Con la videocamera verso una morte liberamente scelta
La sera del 17 febbraio, la Televisione Svizzera ha trasmesso un documento che ha creato scalpore prima ancora della sua messa in onda. Il filmato racconta di un medico di 56 anni affetto da sindrome maniacodepressiva dagli anni novanta, che sceglie di morire aiutato dall'associazione d'assistenza al suicidio Exit e si fa riprendere dalla tv nelle sue ultime settimane di vita.
Il servizio intendeva mostrare "il crinale su cui si muove l'aiuto al suicidio". Può fare impressione sapere che qualcuno accetti di rendere pubblica una situazione esistenziale così intima, di sicuro la tv in veste d'intermediario non è sfuggita all'accusa di sensazionalismo.
In realtà, il documento non è "urlato". Mostra un uomo intelligente deciso a morire. L'autore, Hanspeter Baeni, accompagna colui che è stato un medico e un imprenditore di successo a congedarsi dai suoi amici. E lo segue durante l'ultimo giorno mentre si reca in un bel ristorante con il suo migliore amico, visita una mostra di Picasso, e si fa accompagnare in taxi nel luogo dove morirà assistito da Exit. La scena della morte non si vede, solo dopo la bara caricata sull'autofunebre.
Nel filmato l'autore dà voce anche a chi contesta l'assistenza al suicidio per i malati psichici, interroga gli amici, intervista una rappresentante di Exit, e dunque inquadra il tema in una cornice complessa. Né gli si può rimproverare di voler indurre (involontariamente) all'emulazione, sebbene una simile conseguenza non la si possa mai escludere. Il filmato non si sofferma né sul vissuto né sulla malattia del protagonista.
Il servizio intendeva mostrare "il crinale su cui si muove l'aiuto al suicidio". Può fare impressione sapere che qualcuno accetti di rendere pubblica una situazione esistenziale così intima, di sicuro la tv in veste d'intermediario non è sfuggita all'accusa di sensazionalismo.
In realtà, il documento non è "urlato". Mostra un uomo intelligente deciso a morire. L'autore, Hanspeter Baeni, accompagna colui che è stato un medico e un imprenditore di successo a congedarsi dai suoi amici. E lo segue durante l'ultimo giorno mentre si reca in un bel ristorante con il suo migliore amico, visita una mostra di Picasso, e si fa accompagnare in taxi nel luogo dove morirà assistito da Exit. La scena della morte non si vede, solo dopo la bara caricata sull'autofunebre.
Nel filmato l'autore dà voce anche a chi contesta l'assistenza al suicidio per i malati psichici, interroga gli amici, intervista una rappresentante di Exit, e dunque inquadra il tema in una cornice complessa. Né gli si può rimproverare di voler indurre (involontariamente) all'emulazione, sebbene una simile conseguenza non la si possa mai escludere. Il filmato non si sofferma né sul vissuto né sulla malattia del protagonista.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti