I vescovi lanciano l'allarme: violati i diritti umani degli immigrati
Nel pieno di una crisi economica imponente e alla vigilia di nuove e decisive elezioni presidenziali, gli Stati Uniti devono fare i conti con problemi urgenti di politica interna, non ultima la questione immigrazione e 'sicurezza nazionale', di fondamentale interesse per il Paese e inevitabilmente presente sull'agenda di entrambi i candidati alla Casa Bianca. E' quanto rileva l'agenzia di stampa vaticana Fides promossa dalla Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli che riporta la denuncia della Conferenza episcopale degli Stati Uniti per la quale l'immigrazione non puo' essere declassata a tema legato unicamente alla sicurezza, mentre sono moltissime le aziende che fanno lavorare gli immigrati irregolari privi di documenti.
In questo contesto, nonostante le severe strategie messe in atto dalle diverse amministrazioni Usa sin dalla prima era Clinton, non si ferma il flusso di ingressi illegali provenienti in maggioranza dal Messico, provocando un cortocircuito interno alle politiche di immigrazione. Come ha spiegato a Fides Kevin Appleby, Direttore dell'Ufficio politiche per l'immigrazione della Conferenza episcopale Usa, 'in tutto il Paese vi sono fabbriche ben note per l'utilizzo di immigrati senza documenti. Tuttavia, i blitz (delle forze di sicurezza, ndr) sono iniziative estremamente preoccupanti, perche' deportando i lavoratori non si tiene conto dell'impatto su famiglie, bambini, comunita'' e si viola una seconda volta la dignita' di quelle donne e di quegli uomini. I clandestini vengono 'assunti' per lavorare con stipendi da fame e in condizioni disumane, dietro il ricatto del viaggio pagato per arrivare negli Usa. Per restituire il debito contratto, al lavoratore clandestino vengono spesso sottratti i documenti, finche' non avra' completato il risarcimento, sempre molto lontano nel tempo per via della paga insufficiente. Questi immigrati vivono dunque per lunghissimi periodi in uno spazio indefinito, magari stipati in 'colonie' prive di servizi o condizioni di vita decenti, e sfruttati con lavori estenuanti per oltre 12 ore al giorno, senza il rispetto delle norme minime di sicurezza, o dei diritti fondamentali dell'uomo.
Da parte loro, gli imprenditori - in genere cittadini statunitensi - rischiano il carcere fino a vent'anni, e sanzioni economiche molto dure (circa 10 mila dollari per ogni clandestino assunto), 'ma non e' ancora chiaro in che misura queste pene vengano applicate', aggiunge Appleby. Il rappresentante dei vescovi americani ha citato come esempio uno dei recenti blitz autorizzati dal governo: il 6 marzo 2007, centinaia di agenti accompagnati da cani e scortati da un elicottero, hanno fatto irruzione in una fabbrica di pellame a New Bedford, nel Massachusetts, dove si confezionano zaini, borse per le munizioni e altri equipaggiamenti in pelle per i soldati americani in Iraq e in Afghanistan. Nell'incursione sono stati arrestati 360 immigrati illegali, tra cui molte donne guatemalteche o di altre nazionalita' dell'America Centrale.
Come hanno riferito negli interrogatori, i lavoratori operavano in condizioni di semi-schiavitu', con restrizioni sulle pause per andare in bagno, sull'utilizzo della carta igienica, sulla possibilita' di fare un break e di scambiare qualche parola sul posto di lavoro. Gli agenti li hanno ammanettati, interrogati e poi deportati in centri di detenzione nel New Mexico e in Texas, senza alcuna assistenza legale, ne' la minima considerazione per la comunita' di appartenenza e per le famiglie, anche nel caso in cui i loro figli erano nati negli Stati Uniti, e si potevano quindi considerare cittadini americani.
La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto il rispetto dei protocolli legali che garantiscono ai bambini di non essere separati dal genitore che si prende cura di loro, soprattutto per i bisogni primari, come l'allattamento, e ha invitato il governo ad assegnare tempestivamente un legale d'ufficio ad ogni detenuto. I vescovi hanno chiesto inoltre che chiese, servizi sociali e scuole non siano per nessuna ragione obiettivo di queste incursioni.
In questo contesto, nonostante le severe strategie messe in atto dalle diverse amministrazioni Usa sin dalla prima era Clinton, non si ferma il flusso di ingressi illegali provenienti in maggioranza dal Messico, provocando un cortocircuito interno alle politiche di immigrazione. Come ha spiegato a Fides Kevin Appleby, Direttore dell'Ufficio politiche per l'immigrazione della Conferenza episcopale Usa, 'in tutto il Paese vi sono fabbriche ben note per l'utilizzo di immigrati senza documenti. Tuttavia, i blitz (delle forze di sicurezza, ndr) sono iniziative estremamente preoccupanti, perche' deportando i lavoratori non si tiene conto dell'impatto su famiglie, bambini, comunita'' e si viola una seconda volta la dignita' di quelle donne e di quegli uomini. I clandestini vengono 'assunti' per lavorare con stipendi da fame e in condizioni disumane, dietro il ricatto del viaggio pagato per arrivare negli Usa. Per restituire il debito contratto, al lavoratore clandestino vengono spesso sottratti i documenti, finche' non avra' completato il risarcimento, sempre molto lontano nel tempo per via della paga insufficiente. Questi immigrati vivono dunque per lunghissimi periodi in uno spazio indefinito, magari stipati in 'colonie' prive di servizi o condizioni di vita decenti, e sfruttati con lavori estenuanti per oltre 12 ore al giorno, senza il rispetto delle norme minime di sicurezza, o dei diritti fondamentali dell'uomo.
Da parte loro, gli imprenditori - in genere cittadini statunitensi - rischiano il carcere fino a vent'anni, e sanzioni economiche molto dure (circa 10 mila dollari per ogni clandestino assunto), 'ma non e' ancora chiaro in che misura queste pene vengano applicate', aggiunge Appleby. Il rappresentante dei vescovi americani ha citato come esempio uno dei recenti blitz autorizzati dal governo: il 6 marzo 2007, centinaia di agenti accompagnati da cani e scortati da un elicottero, hanno fatto irruzione in una fabbrica di pellame a New Bedford, nel Massachusetts, dove si confezionano zaini, borse per le munizioni e altri equipaggiamenti in pelle per i soldati americani in Iraq e in Afghanistan. Nell'incursione sono stati arrestati 360 immigrati illegali, tra cui molte donne guatemalteche o di altre nazionalita' dell'America Centrale.
Come hanno riferito negli interrogatori, i lavoratori operavano in condizioni di semi-schiavitu', con restrizioni sulle pause per andare in bagno, sull'utilizzo della carta igienica, sulla possibilita' di fare un break e di scambiare qualche parola sul posto di lavoro. Gli agenti li hanno ammanettati, interrogati e poi deportati in centri di detenzione nel New Mexico e in Texas, senza alcuna assistenza legale, ne' la minima considerazione per la comunita' di appartenenza e per le famiglie, anche nel caso in cui i loro figli erano nati negli Stati Uniti, e si potevano quindi considerare cittadini americani.
La Conferenza episcopale degli Stati Uniti ha chiesto il rispetto dei protocolli legali che garantiscono ai bambini di non essere separati dal genitore che si prende cura di loro, soprattutto per i bisogni primari, come l'allattamento, e ha invitato il governo ad assegnare tempestivamente un legale d'ufficio ad ogni detenuto. I vescovi hanno chiesto inoltre che chiese, servizi sociali e scuole non siano per nessuna ragione obiettivo di queste incursioni.
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