I vescovi difendono il testamento biologico targato Pdl contro le perplessita' di Fini
"Lo Stato etico e' un'altra cosa" e "la Chiesa non ha mai avuto simpatia per questo tipo di situazione, che esiste dove ci sono delle costrizioni. Non mi sembra questo il caso". La conferenza stampa per illustrare gli interventi che la Conferenza episcopale italiana - in accordo con l'Abi - intende adottare a favore della famiglie bisognose e' stata occasione per il neosegretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, di tornare sul tema caldo del testamento biologico. E per rispondere alle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che, nel suo intervento al congresso fondativo del Pdl, aveva sollevato il dubbio che la legge sul testamento biologico approvata dal Senato non fosse una legge da "Stato laico", ma piuttosto da "Stato etico".
"I vescovi rispettano l'autonomia del Parlamento - ha osservato monsignor Crociata - e non intendono ingerire nell'elaborazione e nei tempi della legge sul fine vita.
Ognuno - prosegue Crociata - ha sufficiente coscienza e discernimento per fare le proprie scelte, in base ai suoi ideali e per il bene del Paese". Il segretario della Cei ha quindi ribadito l'auspicio del cardinal Angelo Bagnasco che la legge sia approvata in tempi il piu' possibili rapidi e nella forma il piu' possibile condivisa", ma ha anche lamentato che "sia stata attribuita ai vescovi italiani una intenzione di accanimento terapeutico". I presuli "sono contrari sia all'accanimento, sia all'abbandono del malato", ha precisato Crociata. Questo si traduce, ha poi spiegato, "nella risposta data dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi americani, che raccomanda l'assunzione di criteri di proporzionalita' affidati al medico", il solo ritenuto in grado di definirne i contorni in base "allo stato del paziente e alla sua aspettativa di vita". Una proporzionalita' che - a giudizio dell'alto prelato - va applicata anche alla nutrizione e all'idratazione. In questo contesto, la Cei mette poi l'accento sull'esigenza "colpevolmente messa in ombra di attrezzarci sempre piu' e meglio ad accompagnare i malati e a sostenerli nelle fasi conclusive delle loro vite". Per soddisfare questa esigenza, ha pero' sottolineato monsignor Crociata, non puo' bastare l'attenzione, pur costante, della Chiesa.
"I vescovi rispettano l'autonomia del Parlamento - ha osservato monsignor Crociata - e non intendono ingerire nell'elaborazione e nei tempi della legge sul fine vita.
Ognuno - prosegue Crociata - ha sufficiente coscienza e discernimento per fare le proprie scelte, in base ai suoi ideali e per il bene del Paese". Il segretario della Cei ha quindi ribadito l'auspicio del cardinal Angelo Bagnasco che la legge sia approvata in tempi il piu' possibili rapidi e nella forma il piu' possibile condivisa", ma ha anche lamentato che "sia stata attribuita ai vescovi italiani una intenzione di accanimento terapeutico". I presuli "sono contrari sia all'accanimento, sia all'abbandono del malato", ha precisato Crociata. Questo si traduce, ha poi spiegato, "nella risposta data dalla Congregazione per la dottrina della fede ai vescovi americani, che raccomanda l'assunzione di criteri di proporzionalita' affidati al medico", il solo ritenuto in grado di definirne i contorni in base "allo stato del paziente e alla sua aspettativa di vita". Una proporzionalita' che - a giudizio dell'alto prelato - va applicata anche alla nutrizione e all'idratazione. In questo contesto, la Cei mette poi l'accento sull'esigenza "colpevolmente messa in ombra di attrezzarci sempre piu' e meglio ad accompagnare i malati e a sostenerli nelle fasi conclusive delle loro vite". Per soddisfare questa esigenza, ha pero' sottolineato monsignor Crociata, non puo' bastare l'attenzione, pur costante, della Chiesa.
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