Via libera dal Brasile all'accordo Telecom Italia-Telefonica
Semaforo verde dell'Anatel, l'Authority brasiliana per le telecomunicazioni, a Telefonica per l'ingresso con una quota indiretta in Telecom Italia. Lo ha riferito il ceo della divisione brasiliana di Telefonica, Antonio Carlos Valente. Anatel ha approvato l'operazione ma ponendo alcune condizioni, che Valente non ha precisato.
Si chiude una delle pagine piu' travagliate della storia della principale societa' italiana del settore. L'avventura di Telecom si e' aperta col tentativo di un accordo con il magnate australiano Rupert Murdoch che porto' in dote il cosiddetto 'piano Rovati' e lo scontro tra il Governo e l'ex presidente Marco Tronchetti Provera, conclusosi con le dimissioni di quest'ultimo nel famoso consiglio di amministrazione del 15 settembre 2006. Quindi, dopo il tentativo sfumato della vendita al duo America Movil-At&t, l'accordo per la cessione del 18% di Telecom Italia detenuto da Olimpia alla cordata racchiusa in Telco. Accordo raggiunto dopo un'intensa e laboriosa trattativa alla fine dello scorso mese aprile, a cui pero' non e' seguito il perfezionamento dell'operazione fissato nei contratti entro il 15 novembre prossimo.
A bloccare il closing, appunto, il via libera atteso dall'Authority brasiliana e in un primo momento previsto per il mese di agosto. Ma a frenare i commissari del Paese sudamericano, e' stato il tycoon messicano delle Telecom Carlos Slim, che non ha mai gradito il rafforzamento di Cesar Alierta nella telefonia mobile del Brasile. Gli spagnoli di Telefonica infatti controllano nel Paese carioca, in joint venture con Portugal Telecom, il primo operatore (Vivo) e con Telecom Italia il timore era che acquistasse un'influenza anche sul secondo operatore (Tim Brasil). Una minaccia per America Movil del finanziere messicano, presente nel Paese con il terzo operatore (Claro). Superato, in definitiva, lo scoglio dell'Anatel, gia' giovedi' si procedera' a girare le azioni di Olimpia ai soci Telco, la newco che avra' in pancia il 23,6% di Telecom Italia e partecipata al 42% da Telefonica, al 28,1% da Generali, all'8,4% da Sintonia e con il 10,6% ciascuno da Mediobanca e Intesa Sanpaolo.
Per Pirelli, invece, si trattera' di intascare per il proprio 80% di Olimpia un assegno da 3,3 miliardi di euro, un importo che in parte dovrebbe andare ad abbattere il debito della capogruppo (1,2 miliardi), in parte potrebbe andare al riacquisto del 39% di Tyre in mano alle banche (1 miliardo) e il restante alla distribuzione di un maxi dividendo o ad un piano di buy back per Pirelli & C..
Ai nuovi soci di Telecom Italia spetta il compito piu' difficile: individuare le strategie per il rafforzamento della compagnia telefonica sui mercati globali e risollevare il titolo della societa' che a Piazza Affari langue da tempo intorno ai due euro per azione, dopo essere anche sceso, nelle scorse settimane, sotto la soglia psicologica dei due euro.
Compito che spettera' al futuro vertice di Telecom Italia, con il balletto delle nomine che si aprira' ufficialmente con il closing dell'operazione anche se da tempo gli azionisti di Telco stanno verificando le proprie posizioni. Pasquale Pistorio, terzo presidente in poco piu' di un anno dopo Tronchetti Provera e Guido Rossi, potrebbe essere confermato, anche se il toto-nomine lo vedono insidiato da Franco Bernabe' (portato da Intesa Sanpaolo) e Gabriele Galateri che gode di una vecchia e consolidata amicizia con il patron di Telefonica, Cesar Alierta. Ha qualche possibilita' di conferma il vice presidente Carlo Buora, mentre e' dato di sicuro in uscita l'amministratore delegato Riccardo Ruggiero: in questo caso, i papabili sono Luca Majocchi, ad di Seat Pagine Gialle, e Paolo Dal Pino, ex amministratore delegato di Wind.
Si chiude una delle pagine piu' travagliate della storia della principale societa' italiana del settore. L'avventura di Telecom si e' aperta col tentativo di un accordo con il magnate australiano Rupert Murdoch che porto' in dote il cosiddetto 'piano Rovati' e lo scontro tra il Governo e l'ex presidente Marco Tronchetti Provera, conclusosi con le dimissioni di quest'ultimo nel famoso consiglio di amministrazione del 15 settembre 2006. Quindi, dopo il tentativo sfumato della vendita al duo America Movil-At&t, l'accordo per la cessione del 18% di Telecom Italia detenuto da Olimpia alla cordata racchiusa in Telco. Accordo raggiunto dopo un'intensa e laboriosa trattativa alla fine dello scorso mese aprile, a cui pero' non e' seguito il perfezionamento dell'operazione fissato nei contratti entro il 15 novembre prossimo.
A bloccare il closing, appunto, il via libera atteso dall'Authority brasiliana e in un primo momento previsto per il mese di agosto. Ma a frenare i commissari del Paese sudamericano, e' stato il tycoon messicano delle Telecom Carlos Slim, che non ha mai gradito il rafforzamento di Cesar Alierta nella telefonia mobile del Brasile. Gli spagnoli di Telefonica infatti controllano nel Paese carioca, in joint venture con Portugal Telecom, il primo operatore (Vivo) e con Telecom Italia il timore era che acquistasse un'influenza anche sul secondo operatore (Tim Brasil). Una minaccia per America Movil del finanziere messicano, presente nel Paese con il terzo operatore (Claro). Superato, in definitiva, lo scoglio dell'Anatel, gia' giovedi' si procedera' a girare le azioni di Olimpia ai soci Telco, la newco che avra' in pancia il 23,6% di Telecom Italia e partecipata al 42% da Telefonica, al 28,1% da Generali, all'8,4% da Sintonia e con il 10,6% ciascuno da Mediobanca e Intesa Sanpaolo.
Per Pirelli, invece, si trattera' di intascare per il proprio 80% di Olimpia un assegno da 3,3 miliardi di euro, un importo che in parte dovrebbe andare ad abbattere il debito della capogruppo (1,2 miliardi), in parte potrebbe andare al riacquisto del 39% di Tyre in mano alle banche (1 miliardo) e il restante alla distribuzione di un maxi dividendo o ad un piano di buy back per Pirelli & C..
Ai nuovi soci di Telecom Italia spetta il compito piu' difficile: individuare le strategie per il rafforzamento della compagnia telefonica sui mercati globali e risollevare il titolo della societa' che a Piazza Affari langue da tempo intorno ai due euro per azione, dopo essere anche sceso, nelle scorse settimane, sotto la soglia psicologica dei due euro.
Compito che spettera' al futuro vertice di Telecom Italia, con il balletto delle nomine che si aprira' ufficialmente con il closing dell'operazione anche se da tempo gli azionisti di Telco stanno verificando le proprie posizioni. Pasquale Pistorio, terzo presidente in poco piu' di un anno dopo Tronchetti Provera e Guido Rossi, potrebbe essere confermato, anche se il toto-nomine lo vedono insidiato da Franco Bernabe' (portato da Intesa Sanpaolo) e Gabriele Galateri che gode di una vecchia e consolidata amicizia con il patron di Telefonica, Cesar Alierta. Ha qualche possibilita' di conferma il vice presidente Carlo Buora, mentre e' dato di sicuro in uscita l'amministratore delegato Riccardo Ruggiero: in questo caso, i papabili sono Luca Majocchi, ad di Seat Pagine Gialle, e Paolo Dal Pino, ex amministratore delegato di Wind.
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