Sabato 6 giugno 2026
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Vita media in aumento. Istat

U.E. - ITALIA
Notizia ·
L'Italia ha un livello di speranza di vita tra i piu' elevati in Europa, al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2, e la longevita' continua ad aumentare. La mortalita' infantile scende ancora - siamo a 30 decessi ogni 10mila nati vivi - come pure la mortalita' per incidenti da mezzi di trasporto dei giovani - 0,8 vittime ogni 10mila residenti - e quella per tumori maligni tra gli adulti (8,9 decessi per 10mila residenti). E' quanto emerge dalla terza edizione del 'Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2015)', presentato dall'Istat. Migliorano, rispetto al 2005, anche le condizioni di salute fisica, e prosegue la riduzione di fumatori e di consumatori di alcol a rischio. Fra le criticita', non migliora la qualita' della sopravvivenza e peggiora il benessere psicologico. Si conferma il trend crescente della mortalita' per demenze e delle malattie del sistema nervoso tra gli anziani (27,3 decessi per 10mila abitanti), soprattutto tra i grandi anziani. Il carico assistenziale che queste patologie comportano sulle famiglie e sui servizi socio-sanitari si riflette negativamente sulla qualita' della vita, non solo dei malati ma anche dei loro familiari.
Ancora diffusi stili di vita non virtuosi come la sedentarieta', che riguarda quattro persone su 10 - l'eccesso di peso - piu' di quattro su 10 - e un non adeguato consumo di frutta e verdura - piu' di otto persone su 10. Le donne, da sempre in vantaggio per la sopravvivenza, hanno una maggiore propensione alla prevenzione e stili di vita piu' salutari ma spesso sono penalizzate da patologie che comportano limitazioni nelle attivita' svolte abitualmente. Sono invece in crescita le differenze territoriali, con il Mezzogiorno che vede aumentare, anche per effetto della crisi, il proprio svantaggio nella speranza di vita (81,5 anni per il Mezzogiorno contro 82,5 anni per il Nord), nella qualita' della vita (55,4 anni di speranza di vita in buona salute per il Mezzogiorno contro 60 anni per il Nord), nella mortalita' infantile, nella salute fisica e psicologica e nei fattori di rischio legati agli stili di vita (sedentarieta', eccesso di peso e scorrette abitudini alimentari). Si mantengono marcate anche le disuguaglianze sociali negli stili di vita: le persone con titolo di studio piu' alto, a parita' di eta' godono di migliori condizioni di salute fisica e mentale e adottano generalmente comportamenti piu' salutari. 
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