Lunedì 8 giugno 2026
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Welby/Riccio. Gup: diritto a rifiutare cure e' inviolabile

U.E. - ITALIA
Notizia ·
"Al medico spetta solamente dare attuazione alla richiesta del malato, oppure disattenderla ove riscontrasse l'assenza delle condizioni". Scrive così il giudice dell'udienza preliminare Zaira Secchi, del tribunale di Roma, nelle motivazioni della sentenza che il 23 luglio scorso ha prosciolto l'anestesista Mario Riccio dall'accusa di omicidio del consenziente, il malato di distrofia Piergiorgio Welby.
L'ordinanza di 60 pagine ripercorre tutta la vicenda conclusasi la notte tra il 20 ed il 21 dicembre con l'interruzione delle terapie e la morte di Welby.

In un altro passaggio, il gup scrive: "Non risulta essere stata esercitata alcuna discrezionalità da parte dell'imputato, essendosi egli limitato ad eseguire con scrupolo e precisione la volontà del paziente, nonchè tutte le sue indicazioni, anche sotto il profilo delle modalità e dei tempi di attuazione".

Nei confronti di Riccio, comunque, venne disposto il "non luogo a procedere", perché quanto da lui eseguito non ha costituito reato "ai sensi dell'articolo 51 del codice penale", che esclude la punibilità se il fatto è compiuto "nell'adempimento di un dovere". Inoltre, continua il magistrato: "Il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari fa parte dei diritti inviolabili della persona e si collega strettamente al principio di libertà di autodeterminarsi riconosciuto all'individuo".
Piergiorgio Welby, affetto da una grave forma di distrofia muscolare, morì a Roma, nella sua abitazione, la notte tra il 20 ed il 21 dicembre 2006. L'8 giugno il gip di Roma Renato Laviola respinse la richiesta di archiviazione della posizione di Riccio, chiedendo all'ufficio dell'accusa di formulare un "capo di imputazione coatto" e chiedere il rinvio a giudizio del medico per il reato di "omicidio del consenziente".
Il procuratore Giovanni Ferrara e il sostituto Gustavo De Marinis, titolari dell'inchiesta, rinnovarono comunque la richiesta di archiviazione. Nei confronti di Riccio anche l'ordine dei medici ha disposto la completa assoluzione.

Nel provvedimento del giudice Secchi si ricordano questi passaggi della vicenda e si sottolinea, così come aveva fatto il tribunale civile che aveva respinto il ricorso di Welby a interrompere la terapia, "c'è una assenza di una legge specifica che regolamenti la materia, eventualmente imponendo in alcuni casi il trattamento obbligatorio all'individuo che lo rifiuti, il diniego di sottoporsi a cure o la loro interruzione rappresenta una facoltà riconosciuta all'individuo che non può essere negata o ostacolata, sempre che sia stato preventivamente accertato che la volontà del soggetto sia stata espressa liberamente e con piena informazione".

Alla luce di questo ragionamento, il gup sottolinea: "E' un falso problema quello attinente al bilanciamento del principio della libera autodeterminazione in materia di trattamento terapeutico con gli altri principi di rango costituzionale, come, ad esempio, quello alla vita od all'integrità fisica".

"I concetti espressi nella sentenza erano gia' sintetizzati nel dispositivo dello scorso 23 luglio: in presenza del diritto del paziente a rifiutare la cura tutte le terapie sono rifiutabili. Non esistono terapie che non si possono rifiutare perche' 'salvavita' e, al diritto del paziente, giustamente come dice il giudice, corrisponde il dovere del medico". Cosi' Mario Riccio all'ADNKRONOS.
"Credo che anche i 'negazionisti' dei diritti individuali e dei diritti civili dovrebbero prendere atto della sentenza - prosegue Riccio - anche alla luce della sentenza della Cassazione di due giorni fa sul caso Englaro, e accettare che nel nostro Paese, come accade in altri Paesi, esiste il diritto ad accettare o rifiutare le cure".
Secondo l'anestesista e' "lunghissima" la schiera di "tutti quelli che sostengono che una terapia non possa essere rifiutata o mettono in dubbio i diritti delle persone. Tutti i Paesi civili sono dotati di una legge in tal senso".
Riccio sottolinea inoltre che "la sentenza non ha niente a che vedere con l'argomento dell'eutanasia, cosi come la sentenza Englaro: anche in questo caso qualcuno ha voluto equivocare per creare confusione, sostenendo addirittura che la volonta' dei giudici fosse quella di dare il via libera ad atti di eutanasia in Italia".
Confusione che, secondo l'anestesista, "serve per mantenere un livello di ignoranza collettiva, utilizzando questa ignoranza per poter imporre le proprie idee. Addirittura abbiamo assistito al presidente del sindacato anestesisti Carpino che ha sostenuto che non c'e' certezza sullo stato vegetativo permanente, mentre e' una situazione clinica ben definita dai protocolli internazionali".
"Piuttosto che una brutta legge, tipo la legge 40 sulla fecondazione assistita, e' meglio affidarsi caso per caso all'ordinamento costituzionale - prosegue Riccio - peraltro queste sentenze dovranno avere un peso sulla discussione attualmente in Parlamento e al Senato sui testamenti di vita, perche' la sentenza Englaro ha chiarito in un passaggio, in maniera molto precisa, che non vi e' dubbio che la nutrizione artificiale sia una terapia. Va da se' che anche la ventilazione lo e'".
"Anche se in Senato in questo momento c'e' chi sostiene che vi sarebbero terapie mediche da non considerarsi tali - conclude l'anestesista - come la nutrizione, la ventilazione e qualche altra.
Discorso portato avanti dai negazionisti".

Sia il rinvio della Cassazione su Eluana Englaro che, ancor di piu', la cristallina sentenza su Piergiorgio Welby, confermano quella che come Radicali italiani e Associazione Luca Coscioni- andiamo dicendo da sempre, cioe' che in Italia esiste gia' un diritto, garantito dalla Costituzione, a decidere in piena liberta' e responsabilita' sulle proprie cure, eventualmente anche per la loro sospensione".
Lo afferma Marco Cappato, europarlamentare radicale, secondo cui "in questo diritto sono pienamente incluse la respirazione e la nutrizione artificiale, come anche il caso di Giovanni Nuvoli ha dimostrato, quando nemmeno il Vaticano ha osato chiedere l'alimentazione forzata , o denunciare medici e forze dell'ordine, o negare funerali religiosi".
E aggiunge: "ora che la Giustizia italiana sembra, pur con grandi e costosi ritardi, riconoscere la forza della legge e della Costituzione, il compito del Parlamento risulta piu' chiaro e limitato. Certo- chiude Cappato- serve una legge sul testamento biologico per rafforzare quel diritto, stabilendo garanzie al suo esercizio".
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