferisco non parlare di testamento biologico ma di fine vita, perchè la vita non è a disposizione di nessuno. Legiferiamo sí - ha affermato il prossimo vescovo di Firenze nella conferenza stampa conclusiva dei lavori Cei - ma sul fine vita, per proteggere la vita e rendere degno il momento della fine della propria esistenza". La legge, ha detto, non deve portare ne' "ad abbandono terapeutico" ne' ad "accanimento terapeutico". Gli ha fatto eco il card. Tarcisio Bertone. "Sui valori non negoziabili non credo sia possibile il compromesso", ha detto il segretario di Stato vaticano. "In regime di democrazia si confrontano le ragioni. L'importante è argomentare con ragioni fondate, anche sulle posizioni da prendere dal punto di vista legislativo".
L'Associazione Coscioni considera il testamento biologico "uno strumento non necessariamente finalizzato a interrompere la vita, ma piuttosto a decidere 'come vivere' (anche nel senso di voler proseguire le terapie anzich, interromperle)" ed esprime la propria "contrarietà al principio di autodeterminazione apertamente enunciata da Betori" che invece "è il criterio ispiratore, non dichiarato apertamente ma ampiamente sottinteso, sul quale sembrano convergere gli sforzi di ampie parti della politica per raggiungere una cosiddetta 'mediazione'". Lo si legge in una nota della stessa associazione. "Negare la possibilità di sospendere l'alimentazione e l'idratazione artificiali e non voler considerare vincolanti le dichiarazioni anticipate, come confermato dal sottosegretario Roccella - dice Alessandro Capriccioli, membro di giunta dell'Associazione Luca Coscioni e responsabile di 'Soccorso Civile' - altro non è che la declinazione pratica del criterio enunciato ieri dal segretario della Cei". "Un criterio - prosegue - di stampo marcatamente confessionale, e quindi assolutamente inaccettabile in uno stato di diritto, nel quale le dichiarazioni dei vertici ecclesiastici dovrebbero eventualmente vincolare i comportamenti individuali dei credenti, ma non le scelte operate dai politici; specie alla luce del fatto - conclude - che una legge integralista e confessionale sul testamento biologico, quale essa si profila a giudicare dalle ultime dichiarazioni di alcuni suoi promotori, sarebbe in contrasto anche nel merito con il parere di gran parte dell'opinione pubblica".
Nuove sfide per la bioetica, a cominciare dal nome, per arrivare anche agli strumenti con cui discuterne. Almeno stando al sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. Questa mattina, intervenendo all'assemblea nazionale della consulta sanita' di Forza Italia a Roma, Roccella ha spiegato che "con l'approdo a una legge sul testamento biologico, o meglio sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, il modo con cui abbiamo finora affrontato i temi etici dovra' cambiare". Il sottosegretario ha rivelato agli esponenti 'azzurri' che a breve "non sara' piu' visibile il versante prolife, a tutela della vita, ma l'attenzione si spostera' su una visione antropologica, per la tutela umana a partire da neuroscienze". Un passaggio che, ragiona Roccella, richiedera' "competenze scientifiche specialistiche che obbligano a un generale ripensamento. Anche degli strumenti di valutazione etica". Da qui la possibilita', per ora tutta da discutere, "di dotare il ministero del Welfare stesso di una commissione o comitato di etica interno, o tramite il Consiglio superiore di sanita' (Css). E' - conclude il sottosegretario - qualcosa da pensare".
"Si sta lavorando nel Parlamento italiano per una legge sul testamento biologico: mi sembra che si vada verso una legge civile ed equilibrata". E' quanto afferma l'esponente del Pd Massimo D'Alema, a margine del convegno su 'Religione e politica nell'era globale' organizzato dall'Aspen Institute a Palazzo De Carolis con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti e il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. "Sono per il rispetto del valore della vita -tiene a precisare D'Alema- ma ritengo tuttavia che quando una vita si spegne, il mantenerla viva forzatamente attraverso mezzi meccanici o cure forzose possa essere disumano. Penso che oramai su questo tema il dibattito scientifico, la ricerca, il confronto etico, ci aiuti a fare una legge buona". Per D'Alema, "ci sono proposte che mi sembrano davvero vicine a essere una soluzione. E anche da parte del mondo cattolico e della Chiesa -da' atto l'esponente del Partito democratico- ci sono state aperture che forse possono aiutarci a trovare una soluzione".
"Fede, ragione e scienza: un'alleanza per la medicina": e' il titolo del congresso, organizzato dall'Associazione medici cattolici italiani (Amci), che si svolgera' ad Ascoli dal 2 al 4 ottobre. La possibilita' che fede e scienza possano dialogare e' lo scopo del congresso. "Vogliamo dimostrare- spiega il professor Vincenzo Saraceni, presidente dell'Amci, che tra le due non c'e' contrapposizione, ma dialogo. La scienza deve fermarsi davanti ad eventi che solo la fede puo' spiegare". Gli argomenti trattati nel congresso, come illustra Saraceni, "rappresentano punti di univocita' tra scienza e fede. Per citarne solo alcuni, il problema dell'ambiente, che l'uomo ha il dovere di abitare, vivere e non devastare, e' una responsabilita' per laici e credenti. Le generazioni future non possono avere un'eredita' deturpata o avvelenata". E ancora, il genoma umano e la ricerca per la cura delle malattie e non per la mortificazione della dignita' dell'uomo. Temi di particolare attualita', come le dichiarazioni fine vita. "Prima dell'inizio del congresso- sottolinea Saraceni- presenteremo un documento all'assemblea per l'approvazione. Sara', appunto, un documento sulle dichiarazioni fine vita, che non amiamo chiamare testamento biologico".
"Giuste le preoccupazioni dei vescovi. Una legge sul testamento biologico sarebbe la via maestra per l'eutanasia. È emblematico che in parlamento i piu' decisi sostenitori del testamento biologico siano proprio quelli favorevoli all'eutanasia. Il malato deve essere affidato solo al medico che decide sempre secondo 'scienza e coscienza' evitando l'accanimento terapeutico ma anche una eutanasia mascherata dietro il fariseismo del testamento biologico". Lo dichiara Maurizio Ronconi esponente dell'Udc.
Il segretario della Cei Giuseppe Betori 'ha opportunamente precisato che la posizione ideale della Chiesa in materia di Testamento biologico non cambia. Davanti al rischio che l'eutanasia venga introdotta in Italia per decisione unilaterale di qualche magistrato, la Cei adesso chiede al parlamento di legiferare'. Lo ha affermato il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, sottolineando quali sono i punti cardine del partito per una nuova legge. L'Udc, rileva Buttiglione, 'ha gia' indicato i punti fermi ai quali e' bene guardare per fare una buona legge'. Questi i punti affermati: 'Va confermato quanto gia' contenuto nel Codice Penale in materia di omicidio del consenziente; 2) la privazione dell'acqua e del cibo fino a che non sopravvenga la morte del paziente rientra nella fattispecie dell'omicidio del consenziente, anche se la nutrizione avesse bisogno di un supporto artificiale; 3) e' lecito far venire meno al paziente quei sostegni straordinari che semplicemente intralciano o ritardano la morte ormai inevitabile; 4) il paziente ha il diritto di dare indicazioni sui trattamenti ai quali intende o non intende essere sottoposto e non puo' essere sottoposto a un trattamento che rifiuta; 5) il paziente puo' dare a queste indicazioni una forma scritta per una eventuale situazione di incoscienza; 6) il medico deve uniformarsi alle indicazioni salvo il caso che esse chiedano comportamenti contrari alla legge o al principio di responsabilita' e proporzionalita'; 7) il paziente ha diritto alle cure palliative e al sostegno morale che consentano di vivere nella dignita' anche l'ultimo tratto della vita; 8) bisogna combattere l'accanimento terapeutico ma anche l'abbandono terapeutico'.
"Le parole di monsignore Betori, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, sul testamento biologico, evidenziano ancor di piu' quanto sia necessario essere prudenti in questa materia. Parliamo infatti della vita degli individui, ma anche della solidarieta' ai familiari del malato, troppo spesso dimenticati". Lo ha dichiarato il parlamentare della Lega nord Massimo Polledri, commentando le dichiarazioni del segretario generale della Cei. "L'Italia - ha aggiunto l'esponente del Carroccio - e' il fanalino di coda, nel mondo occidentale, per quanto riguarda l'assistenza ai malati terminali. Ce ne accorgiamo tutte le volte che singoli fatti balzano agli onori della cronaca, ma e' tutto il sistema che non va. Se per qualcuno il modo migliore di assistere i malati terminali e' quello di ucciderli, noi della Lega nord siamo invece sempre per la vita. Per questo motivo - conclude Polledri - stiamo raccogliendo quante piu' firme possibili, a sostegno di un provvedimento legislativo che individui le risorse per aiutare i familiari dei malati terminali, ma che renda anche ben chiaro a certi giudici che nel nostro Paese l'eutanasia deve diventare un reato".
Il Movimento per la vita esprime "tutto il proprio apprezzamento" per le parole con cui mons. Giuseppe Betori "è intervenuto nella vicenda di Eluana Englaro e, piú in generale, sul tema del fine vita", e propone una "mobilitazione delle coscienze e della politica come è stato nel caso delle legge 40". "Avvertiamo come nostra la preoccupazione che pronunciamenti giurisprudenziali già ora condannano a morte Eluana e mettono a rischio molte altre persone nelle sue condizioni, mediante la sospensione dell'idratazione e del nutrimento", afferma in un comunicato il presidente Carlo Casini, eurodeputato dell'Udc. "Auspichiamo anche noi, perció, che il dibattito legislativo che si sta avviando al Senato conduca ad 'una legge sul fine-vita che è cosa ben diversa da una normativa che legittimi la nozione di testamento biologico, espressione di una cultura dell'autodeterminazione'". Una legge che ribadisca il no a "inutili forme di accanimento terapeutico" e che non legittimi o favorisca "forme mascherate di eutanasia". "Su questa strada - conclude Casini - il Movimento per la vita è pronto a mettere le proprie strutture al servizio di una grande mobilitazione delle coscienze e della politica come è stato nel caso della legge 40 in materia di fecondazione artificiale. Una mobilitazione di civiltà nel nome del rispetto della vita e della dignità dell'uomo".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti